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Sono 11 le vittime accertate per il coronavirus in Italia, 322 contagiati

25 febbraio 2020, 08:33

Sono 11 le vittime accertate per il coronavirus in Italia, 322 contagiati

 E’ morta all’ospedale di Treviso la donna di 76 anni, positiva al Coronavirus, che era stata ricoverata oggi in rianimazione per complicanze respiratorie. Lo rende noto la Regione Veneto. Con la donna di 76 anni morta all’ospedale di Treviso ( ed altri tre ultraottantenni) salgono ad 11 le vittime italiane del coronavirus: 9 in Lombardia e 2 in Veneto 322 contagiati. Nei 322 contagiati totali sono comprese anche le 11 vittime e il ricercatore guarito e dimesso dallo Spallanzani. Attualmente risultano dunque 240 contagiati in Lombardia (comprese le 9 vittime), 43 in Veneto (compresa la vittima di Vò Euganeo), 26 in Emilia Romagna, 3 in Piemonte, 3 nel Lazio (i due cinesi allo Spallanzani e il ricercatore guarito), 3 in Sicilia, 3 in Toscana, uno in Liguria e uno in Trentino Alto Adige, nella provincia autonoma di Bolzano. Dei 322 contagiati, 114 sono ricoverati con sintomi, 35 sono in terapia intensiva, 162 sono in isolamento domiciliare.  "Il dato confortante è che anche i casi in Sicilia e Liguria sono sempre in collegamento con il cluster principale del Lodigiano. Conferma la giustezza della decisione di aver isolato questi territori". Così Angelo Borrelli in collegamento con La7

I comuni della zona rossa

I comuni che AL MOMENTO fanno parte della zona rossa sono tutti in Lombardia e Veneto:
Bertonico,
Casalpusterlengo,
Castelgerundo,
Castiglione D'Adda,
Codogno,
Fombio,
Maleo,
San Fiorano,
Somaglia,
Terranova dei Passerini,
Vò Euganeo.

Oltre a questi comuni, sono comprese anche le aree all’estero di diffusione epidemica definite tali dall’Organizzazione mondiale della sanità (al momento solo la Cina).

False notizie, denunciato un 58enne di Montecchio

Un 58enne di Montecchio Emilia (Reggio Emilia) è stato denunciato dai carabinieri di San Polo d’Enza per procurato allarme. Aveva diffuso su una pagina Facebook una falsa schermata del Televideo Rai con l’annuncio di tre reggiani contagiati da Coronavirus. Notizia non vera, che ha però alimentato il panico fra i cittadini della zona.

