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CRISI DI GOVERNO

Quattro ore non bastano, il Conte bis ancora non c'e': 'Strada in salita'. Oggi nuovo incontro M5s-Pd

27 agosto 2019, 08:49

Quattro ore non bastano, il Conte bis ancora non c'e': 'Strada in salita'. Oggi nuovo incontro M5s-Pd

«Strada in salita». Dopo quattro ore di vertice a Palazzo Chigi, le parole che filtrano dal Nazareno sembrano rendere le difficoltà del momento. Dalle 21 all’una si siedono per la prima volta a un tavolo non solo Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti, ma anche Giuseppe Conte e il vicesegretario Pd Andrea Orlando. Ma al termine di quello che secondo alcune fonti sarebbe stato un incontro in due tempi, con la presenza di Conte solo in una seconda fase, i Dem non danno il via libera finale alla riconferma dell’avvocato alla presidenza del Consiglio. E i Cinque stelle avvertono che «la pazienza ha un limite». 
Versione Pd: di nomi non si è parlato, è un problema di programmi, a partire dalla prossima manovra economica, su cui «emergono differenze». Versione M5s: gli esponenti Dem hanno «parlato solo di ministeri», altro che programmi, le correnti Pd fanno sentire il loro peso. Ciascuna delegazione alza la posta. La trattativa proseguirà in un nuovo vertice che dovrebbe tenersi alle 11 a Palazzo Chigi. 
Ci sono da sciogliere questioni di merito e di metodo, oltre che di nomi. Il Pd si presenta al tavolo con la richiesta ai Cinque stelle di non sottoporre la nascita del governo a un referendum su Rousseau, ma solo al voto dei gruppi parlamentari, per riportare in primo piano la democrazia rappresentativa. Una richiesta che in partenza appare difficilmente accettabile dai pentastellati. E poi c'è il tema della composizione della squadra di governo, a partire dal (o dai) vicepremier. L’ipotesi più accreditata è che ad affiancare Conte vada un solo vice del Pd, magari - sarebbe la prima volta di una donna - la vicesegretaria Paola De Micheli o il vicesegretario Orlando. Ma la discussione sarebbe ancora aperta, così come sul dicastero che assumerà Di Maio (non c'è dubbio che sarà ministro, rimarcano i pentastellati). Quanto a Zingaretti, dal Nazareno ribadiscono con fermezza che - nonostante le pressioni venute anche dai Dem - non entrerà al governo ma resterà in Regione. 
Il segretario Pd punta i riflettori sui temi: oltre che la prossima manovra economica, ci sarebbero problemi su sicurezza e giustizia. Solo dopo un’intesa programmatica, affermano i Dem, potrà arrivare il via libera a Conte, come premier del M5s in un esecutivo giallorosso. Ma i pentastellati sono tranchant: «E' un momento delicato e chiediamo responsabilità ma la pazienza ha un limite. L’Italia non può aspettare, servono certezze». 
Ma nonostante tutto entrambe le delegazioni fanno sapere che i leader affronteranno il nuovo round di incontri con «ottimismo».
Calenda, spettacolo indecoroso, Pd sotto schiaffo -  «Sono stato zitto, come promesso, fino all’inizio delle consultazioni. Ma ora basta. Lo spettacolo è indecoroso. Oggi iniziano e noi stiamo prendendo da giorni schiaffi da Di Maio e soci. C'è un democratico rimasto che si ribelli ai diktat su Conte e a un negoziato che non ha toccato un tema vero (ILVA, Alitalia, Tap, Tav, RDC, Quota 100..)?! #Basta. Partito Democratico». Così sui social Carlo Calenda.