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Record di guariti in Italia: sono 1.590. I nuovi positivi sono 1.648 (domenica, più del doppio). I morti, +812 (domenica +756)

30 marzo 2020, 18:21

Record di guariti in Italia: sono 1.590. I nuovi positivi sono 1.648 (domenica, più del doppio). I morti, +812 (domenica +756)

Sono complessivamente 75.528 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a ieri di 1.648. Domenica l’incremento era stato di 3.815, più del doppio. Il dato è stato fornito dalla Protezione Civile.  Sono complessivamente 75.528 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a ieri di 1.648. Domenica l’incremento era stato di 3.815, più del doppio. Sono 3.981 i malati ricoverati in terapia intensiva, 75 in più rispetto a ieri. Di questi, 1.330 sono in Lombardia, con un incremento rispetto a ieri di soli due pazienti. Dei 75.528 malati complessivi, 27.795 sono poi ricoverati con sintomi e 43.752 sono quelli in isolamento domiciliare. Sono 11.591 i morti, con un aumento rispetto a ieri di 812. Domenica l’aumento era stato di 756. Sono 3.981 i malati ricoverati in terapia intensiva, 75 in più rispetto a ieri. Di questi, 1.330 sono in Lombardia, con un incremento rispetto a ieri di soli due pazienti. Dei 75.528 malati complessivi, 27.795 sono poi ricoverati con sintomi e 43.752 sono quelli in isolamento domiciliare. Sono 14.620 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 1.590 in più di ieri. Il numero più altro dall’inizio dell’emergenza. «In Lombardia, in particolare, a Lodi e Bergamo, le zone più colpite, il numero di eventi respiratori infettivi per cui sono stati chiamati mezzi di soccorso della Regione, è marcatamente ridotto: rispetto al 14-15 marzo siamo alla metà di interventi sul territorio».

«Ognuno di noi deve rispettare le indicazioni delle autorità, dobbiamo seguire l’indicazione di rimanere a casa e uscire solo per lo stretto indispensabile, perchè solo rispettando queste misure riusciremo a sconfiggere il virus prima possibile». Lo ha detto il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli in conferenza stampa commentando il dato delle oltre 6mila denunce fatte ieri dalle forze di polizia agli italiani che hanno violato i divieti. «E' un comportamento che non va tenuto - ha aggiunto - bisogna evitare il contagio di altri persone». 

«Nella riunione del Comitato tecnico scientifico svoltasi stamattina è emersa la valutazione di prorogare tutte le misure di contenimento almeno fino a Pasqua. Il governo si muoverà in questa direzione». Lo afferma il ministro della Salute, Roberto Speranza. 

 Sanzioni nuove, abitudini vecchie. C'è una ristretta minoranza di italiani che non vuole proprio rassegnarsi a restare a casa - soprattutto in un soleggiato weekend primaverile - ed osservare il distanziamento sociale prescritto dalle autorità per contrastare la diffusione del Coronavirus. Succede così che, tra sabato e domenica, ben 11.700 persone siano state denunciate dalle forze dell’ordine per non aver rispettato il divieto di spostamento. Numeri in aumento rispetto a giovedì e venerdì, quando i denunciati erano stati rispettivamente 1.700 e 2.900. Complessivamente, dall’inizio delle misure restrittive, lo scorso 11 marzo, in 136mila sono finiti nei taccuini degli agenti. Nel periodo sono stati controllati 3,2 milioni di persone e quasi un milione mezzo di esercizi commerciali. 
La stragrande maggioranza dei denunciati è incappata nella nuova sanzione amministrativa che impone il pagamento di una cifra compresa tra 400 e 3.000 euro per chi viola le misure di contenimento: per chi, in sostanza, si trova a spasso senza averne necessità. Ci sono poi quelli che dovrebbero stare in quarantena perchè positivi al Covid o perchè sono stati comunque a contatto con contagiati, ma sono stati beccati in strada dalle forze di polizia: in 78 tra sabato e domenica. Loro rischiano il carcere da 1 a 4 anni per aver attentato alla salute degli altri cittadini, dopo la stretta dell’ultimo decreto. 
Una circolare del Viminale ha indicato che anche le polizie locali potranno accertare e sanzionare le violazioni ai divieti. 