L'ospedale di Codogno il centro del focolaio nel Nord Italia

E’ ormai appurato che sia l'ospedale di Codogno, dove il 16 febbraio è arrivato una prima volta il paziente 1, il centro del focolaio del coronavirus nel Nord Italia. Una struttura importante con 13 reparti inclusa la terapia intensiva e l’unità coronarica. Da qui sono passati quasi tutti i contagiati lombardi, e anche tre in Emilia Romagna e uno torinese. 
E sull'ospedale ieri il premier Conte ha puntato il dito, dicendo che all’origine di uno dei focolai c'è stata la gestione «di un ospedale» non in linea con i protocolli. Affermazioni poi rettificate e che il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana respinge categoricamente: «Ritengo questa affermazione un errore e infatti il presidente Conte ha oggi stesso rettificato: l’ospedale di Codogno non ha commesso nessun errore, ha rispettato i protocolli del ministero e anzi, ha fatto un passo in più. Ed ecco perchè mi sono un attimino innervosito». Se dall’ospedale al centro delle polemiche si limitano a dire «non siamo autorizzati a rilasciare dichiarazioni», Codogno si stringe intorno a chi lavora nella struttura: «All’ospedale di Codogno sono degli eroi, lavorano ininterrottamente da giorni, so di una persona che è da venerdì in servizio in reparto con moglie e figli a casa che non la vedono da allora». «Ogni volta che sento un’ambulanza mi si stringe il cuore» aggiunge una paesana. «Sono stati eroici" concorda il prefetto di Lodi Marcello Cardona. 
E’ al pronto soccorso di Codogno che domenica 16 febbraio viene visitato e poi mandato a casa il paziente 1, il 38enne poi risultato positivo al coronavirus. «So che è stato fatto il terzo grado a chi lo ha visitato, per capire perchè sia stato lasciato tornare a casa, ma lui in quel momento - ha raccontato un infermiere - sembrava tranquillo, forse non pensava che a Codogno potesse arrivare una cosa del genere, comunque so che non aveva dato indicazioni particolari, a parte un viaggio a New York fatto a dicembre. Anche la famosa cena con l’amico rientrato dalla Cina è venuta fuori solo dopo. Comunque abbiamo capito che i contagi sono avvenuti al pronto soccorso». 
Il 38enne torna in ospedale due giorni dopo e la moglie in quel momento ricorda la famosa cena con l’amico tornato dalla Cina, che poi risulta non essere il famoso paziente zero, al momento non ancora trovato. A questo punto l’uomo viene sottoposto al tampone, che risulta positivo, così come quello della moglie. Il 38enne viene ricoverato e poi trasferito al San Matteo di Pavia mentre la moglie, incinta di 8 mesi, viene portata al Sacco di Milano. Le condizioni di lui, ricoverato in rianimazione, sono gravi ma stabili, mentre lei - incinta all’ottavo mese - «sta bene, ha fatto l’ecografia e la gravidanza procede bene, la bambina sta bene e la gravidanza arriverà a termine» come riferito da un amico della coppia. 
Tra i primi contagiati ci sono persone direttamente a contatto con il 38enne, a partire dalla moglie, e poi via via le persone incrociate al pronto soccorso (subito chiuso alla scoperta del virus), operatori sanitari compresi. Tutti hanno fatto il tampone e sono stati messi in isolamento, anche a casa. 
Del paziente1 sono poi stati ricostruiti gli spostamenti. Sportivo e dalla vita molto attiva, nei giorni prima di sentirsi male aveva giocato a calcio e corso gare podistiche: tutti quelli che sono venuti a contatto con lui sono stati contattati dalle autorità sanitarie. «Attualmente i ragazzi del Picchio Calcio sono stati sottoposti chi in ospedale chi direttamente a casa a tampone. Ad ora risultano 6 persone contagiate dal Virus" hanno fatto sapere i compagni di squadra, mentre a quelli della squadra avversaria non è stato fatto il tampone, così come ai compagni di corsa.

Oms: degli ammalati il 3% rischia la morte

«Dobbiamo ridimensionare questo grande allarme, che è giusto, da non sottovalutare, ma la malattia va posta nei giusti termini: su 100 persone malate, 80 guariscono spontaneamente, 15 hanno problemi seri ma gestibili in ambiente sanitario, il 5% è gravissimo, di cui il 3% (RPT: 3%) muore. Peraltro sapete che tutte le persone decedute avevano già delle condizioni gravi di salute». Così Walter Ricciardi dell’Oms in conferenza stampa alla Protezione civile a Roma.   «In Italia c'è una popolazione anziana e si spiegano così i tassi di mortalità del 2-3%. Gli anziani sono più fragili, lo vediamo con l’influenza. Da quest’ultima possiamo proteggerli con il vaccino; non essendoci il vaccino per il Coronavirus c'è la mortalità. L’unica maniera per proteggerli è circoscrivere i focolai come si sta facendo».  ha detto Rezza. "Un’epidemia in rapida escalation, ma non una pandemia». L’Oms spiega l’epidemia di coronavirus in Cina «sta rallentando». «È stato raggiunto un picco dei nuovi contagi, quindi c’è stata una stabilizzazione e ora si vede un calo dei nuovi casi», ha detto Bruce Aylward, capo della missione congiunta Oms-Cina sul Covid-19. «Tuttavia - ha aggiunto - bisogna vedere se il rallentamento proseguirà» e «bisogna continuare a lavorare velocemente per contrastare il virus per evitare una pandemia». «La Cina - sostiene l’Oms - ha affrontato in modo pragmatico un nuovo virus che fa molta paura e si diffonde velocemente. Hanno varato misure drastiche, mai viste in precedenza, per cercare di contenere la diffusione del virus». «Si sono mossi in modo estremamente rigoroso e organizzato», ha detto Aylward. 

