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Brexit, l'Inghilterra dà l'addio a Erasmus. Scoppia la polemica, poi Londra 'frena'

09 gennaio 2020, 14:45

Brexit, l'Inghilterra dà l'addio a Erasmus. Scoppia la polemica, poi Londra 'frena'

Arrivederci Erasmus. Nelle ore in cui è arrivato il via libera definitivo alla Brexit, il parlamento britannico ha bocciato un emendamento che avrebbe garantito il rinnovo automatico dello storico programma di scambio tra studenti europei dopo l’uscita dall’Unione europea. Non è un addio, si è affrettato a precisare il governo di Londra bersagliato dalle critiche, ma quasi. Con il voto di ieri sera, oscurato dall’annuncio shock di Meghan e Harry, Erasmus+ (come si chiama da qualche anno) finirà nel calderone dei dossier da affrontare nei futuri negoziati con Bruxelles. In pratica, il girone infernale del periodo di transizione, quando ci saranno questioni ben più impellenti da risolvere. 
Il voto ai Comuni era atteso ed in linea con la promessa del premier Boris Johnson di mettere fine alla libertà di movimento dopo la Brexit. E tuttavia ha suscitato reazioni di protesta da entrambi i lati della Manica. Scatenando l’indignazione soprattutto di chi l’Erasmus l’ha vissuto e lo ricorda a distanza di anni come l’esperienza più formativa della propria vita. «Ho trascorso un anno incredibile a Friburgo nel 1999. Sono così arrabbiata che questa possibilità sia stata strappata agli studenti britannici», scrive Laura su Twitter. «Grazie all’Erasmus sono riuscita a studiare a Parigi e trovare il mio primo lavoro da giornalista. Ha trasformato la timida ventenne che ero...», racconta Ros. «L'Erasmus mi ha resa quella che sono oggi. Ho il cuore spezzato», dice la professoressa Tanja Bueltmann. 
Il governo britannico, prima per bocca del sottosegretario all’Istruzione Chris Skidmore, poi con un comunicato ufficiale, ha provato a placare gli animi. «C'è l’impegno a mantenere i rapporti accademici con l’Ue anche attraverso l’Erasmus+. Vogliamo assicurarci che gli studenti britannici e quelli europei possano continuare a beneficiare dei rispettivi sistemi educativi», è scritto nella nota dove tuttavia si precisa «se sarà nei nostri interessi farlo». Al programma partecipano anche Paesi non membri dell’Unione europea come Norvegia, Serbia e Turchia, oltre a Paesi partner che prendono parte solo ad alcune attività come Albania, Egitto, Israele, Russia. Ma non potendo usufruire dei fondi comunitari, i Paesi che decidono di aderire devono stanziare finanziamenti di tasca propria. Sarà «nell’interesse» del Regno Unito farlo? 
Da Bruxelles nessun commento sulla decisione, a larghissima maggioranza, dei Comuni. Lo scorso marzo, in prossimità della prima scadenza della Brexit e per fronteggiare un eventuale no-deal, il Consiglio europeo aveva adottato un pacchetto di misure d’emergenza che garantivano agli studenti Erasmus di concludere il loro percorso. Ma solo fino alla fine del 2020. Nessuno sa cosa accadrà alla scadenza del periodo di transizione. Tanto più che oggi con 330 sì e 231 no i Comuni hanno approvato in terza e definitiva lettura la legge attuativa sul recesso dall’Ue - la strada per il divorzio da Bruxelles è spianata. Il 31 gennaio il Regno Unito è fuori. 
La notizia di un primo stop al rinnovo dell’Erasmus ha suscitato reazioni polemiche anche in Italia. Sui 9 milioni di studenti che hanno partecipato al programma in circa trent'anni, 500mila erano italiani. E il Regno Unito è stato tra le cinque mete preferite. «Se dovesse essere applicata, la decisione della Camera dei Comuni sarebbe davvero miope e priverebbe le future generazioni di esperienze formative importanti», ha commentato la vice ministra all’Istruzione, Anna Ascani. «Dicendo addio all’Erasmus il Regno Unito scrive una pagina triste non solo per gli studenti europei», sostiene l’ex premier e leader di Italia Viva Matteo Renzi.

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