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2.477 nuovi positivi in italia (in percentuale il dato più basso da un mese), ancora tanti morti: 760. Positivo il dato dei guariti: 1.431

02 aprile 2020, 18:32

2.477 nuovi positivi in italia (in percentuale il dato più basso da un mese), ancora tanti morti: 760. Positivo il dato dei guariti: 1.431

E’ ancora plateau. I numeri dell’epidemia di Covid-19 in Italia ci descrivono un trend che si sta infatti sostanzialmente stabilizzando di giorno in giorno, con la conferma di un rallentamento dei nuovi casi. Ma perchè la curva epidemica segni l’attesa inversione di tendenza, ovvero inizi ad evidenziare una sostanziale diminuzione di contagi, secondo gli epidemiologi bisognerà attendere almeno 1-2 settimane ancora. Solo dopo Pasqua, se non a maggio, si potrà dunque pensare all’avvio della 'fase 2' di riapertura del Paese, ma sempre, è il monito degli esperti, con estrema cautela e un criterio di gradualità. 
Da qualche giorno, ha sottolineato il commissario Angelo Borrelli alla conferenza stampa della Protezione civile, «cioè almeno dal 27 marzo, stiamo assistendo ad una serie di valori che si stanno stabilizzando».

Sono complessivamente 83.049 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a ieri di 2.477. Mercoledì l’incremento era stato di 2.937 I tamponi fatti oggi sono 39809, circa cinquemila in più di ieri. Quindi il dato è positivo perché pur essendo stati fatti molti più tamponi oggi, l'aumento dei malati è più basso: 1 malato ogni 8,5 tamponi fatti,  l'11%, ovvero il dato più basso da un mese a questa parte (l'altro ieri era stato 2.107 e ieri 2.937). Il numero complessivo dei contagiati - comprese le vittime e i guariti - è di 115.242. Il dato è stato fornito dalla Protezione Civile. Sono 4.053 i malati di coronavirus ricoverati in terapia intensiva, 18 in più rispetto a ieri. Di questi, 1.351 sono in Lombardia.  Degli 83.049 malati complessivi, 28.540 sono poi ricoverati con sintomi e 50.456 sono quelli in isolamento domiciliare.  Sono 18.278 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 1.431 in più di ieri. ono 13.915 i morti dopo aver contratto il coronavirus, con un aumento rispetto a ieri di 760. Mercoledì l’aumento era stato di 727. «Le donazioni sul conto corrente della Protezione civile sono arrivare a 101 milioni e 246 mila euro, una cifra importante, grazie alla generosità di grandi e piccoli donatori. Rispetto a ieri abbiamo speso altri 1,8 milioni, per un totale di 9,9 milioni, per acquistare ventilatori e dispositivi di protezione individuale (Dpi)», ha aggiunto il commissario Angelo Borrelli. «Il 61% del totale dei contagiati è in isolamento domiciliare senza sintomi o con sintomi lievi, numero cresciuto anche percentualmente, e si riduce il numero degli ospedalizzati». 

Nel caso in cui l’emergenza coronavirus durasse troppo a lungo, l’esame di Stato di terza media può prevedere l’eliminazione di una o più prove o la rimodulazione delle modalità di attribuzione del voto finale o la sostituzione dell’esame di Stato con la valutazione finale da parte del consiglio di classe, con specifiche disposizioni per i candidati privatisti, salvaguardando l’omogeneità di svolgimento rispetto all’esame dei candidati interni. Lo prevede la bozza del provvedimento che sarà all’esame del prossimo Consiglio dei ministri. 

«Almeno dal 27 marzo assistiamo a una riduzione degli incrementi per quanto riguarda ricoverati e terapie intensive; queste ultime oggi presentano un numero (di aumento) veramente contenuto, rispetto a ieri solo 18 persone (in più in terapia intensiva in Italia, ndr). Tutta una serie di valori che ci stanno stabilizzando. Non so dirvi se abbiamo iniziato la decrescita, dico che dobbiamo mantenere alte le misure, i comportamenti, basta un nulla per creare meccanismi repentini di riavvio del contagio. Preferisco rimanere con i piedi per terra». Lo ha detto il commissario Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione civile alla domanda sull'andamento della curva epidemica.

 Sono 1,66 milioni le richieste di indennità di 600 euro arrivate entro le 16 all’Inps dai lavoratori autonomi. Lo afferma l’Inps in un comunicato spiegando che nel complesso sono arrivate 1.996.670 domande per 4.448.630 beneficiari, comprese le domande di cassa integrazione, assegno ordinario, congedo parentale e bonus baby sitter.

