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4.492 nuovi contagi in Italia (62.013 i malati in totale), 712 morti e 999 guariti in un giorno

Gli Stati Uniti sono ora il Paese con più contagiati al mondo. No di Conte alla bozza di aiuti europei

26 marzo 2020, 18:19

4.492 nuovi contagi in Italia (62.013 i malati in totale), 712 morti e 999 guariti in un giorno

Sono 10.361 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 999 in più di ieri. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile nel corso della conferenza stampa alla quale anche oggi non è presente Angelo Borrelli, a causa di uno stato febbrile. Ieri l’aumento dei guariti era stato di 1.036. Sono 8.165 i morti in Italia  con un aumento rispetto a ieri di 712 (in un primo tempo era stato fornito il dato di 662, poi la precisazione dal Piemonte). Mercoledì l’aumento era stato di 683. Sono 3.612 i malati ricoverati in terapia intensiva, 123 in più rispetto a ieri. Di questi, 1.263 sono in Lombardia. Dei 62.013 malati complessivi, 24.753 sono poi ricoverati con sintomi e 33.648 sono quelli in isolamento domiciliare.  Sono complessivamente 62.013 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a ieri di 4.492. Mercoledì l’incremento era stato di 3.491. Il numero complessivo dei contagiati - comprese le vittime e i guariti - ha raggiunto i 80.539. «Da oggi alle 20 è aperto online l'appello per reclutare infermieri, all’indirizzo infermieripercovid.protezionecivile.it. Nei prossimi giorni speriamo di aggiungere un numero importante di infermieri per dare respiro ai colleghi sui territori». E’ in partenza tra mezzora dall’aeroporto di Pratica di Mare un aereo con il primo contingente di medici destinati a Bergamo, Brescia e Piacenza, reclutati con l’appello fatto in tutto il Paese, contiamo di dare continuità all’invio di medici nei giorni a venire. Lo ha detto in conferenza stampa il vice capo della Protezione Civile, Agostino Miozzo. «Le misure sembrano avere effetto, misuriamo quanto avvenuto 15-20 giorni fa. Importante non abbassare la guardia, rallenta la curva, nei prossimi giorni speriamo in una diminuzione sostenuta della casistica». Lo ha detto Ranieri Guerra, vice direttore vicario dell’Oms, in conferenza stampa alla Protezione civile. 

Coronavirus: picco si avvicina, crescita più lenta. L'epidemia ha messo radici in gennaio

 E’ ormai vicino il picco dell’epidemia di coronavirus in Italia, anche se la curva epidemica riduce la sua velocità molto lentamente, come testimoniano i dati che segnalano 62.013 malati, con un incremento di 4.492 rispetto a mercoledì e di 3.491 nel giorno precedente, per un numero complessivo di 80.539 comprese vittime e guariti. Il numero dei deceduti è salito a 8.165, 712 in più rispetto a mercoledì, il giorno precedente l’aumento era stato di 683. «Il picco è vicino, bisognerà vedere che cosa succede nelle prossime ore», ha osservato il fisico Giorgio Sestili, fra i curatori della pagina Facebook 'Coronavirus-Dati e analisi scientifiche». 
Cominciano a vedersi segnali incoraggianti: «Un’analisi, per esempio, mostra che si sta stabilizzando l’andamento del rapporto fra il numero dei tamponi positivi e il totale dei tamponi eseguiti, finora sempre in salita», ha detto ancora Sestili. Anche il numero dei decessi «non segna un balzo verso l'alto». 
Ottimista anche il direttore vicario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) Ranieri Guerra: «le misure sembrano avere effetto», ha detto nella conferenza stampa della Protezione civile. «Misuriamo adesso quanto è accaduto 15-20 giorni fa. Adesso - ha aggiunto - è importante non abbassare la guardia in un momento così critico, nel quale si vede un rallentamento della velocità di incremento della curva e nei prossimi giorni speriamo in una diminuzione sostenuta della casistica». 
Dello stesso avviso il vicecapo della Protezione Civile, Agostino Miozzo, per il quale «è importante che ci sia un rallentamento della curva, ma non possiamo aspettarci un’improvvisa diminuzione» e «dobbiamo osservare nei prossimi giorni gli effetti delle decisioni prese». Quanto all’incremento di circa mille casi positivi registrato rispetto a mercoledì, «l'ipotesi - per Miozzo - è che ci sia stato un accumulo di risultati di tamponi fatti nei giorni precedenti. Ma la cosa importante - ha aggiunto - è la velocità di incremento della curva che apparentemente sembra rallentare». 
Di certo non si deve abbassare la guardia ed è «fondamentale - ha detto Guerra - continuare la politica di isolamento domiciliare, a seconda delle condizioni dei pazienti. Per i pauci-sintomatici è fondamentale per allentare la pressione sugli ospedali. Ciò non vuol dire chiudere a chiave persone senza pensare alle loro esigenze. Serve un’assistenza domiciliare integrata, psicologica e di monitoraggio dei parametri vitali». 
Un altro tema di primo piano è la protezione del personale sanitario: «I livelli di contagio sono elevati e questo significa che il personale si è esposto in prima persona. Queste persone devono essere tutelate, non soltanto con dispositivi e mascherine ad hoc. Deve essere anche garantita loro la capacità diagnostica per capire se sono positivi. E che non vengano esposti alla possibilità di contagiare i loro pazienti». Fare i tamponi a medici e infermieri è importante, ha aggiunto, anche considerando che «quanto più precocemente si cominciano le terapie, più è positivo il risultato clinico». 
Sul fronte della ricerca, infine, nuovi dati confermano che l'epidemia da coronavirus abbia affondato le radici in Lombardia già in gennaio: all’indomani della pubblicazione della ricerca statistica che ne ha individuato le origini a partire dal primo gennaio, l’analisi dei dati genetici condotta dall’Università Statale di Milano indica il virus ha iniziato a circolare in modo nascosto già da fine gennaio in Europa e in Italia. 