Chi è stato nelle zone rosse negli ultimi 14 giorni in isolamento 

Tutti coloro che sono stati negli ultimi 14 giorni nelle zone 'focolaio' italiane - quindi nei 10 comuni lombardi e a Vò Euganeo - devono comunicarlo alla Asl che dispone la «sorveglianza sanitaria» e «l'isolamento fiduciario» nella propria abitazione. E’ quanto prevede la bozza della nuova ordinanza, di cui l’ANSA ha preso visione, che il governo sta mettendo a punto per uniformare i comportamenti delle regioni fuori dall’aera del contagio.

In Lombardia 240 casi

"28 nuovi contagi Lombardia che salgono a 240". Ha dichiarato l’assessore al Welfare di regione Lombardia Giulio Gallera nel corso del punto stampa a Palazzo Lombardia. 

Primo caso in Svizzera

«In Svizzera è stato segnalato il primo caso confermato di COVID-19 ed è in Ticino».  Il primo caso di coronavirus in Svizzera, un 70enne residente in Ticino, sarebbe stato infettato nell’area di Milano durante una manifestazione il 15 febbraio. Lo scrive oggi l’agenzia di stampa svizzera Ats-Keystone. I primi sintomi sono comparsi due giorni dopo, ha affermato Pascal Strupler, direttore dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), citato dall’agenzia. Da allora l’uomo è rimasto in famiglia ed ora è in isolamento in ospedale. 
Le persone che lo hanno contattato verranno testate e messe in quarantena per monitorarne le condizioni.(

Primo caso in Spagna: una donna italiana che vive a Barcellona. Tre tifosi del Valencia (che erano stati a San Siro) in quarantena

Le autorità catalane hanno confermato il primo caso di coronavirus in Spagna è a Barcellona, sottolineando che si tratta di una donna italiana di 36 anni residente in Spagna. Lo riportano i media spagnoli spiegando che la donna, appena rientrata da un viaggio in Italia tra Bergamo e Milano, ieri si era recata all’ospedale catalano con alcuni sintomi.  

Il Dipartimento di Salut della Generalitat ha confermato il primo caso in Catalogna. Lo scrive la Vanguardia. Si tratta del quarto caso di Covid-19 confermato in Spagna dopo i due segnalati alle Canarie e uno a Maiorca, tutti stranieri. Attivato il protocollo sanitario per l’uomo che, residente a Barcellona, aveva viaggiato negli ultimi giorni nel nord Italia. Il National Center for Microbiology eseguirà il secondo test di conferma nelle prossime ore. 
 Il governo spagnolo ha chiesto alla popolazione di affrontare con tranquillità la crisi del coronavirus e ha assicurato che agirà con «moderazione, proporzionalità e trasparenza» offrendo ai cittadini informazioni mediche e tecniche corrette in ogni momento. 
Il primo caso di coronavirus, rilevato sull'isola di La Gomera, è stato confermato il primo febbraio. Si tratta di un cittadino tedesco che era stato in contatto, in Baviera, con un collega che a sua volta era stato infettato da un dipendente che aveva contratto il virus a Wuhan. Il tedesco è stato isolato presso l’Ospedale Nuestra Senora de Guadalupe di La Gomera (Canarie) mentre diverse persone sono state messe sotto osservazione, anche se non manifestavano i sintomi del virus. 
A Palma di Maiorca, invece, il secondo caso è stato confermato il 10 febbraio. Si tratta di un cittadino britannico, residente a Maiorca con la sua famiglia, che è tornato il 29 gennaio da una gita sulle Alpi francesi dove probabilmente ha contratto il virus. Arrivato in Spagna è stato messo in isolamento presso l’ospedale di Son Espases. 
Il terzo caso è quello del medico italiano, proveniente dalla Lombardia, che è stato ricoverato presso l’ospedale universitario Nuestra Senora de La Candelaria, a Santa Cruz de Tenerife, isolato dal resto dei pazienti e sotto stretto controllo sanitario. Secondo il Diario de Avisos, circa mille persone dell’albergo (l'H10 Costa Adeje Palace) dove ha soggiornato l’italiano sono stati messi in quarantena o, per meglio dire, sotto sorveglianza delle autorità.  

Tre tifosi del Valencia che avevano partecipato alla trasferta di S.Siro per la partita di Champions Atalanta-Valencia hanno contattato i servizi sanitari spagnoli affermando di ritenere di avere i sintomi del Coronavirus. Lo riportano i media spagnoli. Il 10 marzo è in programma la gara di ritorno alla quale è prevista la trasferta di oltre tremila tifosi bergamaschi. Dal Generalitat Valenciana hanno precisato che i sintomi dei tre tifosi «sono ancora in fase di valutazione, adesso faremo un sondaggio epidemiologico». 