 

«Anche in questa giornata i dati - con la sola eccezione dei deceduti, per i quali ripeto ancora per vedere un effetto serve un intervallo temporale maggiore - sono dati in linea con quelli degli ultimi giorni: calano i positivi, pur a fronte di tamponi non inferiori ad altri giorni, quello dei ricoverati in terapia intensiva non è più marcatamente alto come a inizio scorsa settimana». Così il presidente del Consiglio superiore di sanità (Css) Franco Locatelli in conferenza stampa alla Protezione civile.  I test sierologici sugli anticorpi serviranno «per determinare la diffusione del coronavirus e avere informazioni rilevantissime sull'immunità di gregge, usando le informazioni per elaborare strategie fondate su dati solide per far ripartire il paese, specie per le attività produttive. Prioritaria è la tutela della salute, ma bisogna contemperare gli aspetti di economia per evitare i problemi di una situazione economica difficile». «Stiamo andando nella direzione giusta e non dobbiamo minimamente cambiare strategia. Non sarà un processo di ritorno alla normalità dal niente al tutto, sarà graduale, ma l’obiettivo è riuscire a contenere la situazione adesso, prevenire ulteriori focolai epidemici, specie come quelli visti (al Nord, ndr) e ripristinare il più possibile un normale stile di vita».

l periodo compreso fra il 5 e il 16 maggio potrebbe vedere il possibile azzeramento dei casi di coronavirus in Italia. E’ quanto emerge dai calcoli statistici pubblicati dall’Istituto Einaudi per l’Economia e la Finanzia (Eief), basati sui dati forniti ogni giorno dalla Protezione civile. 
Sulla base dei dati del 29 marzo emergono inoltre delle stime per ciascuna regione, dalle quali emerge che il 6 aprile il Trentino Alto Adige dovrebbe essere la prima regione a vedere l'azzeramento dei casi, seguita il 7 aprile da Liguria, Umbria e Basilicata, e poi da Valle d’Aosta (8), Puglia (9 aprile), Friuli Venezia Giulia (10 aprile), Abruzzo (11), Veneto e Sicilia (14 aprile), Piemonte (15) Lazio (16), Calabria (17), Campania (20), Lombardia (22), Emilia Romagna (28), Toscana (5 maggio). 

Il bilancio dei morti per il coronavirus a New York sale a 1.218, con un aumento di 253 vittime nelle ultime 24 ore. Lo ha detto il governatore dello stato Andrew Cuomo.

Bloccati a bordo di una nave da 15 giorni e ora costretti a rimanere in cabina con acqua e cibo razionati, in attesa di essere sbarcati, mentre il virus si diffonde velocemente tra i membri dell’equipaggio. E’ l’incubo che stanno vivendo una decina di italiani che si trovano su una nave da crociera Royal Caribbean attualmente ancorata al largo delle Bahamas. Tra loro c'è anche Giovanna Salaris, una ragazza di Carbonia che vive da anni ad Arezzo e che lavorava come cropier a bordo. Adesso, come gli altri, ha paura per quanto potrà accadere nei prossimi giorni. 
«Non sappiamo quando e se potremo sbarcare - racconta Giovanna contattata telefonicamente dall’ANSA - tra i membri dell’equipaggio ci sono decine di persone contagiate: stiamo vivendo un incubo. Sono stati sbarcati solo i passeggeri e 300 membri dell’equipaggio - spiega - Chi come me è rimasto a bordo è bloccato in cabina, senza acqua in bottiglia e con il cibo razionato. Se dovessimo ammalarci in tanti non c'è la possibilità di curarci». 
L’odissea inizia il 15 marzo quando arriva lo stop alle crociere a causa del coronavirus. «Dopo due giorni abbiamo raggiunto Miami e sono stati fatti sbarcare i passeggeri - riassume Giovanna - Noi con l’equipaggio, oltre duemila persone, siamo invece rimasti a bordo. Lo stop doveva essere di 30 giorni ma poi è stato prolungato a 60 e sono state adottate alcune misure di sicurezza sulla nave: controlli della temperatura eseguiti da altri membri dell’equipaggio, ma senza mascherine e guanti. In quel periodo abbiamo continuato a pranzare negli stessi luoghi tutti assieme. L’unica cosa che veniva fatta era la disinfestazione delle aree». 
Il 24 marzo la nave, che intanto si era ancorata a largo delle Bahamas, torna a Miami per rifornimenti e per far sbarcare 300 membri dell’equipaggio. Ma non gli italiani. «Ci hanno detto che in Italia erano state avviate le restrizioni e non potevamo scendere, non c'erano voli disponibili - racconta ancora Giovanna - abbiamo contattato l’Unità di crisi e ci hanno detto che c'erano voli il 31 marzo e il 7 aprile. Abbiamo cercato di acquistarli, ma non è stato possibile: i nostri passaporti sono in mano alla compagnia e inoltre per sbarcare negli Usa ci vogliono permessi che noi non avevamo». A quel punto vengono riscontrati i primi due casi di coronavirus a bordo e scatta la quarantena. «I quattordici giorni scadevano il 29 - dice la giovane croupier - e adesso ne è stata avviata una seconda che finirà il 12 aprile. Non sappiamo se ci faranno scendere, e la paura aumenta perchè il virus potrebbe aggredire tutti noi. I casi sicuramente saliranno di numero». Le speranze di Giovanna sono riposte nei parenti in Italia. «Sono in contatto con l’Unità di crisi, mi auguro si trovi presto una soluzione». 