Carte d'identità scadute valide fino al 31 agosto

Con una circolare indirizzata ai prefetti per evitare assembramenti negli uffici aperti al pubblico, la Direzione centrale per i Servizi Demografici dl ministero dell’Interno ha evidenziato che il decreto legge 18 del 17 marzo scorso «ha prorogato al 31 agosto prossimo la validità delle carte d’identità scadute, senza che rilevi la durata del periodo trascorso dalla data di scadenza, o delle carte in scadenza dopo l’entrata in vigore del decreto legge». 
La proroga riguarda sia le carte d’identità cartacee che quelle elettroniche. Rimane invece limitata alla data di scadenza del documento la validità ai fini dell’espatrio. 

Usa paese con più contagiati al mondo

Gli Stati Uniti sono ora diventati il primo Paese al mondo per casi di coronavirus: secondo i dati del New York Times sono 81.488, più di Cina e Italia, con 1.178 morti in tutto il Paese.

41 medici morti, lettera di protesta dell'Ordine

Assomiglia sempre di più ad un bollettino di guerra la lista dei medici che, sempre in prima linea nella lotta impari al Covid-19, ogni giorno perdono la vita a causa del contagio. Ad oggi si contano 41 vittime e 6.205 contagiati, ma è un dato destinato a crescere. I dispositivi di protezione individuale dpi continuano ad essere carenti o mancare del tutto ma ora i camici bianchi sono stanchi di attendere. Per questo la loro protesta approda sulle pagine della prestigiosa rivista scientifica British medical journal BMJ: «Chiediamo misure immediate - è il loro monito -. Subito test veloci e tamponi». 
A parlare a nome dei medici italiani è il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli che, nella lettera pubblicata su BMJ, lancia un appello. Precise le richieste dei medici: sbloccare immediatamente le forniture di dpi ed eseguire test a risposta rapida, seguiti da tamponi, in maniera sistematica a tutti gli operatori sanitari nel pubblico e nel privato che mostrano sintomi di infezione da Covid-19 anche lieve e in assenza di febbre o che sono stati in contatto con casi sospetti o confermati. La Fnomceo chiede dunque un doppio screening prima con test veloci validati e poi con tamponi settimanali, a tutela di sanitari e pazienti e per controllare l’andamento dell’epidemia. E poi, garantire finalmente adeguati dpi: «Continuano a scarseggiare o - scrive Anelli - ad essere centellinati in maniera inaccettabile nel bel mezzo di un’epidemia a cui pure l’Italia si era dichiarata pronta solo a fine due mesi fa». E proprio la questione dei dpi, dalle mascherine a visiere e guanti, continua a far discutere: nuove scorte sono state annunciate e sono in arrivo, ma intanto i medici sono costretti a fare i conti con una drammatica carenza che li costringe, non si stanca di ripetere Anelli, a «combattere a mani nude contro il virus». Problemi di produzione e approvvigionamento che hanno spinto la Procura di Torino ad aprire un’inchiesta sulla carenza di dpi per medici e infermieri. A sostegno della richiesta di adeguate protezioni è il direttore vicario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) Raniero Guerra, che ribadisce come gli operatori sanitari ne vadano assolutamente dotati. Quanto ai tamponi, «vanno effettuati su categorie mirate, oltre che, ovviamente - afferma - proprio sugli operatori della sanità». Misura che verrà attuata dalla Lombardia, dove da lunedì medici e infermieri controlleranno la temperatura e faranno i tamponi se hanno più di 37.5 di febbre. Quanto ad un utilizzo esteso dei tamponi sulla popolazione, ciò è ritenuto «inappropriato» da Guerra. E il ministro della Salute Roberto Speranza ha sottolineato che «sull'utilizzo dei tamponi i protocolli sono indicati dall’Oms, sui tamponi decide la scienza». Per il viceministro Pierpaolo Sileri, invece, «un numero di tamponi più alto è necessario almeno per tutti quelli che hanno sintomi anche lievi e per chi è stato in stretto contatto con soggetti positivi» e sono anche «necessari tamponi-sentinella a soggetti asintomatici che sono nelle zone dei focolai». 