Primo caso di coronavirus in Liguria ad Alssio: isolamento obbligatorio per un hotel. Secondo caso a Spezia

Secondo caso di coronavirus in Liguria. A comunicarlo è la Regione Liguria. Da quanto si apprende, si tratta di una persona nello spezzino. 

Si tratta di una donna risultata positiva al test mentre si trovava ad Alassio, nel Savonese. Lo comunica la Regione. Secondo quanto si apprende, la donna è residente a Codogno. Un’ordinanza sindacale per ordinare agli attuali ospiti dell’albergo di Alassio hotel "Al Mare" e hotel "Bel Sit" di via Boselli, ai loro proprietari, nonchè ai loro dipendenti, dove è stata ospite la signora di 72 anni affetta da coronavirus, di rimanere in isolamento obbligatorio presso la stessa struttura. La misura si è resa necessaria dopo la notifica emessa e il ricovero della paziente al Policlinico San Martino di Genova per il primo caso di cononavirus registrato in Liguria. L'ordinanza del Comune di Alassio è stata preventivamente condivisa dall’assessore regionale alla Protezione civile Giacomo Giampedrone e da ALISA che stanno accompagnando tutta la struttura comunale nella gestione dell’emergenza. Oltre a questa ordinanza è in corso una fase di screening di tutti coloro i quali hanno soggiornato a vario titolo negli ultimi 14 giorni per la loro individuazione e successiva quarantena obbligatoria nelle loro abitazioni.

Conte: "Collaborare, collaborare, collaborare" e "L'Italia uscirà a testa alta"

Ci sono tre imperativi etici: collaborare, collaborare, collaborare». Così il premier Giuseppe Conte parlando del rapporto con le Regioni. «Non intendevo sopravanzare le competenze regionali. Ho fatto una riflessione sul sistema sanitario organizzato su base regionale, quindi il coordinamento va fatto con tutti. Stiamo lavorando fianco a fianco con tutti i presidenti, a livello nazionale e a livello territoriale», ha aggiunto. E anche: «Avevamo annunciato in sede di verifica una cura da cavallo, una terapia d’urto per l’economia: stiamo varando misure per il rilancio del sistema economico, l'emergenza coronavirus ci dà maggiore determinazione. Chiameremo a raccolta tutte le forze del Paese, dimostreremo agli occhi del mondo che da un’emergenza l’Italia può uscire a testa alta». 

Coppia di Codogno in quarantena in Val d'Aosta

Una coppia di Codogno, paese del Lodigiano «isolato» per l’emergenza Coronavirus, è stata messa in quarantena a Valtournenche (Aosta) dove stava trascorrendo le vacanze di Carnevale nel proprio alloggio. Il provvedimento, firmato dal sindaco Jean-Antoine Maquignaz, ha una durata di 14 giorni nei quali i due sono invitati a non avere rapporti con altre persone e a seguire le disposizioni in tema di profilassi stabilite dalle autorità sanitarie. La coppia è stata individuata a seguito di un’attività di controllo avviata dall’amministrazione comunale sia nelle strutture alberghiere sia nelle seconde case.

I ragazzi del Picchio Calcio

«Attualmente i ragazzi del Picchio Calcio sono stati sottoposti chi in ospedale chi direttamente a casa a tampone. Ad ora risultano 6 persone contagiate dal Virus». Lo comunica il Picchio Calcio, la squadra dilettanti dove gioca il paziente 1, il 38enne che si era recato al pronto soccorso di Codogno e poi risultato positivo al Coronavirus. 
Le persone che sono state a contatto con il paziente 1, che sabato 15 febbraio era sceso in campo con la sua squadra, e che hanno contratto il virus «non hanno sintomi e - rende noto la società - verranno curate da casa».

