Italiamondo

Golpe in Turchia, i militari: "Abbiamo preso il potere"

Erdogan in fuga fa appello alla popolazione: "Resistete"

16 luglio 2016, 00:40

Chiudi
PrevNext
1 di 0

Colpo di Stato ad Ankara. L'esercito turco annuncia di aver preso il potere in Turchia «per ristabilire l'ordine democratico e la libertà», secondo quanto riferito dal corrisponde a Istanbul di Sky News e dalla tv Ntv. E' stata proclamata la legge marziale. Sono ore drammatiche nel Paese, con il pericolo di una guerra civile. I confini sono chiusi, i voli bloccati. 

In tarda serata tutto è cominciato con colpi di arma da fuoco ad Ankara, la capitale della Turchia, con carri armati per le strade della capitale e jet F16 che sorvolavano la città a bassa quota. Nel frattempo, a Istanbul l’esercito turco ha chiuso l’accesso a due ponti sul Bosforo e ha bloccato l'aeroporto.  
L’esercito turco ha chiesto alla popolazione di tornare nelle proprio case e hanno fatto irruzione nella tv di Stato, che ha sospeso le trasmissioni. Bloccato l'accesso ai social network

Il premier turco Binali Yildirim ha denunciato che un gruppo all'interno dell’esercito tenta un colpo di Stato: «Faremo tutto il possibile perché prevalga la democrazia. Il colpo di stato non riuscirà e i responsabili saranno puniti» e «pagheranno il prezzo più alto». Ma poco dopo l'esercito ha annunciato di aver preso il potere.
La Cnn turca ha riferito che il presidente Recep Tayyip Erdogan «è al sicuro», mentre su Twitter i media internazionali scrivono che nel quartier generale dell’esercito turco ad Ankara il capo di Stato maggiore sarebbe stato preso in ostaggio dai militari golpisti.

Erdogan ha parlato in tv in collegamento via cellulare, invitando i turchi a fare resistenza. Il sindaco di Ankara ha esortato la popolazione a scendere nelle strade. La situazione è confusa: arrivano notizie di scontri fra esercito e polizia; nella capitale e in diverse città si continua a sparare. Secondo fonti americane, Erdogan avrebbe cercato di fuggire in Germania ma gli sarebbe stato negato l'asilo politico.