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guardia di finanza

Scoperte vicino a Roma due case di riposo abusive, tre denunce

Ai Castelli, anziani in precarie condizioni e farmaci scaduti 

03 marzo 2020, 08:23

Scoperte vicino a Roma due case di riposo abusive, tre denunce

Erano ubicate all'interno di dimore signorili situate ai Castelli Romani nel caso di riposo abusivo individuato dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma nel corso delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Velletri. A gestirle due donne di 53 e 67 anni - con precedenti per fatti analoghi - insieme alla figlia di una delle due, di 43 anni, tutte denunciate all'Autorità Giudiziaria per maltrattamenti e violazioni alla normativa sanitaria. 
Le Fiamme Gialle della Compagnia di Frascati, prima di accedere nei due ospizi, hanno dovuto monitorare a lungo i due luoghi, protetti da imponenti recinzioni che impedivano la vista dall’esterno. Al momento dell’ingresso all’interno della struttura di Velletri, priva di qualsiasi autorizzazione amministrativa e sanitaria, i militari hanno trovato tre anziani in precarie condizioni di assistenza, mentre nell’appartamento di Albano Laziale, in pessime condizioni igienico-sanitarie, erano ospitate sette persone in età avanzata, una delle quali in un locale interrato, umido e privo di finestre. 
La situazione non era migliore per gli altri sei ospiti, le cui camere, sprovviste di riscaldamento, erano coperte di muffa. Una donna prossima ai cento anni e non autosufficiente, dopo una visita medica da parte del personale del 118 intervenuto sul posto su richiesta dei Finanzieri, è stata trasportata in un vicino ospedale per essere sottoposta ad accertamenti. Nelle due case di riposo sono stati rinvenuti medicinali scaduti, alimenti privi di tracciabilità ed avariati, nonchè personale non qualificato per la somministrazione dei farmaci previsti dai piani terapeutici rilasciati dai medici di famiglia. 
L’incasso delle due strutture, stando alla documentazione rinvenuta e alle dichiarazioni rilasciate dai parenti degli ospiti, si aggirava per ciascuna su circa 100mila euro l’anno. All’esito delle indagini i volumi d’affari generati saranno segnalati all’Agenzia delle Entrate, essendo le attività sconosciute al Fisco e responsabili di aver impiegato manodopera in nero. 

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