Turista di Bergamo in vacanza a Palermo, positiva. Salgono a tre i contagiati in Sicilia

 Sono 3 i contagiati in Sicilia da Coronavirus. Tutti fanno parte di una comitiva di turisti arrivati dalla Lombardia. Lo ha detto il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, nell’aggiornamento delle 18

E’ risultata positiva al coronavirus la turista di Bergamo in vacanza a Palermo che ieri sera è stata ricoverata nell’ospedale Cervello per i controlli dopo aver mostrato sintomi influenzali. Lo conferma la Regione siciliana che dice: «Abbiamo un sospetto caso positivo risultato tale all’esame del tampone». E’ stata disposta la quarantena per il gruppo di amici della donna e per le persone che sono state a stretto contatto coi turisti. Questo è il primo caso di coronavirus accertato nel Sud Italia.   Il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, dice: «Si tratta di una donna di origine bergamasca presente in Sicilia con una comitiva e arrivata a Palermo prima dell’inizio dell’emergenza in Lombardia». «Il campione esaminato al Policlinico di Palermo - ha aggiunto il governatore - verrà immediatamente inviato allo Spallanzani per ulteriori verifiche. La signora, che è stata posta in isolamento al reparto di malattie infettive dell’Ospedale Cervello, è pienamente cosciente e mi è stato riferito che non presenta particolari condizioni di malessere. Ringrazio tutti gli operatori perchè la macchina sanitaria regionale si è mossa con prontezza ed ha dimostrato di essere pienamente allertata. Al termine degli accertamenti daremo tutte le informazioni necessarie». La donna bergamasca risultata positiva al coronavirus a Palermo è stata isolata assieme al marito e l’esame di laboratorio per verificare il virus è stato ripetuto due volte. Dopo il risultato - spiega la Regione siciliana - sono stati isolati «tutti coloro che hanno avuto contatti ravvicinati con la coppia, ai quali è stato nella notte prelevato un campione salivare mediante tampone faringeo». «Abbiamo immediatamente informato - dice il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci - la task force nazionale e l'Istituto Superiore di Sanità per concordare le procedure da adottare. Siamo impegnati dalla notte a mettere in atto le procedure previste, che sono state immediatamente eseguite grazie al lavoro di questi giorni». Musumeci è in stretto contatto col sindaco di Palermo Leoluca Orlando e con il prefetto Antonella De Miro.

In mille in quarantena a Tenerife: due i contagiati

Mille persone in quarantena nell’hotel H10 Costa Adejie Palace, nella località di Adejie, dove si trovava alloggiato con la moglie il medico italiano risultato positivo al test del coronavirus a Tenerife. Lo scrive Diario de Avisos. 
Militari e forze dell’ordine impediscono alle persone presenti nell’hotel di uscire, così come al personale esterno di entrare nel complesso turistico.

 Sono due gli italiani contagiati dal coronavirus a Tenerife: è risultata positiva al test anche la moglie del medico contagiato e già isolato nell’ospedale di Candelaria. Lo riferisce la Efe.

Sospesi eventi e competizione in 5 regioni

Sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive «di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati». Lo prevede il testo del nuovo decreto attuativo sul Coronavirus che riguarda tutti i comuni delle regioni Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto e Piemonte. Resta consentito lo svolgimento di eventi e partite, nonchè allenamenti, a porte chiuse nei comuni diversi da quelli della zona rossa del contagio, dove invece lo stop è totale. 