 Sono stati attivati 6 studi clinici e altri due hanno già avuto il parere favorevole dell’Aifa e a breve verranno attivati. Lo ha spiegato il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli soffermandosi in particolare su due studi farmacologici 
Il primo, ha detto, «è quello promosso dall’Oms per testare diversi approcci di terapia farmacologica, per prevenire la replicazione virale, uno studio a 'multibraccià, vale a dire con multipli di trattamento che arruolerà un numero di pazienti molto alto e che ci darà risposte solide, robuste e definitive sulle strategie farmacologiche da adottare». L’altro, invece, riguarderà direttamente i pazienti «che vengono gestiti domiciliarmente». 

 Hanno superato i 3.000 i morti per il coronavirus in Francia, secondo quanto reso noto dalla Sanità: nelle ultime 24 ore, 418 nuovi decessi hanno portato il totale a 3.024. Sale anche il numero di pazienti in rianimazione, con 424 nuovi malati per un totale di 5.056. I ricoverati sono in tutto 20.946, con un incremento da ieri di 1.592. I rientri a casa di pazienti guariti sono aumentati di 792 unità e sono ora in totale 7.923.

La perdita di olfatto e gusto sono assai frequenti e interessano circa un paziente su tre con Covid-19. Si tratta di disturbi che spesso vengono riportati già in fase precoce di malattia e colpiscono soprattutto i giovani e le donne. La conferma arriva da uno studio dell’università Statale, coordinato da Massimo Galli e accettato dalla rivista Clinical Infectious Diseases. 
La ricerca riporta la prima descrizione dei disturbi di gusto e olfatto come manifestazioni cliniche frequenti nei pazienti con virus Sars-Cov-2. Lo studio è stato condotto nel dipartimento di Malattie infettive dell’Ospedale Sacco in collaborazione con Andrea Giacomelli, Spinello Antinori, Stefano Rusconi, e il contributo di giovani specializzandi e medici impegnati quotidianamente nel fronteggiare la pandemia. «Abbiamo riscontrato questi disturbi in diverse categorie di pazienti, sia in chi ha avuto solo sintomi lievi, sia chi ha avuto un decorso più grave. In generale sono più frequenti nei giovani e nel sesso femminile», spiega all’ANSA Galli. Lui, come i suoi colleghi, oltre a raccogliere i dati tramite questionario dai pazienti ricoverati in ospedale, continua a ricevere decine di mail e chiamate di persone che stanno a casa e manifestano questi disturbi anche come unico sintomo di qualche rilievo, a volte accompagnato da un pò di febbre. «Non siamo ancora in grado di dire nulla rispetto alla possibile durata di queste alterazioni - conclude - Quello che ci sembra, al momento, è che chi è a casa e manifesta questi disturbi, si trovi già verso la guarigione, mentre in chi arriva in ospedale, dunque è più grave, presenta questi sintomi più nella fase iniziale".

I forni crematori di Firenze, Pisa e Siena hanno dato la loro disponibilità ad accogliere le salme provenienti dal Nord Italia di pazienti deceduti per il Coronavirus. 

Primo passo concreto in Italia verso il vaccino contro il coronavirus: sono cominciati i test preclinici di cinque candidati vaccini contro il coronavirus. Fanno parte degli ormai oltre 50 progetti allo studio in tutto il mondo per battere il virus responsabile della pandemia di Covid-19.  Sono i primi passi di una strada che si annuncia lunga e che richiederà un’attesa di almeno un anno, se non un anno e mezzo, considerando che dopo i test sugli animali i vaccini vanno sperimentati sull'uomo in tre fasi distinte per dimostrarne sicurezza ed efficacia, dopodichè bisognerà considerare i tempi necessari per la produzione su larga scala e la distribuzione. 

La Spagna stremata dal dilagare del coronavirus conta 812 decessi in un giorno per un totale di oltre 7.300 vittime. E con più di 85 mila casi supera la Cina, mentre politici e sanitari scrutano la curva dei contagi che indica una lieve riduzione nelle percentuali di incremento di morti e malati. 

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