Ue spaccata sulla crisi

Non è soltanto una distanza fisica quella che separa i 27 leader europei riuniti nel primo vertice di primavera in videoconferenza della storia. Le loro posizioni su come gestire la crisi economica innescata dalla pandemia sono sembrate più distanti che mai già in partenza, e nessuno è stato disposto a muoversi. Ad alzare la voce ci ha pensato il premier Giuseppe Conte, che ha rigettato la bozza di conclusioni comuni e lanciato un ultimatum all’Europa: «Dieci giorni per battere un colpo». Perchè se si pensa di usare gli strumenti del passato, con aiuti indirizzati ai singoli Stati, «non disturbatevi, ve lo potete tenere, perchè l’Italia non ne ha bisogno, facciamo da soli». 
In un’altra giornata buia per l’Europa, l’unica che ha fatto un passo avanti è stata Christine Lagarde, con la Bce che ha avviato il nuovo programma di acquisto di titoli da 750 miliardi di euro per l’emergenza pandemica, il Pepp, facendo saltare il limite del 33% agli acquisiti di debito di ciascun Paese. In sostanza, è una nuova spinta ai leader a mettere in campo qualcosa di nuovo come i Coronabond, perchè il Pepp, molto simile allo scudo anti-spread Omt ma non vincolato come esso all’attivazione del Mes, toglie ogni alibi a chi puntava sull'opzione Mes+Omt per i Paesi più in difficoltà. 
Mentre anche il G20 si è impegnato a fare «whatever it takes" per «minimizzare i danni economici e sociali, rilanciare la crescita e mantenere la stabilità dei mercati», l’Unione europea cerca di tradurre in azioni quell'intenzione ormai ripetuta da giorni. Le strade possibili non sono molte, e poco prima della riunione dei 27 leader, dal documento di conclusioni è sparito anche l’unico riferimento a qualcosa di concreto, cioè l'utilizzo del Mes. In teoria è un modo per non legarsi le mani ad un solo strumento e lasciare la porta aperta a tutto. In pratica, è la trasposizione nero su bianco di quella distanza talmente ampia che aveva impedito anche all’Eurogruppo di raggiungere un’intesa. 
La descrive chiaramente il cancelliere austriaco Sebastian Kurz: «Respingiamo una mutualizzazione generalizzata dei debiti», ha detto prima dell’inizio del vertice. E anche la Germania ha ribadito con tempismo la sua posizione: «Non ritengo che gli Eurobond siano lo strumento giusto», ha messo in chiaro il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, più o meno nelle stesse ore. L’Olanda e la Finlandia sono state altrettanto categoriche. Ricompattando il fronte dei rigoristi come non si vedeva dai tempi dell’austerità imposta alla Grecia. 
Da allora, molto sembrava essere cambiato: il 'mea culpà dell’ex presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker verso i greci e la dissoluzione della troika, l’apertura della Ue verso un orientamento di bilancio più espansivo e la disponibilità della nuova Commissione ad un approccio generale più flessibile sui conti pubblici. Ma, nel momento del bisogno, i nodi vengono al pettine: il Nord non si fida del modo di gestire i conti pubblici del Sud, ed esattamente come dieci anni fa non è pronto a mettere in comune risorse, tantomeno i propri debiti, facendo da garante a Paesi al di sotto della tripla A. 
«Ma nessuno pensa a una mutualizzazione del debito pubblico. Ciascun Paese risponde per il proprio debito pubblico e continuerà a risponderne», ha provato a spiegare Conte ai colleghi Ue. Ricordando che l’Italia «ha le carte in regola con la finanza pubblica: il 2019 l’abbiamo chiuso con un rapporto deficit/Pil di 1,6 anzichè 2,2 come programmato». Francia, Irlanda, Grecia, Portogallo e Lussemburgo hanno plaudito al messaggio di Conte, ribadendo l’appoggio già espresso nella lettera sui Coronabond che hanno firmato in nove. Ma, per ora, non è servito. Due settimane per elaborare proposte nuove su un’azione comune coordinata di bilancio: secondo quanto si apprende è la tabella di marcia che si sono dati i leader Ue nel vertice durato oltre sei ore.