Due casi in Toscana

Due casi di Coronavirus in Toscana confermati dal commissario Angelo Borrelli rendono per la prima volta tangibile l’emergenza sanitaria in questa regione e portano in ospedale un informatico di 49 anni di Pescia (Pistoia), reduce da tre giorni a Codogno (Lodi) dov'era andato per lavoro, e un imprenditore meccanico di 63 anni di Firenze, che a gennaio aveva fatto un viaggio a Singapore. In serata tuttavia la Regione Toscana, rimasta in attesa tutto il giorno, aspettava ancora la validazione dall’Iss per i due casi. 
Al Consiglio regionale l’assessore alla Salute Stefania Saccardi ha precisato che i due toscani sono stati trovati «debolmente positivi e attualmente sono in fase di conferma all’Istituto superiore di sanità». I casi sono emersi la notte tra il 24 e 25 febbraio. Adesso entrambi sono ricoverati in isolamento nel reparto di malattie infettive: il 49enne all’ospedale di Pistoia, l’altro all’ospedale di Ponte a Niccheri (Firenze). Le loro condizioni cliniche, spiegano fonti sanitarie, sono considerate «stazionarie e discrete». Intanto su familiari e le altre persone con cui hanno avuto contatti, in particolare nelle ditte dove lavorano, è in corso un’indagine epidemiologica della Asl, sia in Valdinievole - una quarantina di persone finora censite - sia a Firenze. Luoghi dove al momento non state prese dai sindaci misure specifiche a seguito di questi due casi. Risulta invece attivato l’isolamento precauzionale per i familiari, con monitoraggio Asl. 
L’imprenditore di Firenze abita e lavora in città. Ieri è arrivato in ambulanza all’ospedale del centro, Santa Maria Nuova, con sintomi influenzali e difficoltà respiratorie. Dopo gli accertamenti al pronto soccorso è stato trasferito a Ponte a Niccheri. Da Singapore era rientrato il 6 gennaio e sia la zona asiatica sia il periodo lasciano dubbi sulla ricostruzione del luogo dove possa aver contratto il virus. 
Più agevole invece è stato tracciare il 'percorsò per l'informatico 49enne, appunto Codogno dov'era stato per lavoro, una delle due aree-focolaio finora evidenti in Italia. Nella ricostruzione fatta in un vertice dei sindaci della Valdinievole è emerso che il 21 febbraio il 49enne era tornato in azienda, a Massa e Cozzile, poi si è messo in autoisolamento. Secondo quanto riferiscono il sindaco di Pescia Oreste Giurlani e conoscenti, l’informatico avrebbe avuto difficoltà sia a contattare il numero della Asl per le linee intasate sia la protezione civile. Solo tramite relazioni personali il 49enne ha potuto contattare le autorità sanitarie e farsi ricoverare. A Veneri di Pescia dove il 49enne abita non c'è nessun panico nè allarme da parte dei vicini. 
Tirano invece un sospiro di sollievo in Maremma dove i tamponi hanno dato esito negativo per padre, madre e nonna dell’infermiera trentenne di Sorano (Grosseto), che abita a Piacenza e che è rimasta contagiata. Una decina di giorni fa era andata a trovarli. A scopo precauzionale comunque i familiari restano in isolamento.

Sospesi i test per la patente

 In Emilia, Veneto e Lombardia sospesi anche gli esami per la patente di guida negli uffici della Motorizzazione civile di 14 province (Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Milano, Padova, Parma, Pavia, Piacenza, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza). Lo prevede il nuovo dpcm attuativo del decreto sul Coronavirus. A chi non potrà sostenere l’esame per la sospensione verranno prorogati i termini (anche del foglio rosa). Verrà stabilito anche «un numero massimo degli accessi giornalieri» agli uffici, che dovranno individuare «idonei spazi di attesa esterni». 

Se senza protezioni salta la visita diretta del paziente

 Gli italiani hanno capito e il triage telefonico con i medici di base sta funzionando. Quello che invece rischia di compromettere l’efficacia delle misure di contenimento del Covid-19 sono gli adempimenti burocratici, come le certificazioni di malattia per l’Inps, che prevedono la visita diretta del paziente. Visite che a tutt'oggi i medici di famiglia si trovano obbligati ad eseguire senza alcuno strumento di protezione. A denunciarlo è Silvestro Scotti, presidente della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg). 
«Nelle zone gialle e rosse il problema sono le certificazioni di malattia, che prevedono la constatazione diretta del medico, che in caso contrario incorrerebbe in un reato penale», spiega Scotti, che si chiede anche: «Se l’Inps ha bloccato le visite fiscali finchè i medici non avranno i dispositivi di protezione, perchè noi medici di famiglia dobbiamo continuare a farle, senza alcuna protezione?». Da parte sua Scotti ha deciso di fare ugualmente i certificati, senza visita, «dopo di che andrò ad autodenunciarmi. Non si possono esporre al contagio i medici di famiglia per un’azione amministrativa. Tra l’altro quelli di noi che ora sono in quarantena nelle zone colpite, non sono stati sostituiti». Di fatto i medici di famiglia «si trovano a mani nude sul territorio. Anche se le linee guida regionali lombarde sono ottime, di fatto mascherine, guanti e tute ancora mancano. Io stesso avevo provato a comprarli su Amazon, ma me li dava disponibili dopo il 20 marzo». I cittadini italiani hanno invece già mostrato di aver recepito le nuove indicazioni di non recarsi nello studio del medico di base, ma di consultarsi prima telefonicamente con lui. Tante le telefonate, gli sms e le richieste arrivate anche per whatsapp ai medici di famiglia, a cui è stato chiesto di allargare la reperibilità telefonica. In questa fase il problema vero, conclude Scotti, «non è la gravità dell’infezione, ma che è molto contagiosa e se colpisce una popolazione troppo ampia, i casi più gravi e complessi che si ammaleranno rischieranno di far saltare il sistema sanitario».

Rimborsi viaggi: dipende da caso a caso

I telefoni delle agenzie di viaggio, dei tour operator e delle associazioni dei consumatori ma anche quelli di hotel e vettori aerei sono «bollenti» in queste ore. Da una parte ci sono i clienti che si trovano costretti a cancellare viaggi perchè avevano come meta una delle cosiddette «zone rosse» per il coronavirus, poi ci sono quelli che da quelle zone dovevano partire (e non possono muoversi). Ma molti sono solo in preda al panico e chiedono la cancellazione di viaggi che non hanno diritto a rimborso o perchè diretti in zone che nulla hanno a che fare con il virus o perchè troppo avanti nel tempo. La presidente di Fiavet Ivana Jlenic chiarisce un pò di dubbi con l’ANSA, anche se la situazione è ancora in divenire e si attendono i decreti attuativi dei provvedimenti presi dal Governo per il contenimento dei contagi che sono limitati sia dal punto di vista territoriale (le zone rosse dove ci sono i focolai) che da quello temporale (14 giorni). «Ha diritto al rimborso o alla riprotezione (un pacchetto sostitutivo) - dice - solo il viaggiatore che ha un viaggio nelle zone rosse e ha in programma una partenza entro il 7 marzo, in tutti gli altri casi ci sono le solite regole e le solite penali». 
Per quanto riguarda i viaggi di istruzione il decreto legge dei giorni scorsi equivale a uno sconsiglio della Farnesina, dice la Jlenic, quindi si dovrebbe procedere in generale a rimborsi per cause di forza maggiore. «Ma per avere i dettagli ed essere più precisi - specifica - si deve attendere l'emanazione dei decreti attuativi». Ma anche in questo caso la presidente di Fiavet dice con forza: «Il Governo deve intervenire, le imprese turistiche (che muovono il 13% del pil di questa nazione) non possono essere lasciate da sole. I vettori aerei (quasi tutti stranieri, di nostro non c'è rimasto quasi nulla) devono essere messi dal nostro Governo nella condizione di dover provvedere ai rimborsi perchè non è ipotizzabile che tutto sia scaricato sulle imprese italiane, lo abbiamo già chiesto alla ministro De Micheli». 
Per quanto riguarda i Paesi stranieri, che hanno applicato restrizioni all’Italia, la presidente dice: «Su questi dobbiamo capire cosa c'è di vero e ufficiale, in questo momento come notizie si sta rincorrendo la qualsiasi. Prima di ingenerare il panico totale anche lì e bloccare definitivamente tutti gli spostamenti dei connazionali e creare altri gravi danni al settore, dobbiamo aspettare e avere le idee un pochino più chiare». 
«Poi andranno visti caso su caso - conclude la Jlenic - perchè ogni situazione ha le sue specifiche. E ripeto concentriamoci sui prossimi giorni. Chi vuole disdire viaggi di aprile aspetti un attimo perchè tutto potrebbe 'normalizzarsì. Non si può pensare di cancellare tutto tout court perchè non se ne esce più». 
Dice la sua anche il Codacons che nelle ultime 48 ore è stato sommerso dalle richieste di aiuto di consumatori: «E' gravissimo che compagnie aeree, portali di prenotazioni online e strutture ricettive rifiutino di rimborsare gli utenti che, per cause di forza maggiore, intendano rinunciano a partenze e soggiorni. Proprio per questo il Codacons - spiega il presidente Carlo Rienzi - sta preparando un facsimile di diffida attraverso il quale i consumatori chi si vedono negare i rimborsi possono, sulla base degli ultimi decreti del Governo e in virtù della situazione di forza maggiore determinatasi, diffidare gli operatori alla restituzione di quanto speso e chiedere alla Procura competente l’avvio di una azione penale per la possibile fattispecie di appropriazione indebita. Modulo che nelle prossime ore sarà pubblicato sul sito dell’associazione». Infine il Codacons ricorda anche il diritto dei tifosi ad ottenere il rimborso dei biglietti per lo stadio relativamente alle partite che saranno giocate a porte chiuse.

Blocchi e quarantene il mondo si chiude all'Italia

 Il grande malato improvvisamente siamo noi agli occhi del mondo. Tanto che perfino la Cina, attraverso l’organo di stampa del suo partito comunista, sale in cattedra per criticare la presunta risposta «lenta» adottata dall’Italia per fronteggiare l’emergenza legata al coronavirus. E il mondo chiude le porte: diversi Paesi hanno sbarrato le loro frontiere agli italiani e molti hanno stretto le maglie dei controlli sui connazionali, per paura che possano propagare il contagio. Fino ad arrivare alla quarantena imposta da vari Stati verso chi arriva dal nostro Paese. 
Gli Stati europei confinanti tuttavia hanno deciso di tenere aperte le frontiere, mentre il premier Giuseppe Conte ha tentato di rassicurare la comunità internazionale: «L'Italia - ha affermato il presidente del Consiglio - è un Paese sicuro, forse più sicuro di tanti altri. Sarebbe ingiusto che arrivassero limitazioni da parte di Stati esteri, non lo possiamo accettare». Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha dato indicazione alla Farnesina di convocare tutti gli ambasciatori dei Paesi esteri accreditati in Italia per dare loro «un’informazione corretta» sull'andamento del contagio sul nostro territorio. Iniziativa analoga da parte del ministro per gli Affari europei Enzo Amendola, che ha convocato gli ambasciatori di tutti i 27 Paesi Ue. 
Intanto però paradisi del turismo come le Seychelles e la Giordania - mete frequentatissime dagli italiani - ma anche l'Iraq hanno deciso per il blocco totale: non entra nessuno dall’Italia. Altri Stati, come il Kuwait, hanno sospeso i collegamenti aerei con il nostro Paese, mentre la compagnia nazionale bulgara ha cancellato tutti i voli da e per Milano. Altri ancora hanno optato per un ventaglio di misure di sicurezza che vanno dai controlli sanitari all’arrivo in aeroporto - gli ultimi a introdurli sono stati Egitto, Montenegro, Lituania, Ucraina, Moldavia e Cipro - fino ad arrivare all’imposizione di una quarantena, in particolare per i viaggiatori che arrivano dalle zone focolaio di Lombardia e Veneto. 
E’ il caso, quest’ultimo, della Gran Bretagna, che ha sancito un auto-isolamento di 14 giorni per chi proviene dal nord Italia e presenta sintomi di un potenziale contagio dal virus. Una quarantena che diventa obbligatoria in ogni caso per chiunque arrivi dai paesi lombardi e veneti isolati dal governo italiano. Una scelta analoga a quella adottata nei giorni scorsi dalla Romania. Lo Stato polinesiano di Samoa ha stabilito invece che i viaggiatori provenienti o in transito dall’Italia saranno ammessi nel Paese solo se avranno trascorso 14 giorni di quarantena in un Paese in cui non ci siano stati casi di coronavirus. Di fatto si tratta di un divieto di ingresso mascherato. E’ solo una raccomandazione invece quella dell’Islanda, che suggerisce di adottare un auto-isolamento a tutti coloro che arrivino da Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. 
Anche l’Ue ha preso misure per il proprio personale che ha visitato di recente l’Italia: lo staff della Commissione e del Parlamento passato per le zone rosse dovrà lavorare da casa fino a nuovo ordine. Negli Stati europei che confinano con l’Italia, tuttavia, «c'è fiducia sulle nostre misure», ha assicurato il ministro della Salute Roberto Speranza, che ha incontrato a Roma gli omologhi di Austria, Francia, Slovenia, Svizzera, Croazia e Germania: per ora tutti hanno promesso che non chiuderanno le loro frontiere. L’attenzione tuttavia resta alta: Parigi ha invitato i propri connazionali ad evitare viaggi nel nord Italia, Berlino ha raccomandato a chi ha viaggiato nel nord del Paese ed è entrato in contatto con persone di cui sia provata l'infezione a rimanere a casa per precauzione. E gli Usa hanno vietato ai militari americani di viaggiare nelle zone colpite dal virus.