Superata quota 10mila contagi da SarsCov2 tra gli operatori sanitari, mentre continua ad aumentare il numero dei morti. Ad oggi, sono 69 i camici bianchi deceduti e 23 sono gli infermieri. Numeri che preoccupano anche a fronte, denunciano vari sindacati medici, dello «sconcertante perdurare della mancanza di Dispositivi di protezione individuale Dpi» come le mascherine Ffp2, ma anche visiere e camici adeguati. 
Tra i contagiati il 20% circa sono medici ed il 52% infermieri. Molti operatori sanitari sono attualmente ricoverati in Rianimazione. Una situazione grave, afferma il maggiore sindacato dei medici ospedalieri, l’Anaao-Assomed. Ma come si spiegano così tanti contagi? Per una catena di errori di gestione, secondo l’Anaao. Innanzitutto, denuncia, «è mancata l'attuazione di quanto già scritto nei Piani Pandemici Nazionali (ultimo del 2006) e Regionali (2007): percorsi ed aree pulite/sporche con apposite zone filtro, sistemi di ventilazione a pressione negativa, docce per il personale, sanificazione». E poi: carenza di tamponi e Dpi, «una carenza coperta con norme di legge ad hoc con cui si è innalzata a dignità di Dpi la semplice mascherina chirurgica», ed anche l’esclusione del personale sanitario dall’isolamento fiduciario in caso di esposizione non protetta a Covid-19.  E proprio la carenza di protezioni, nonostante sia stato annunciato il prossimo arrivo di nuove scorte, continua ad essere una forte criticità denunciata da vari comparti medici. Le mascherine ad alta protezione sono carenti tra i medici di famiglia, ma anche tra gli operatori ed i medici del 118. «Non possiamo più andare avanti così, ci vogliono Dpi e screening per gli operatori. La carenza perdura in modo sconcertante», affermano in una lettera aperta Mario Balzanelli, presidente nazionale SIS-118, e Francesco Marino, segretario nazionale FIMMG 118. Il punto, avvertono, «anche alla luce dell’enorme diffusione della pandemia da parte di soggetti positivi asintomatici», è che «ormai non vi è intervento di soccorso effettuato da operatori 118 che possa considerarsi sicuro quando gli stessi operino senza Dpi idonei». Intanto, la situazione negli ospedali diventa di giorno in giorno più difficile ed una nuova emergenza si sta determinando nei Pronto soccorso (Ps), intasati da pazienti no-Covid. Si sta creando una «situazione emergenziale con i pazienti no-Covid in attesa di ricovero bloccati per 24-48 ore, aspettando i risultati dei tamponi», spiega il presidente della Società di medicina di emergenza-urgenza (Simeu), Salvatore Manca. Infatti, «necessariamente tutte le altre patologie devono seguire un percorso separato da quello per il coronavirus ed i reparti di degenza prima di accettare i ricoveri dei pazienti per traumi o patologie cardiovascolari e altro, pretendono l’esecuzione del tampone e il ricovero dovrebbe quindi essere successivo all’arrivo del risultato». una situazione insostenibile poichè, conclude manca, «Il Ps non è strutturato, come dotazione organica o spazi, per poter seguire per 24-48 ore i pazienti da ricoverare». 

"E' illusorio pensare che tra un mese avremo zero nuovi positivi. Va rafforzata la prevenzione. Servono linee guida chiare, anche perchè il test da solo non dà certezze". Così Francesco Boccia, ministro degli Affari regionali, all’aeroporto di Caselle Torinese, dove ha accompagnato a bordo di un aereo della guardia di finanza, 22 medici volontari che hanno aderito al bando della Protezione Civile per aiutare le regioni in difficoltà nella gestione del Covid-19. "E' una corsa contro il tempo, vogliamo triplicare o anche quadruplicare i posti in terapia intensiva in Italia, erano 5.624 e ora sono 9.200, e ne servono altri" aggiunge Boccia. "Presto arriverà liquidità alle imprese" anticipa. 

 Test sierologici per verificare l'immunità al Covid-19. In attesa della fase di allentamento delle misure di contenimento le Regioni si preparano ad affrontarla tentando di scovare chi ha sviluppato anticorpi. Dal Veneto a Puglia, le sperimentazioni stanno partendo o sono al via in gran parte del Paese. Lo scopo è quello di definire se una persona è stata colpita dal virus, anche inconsapevolmente, e quindi per un certo periodo di tempo è immune. Dati cruciali se si vuole ripartire. E per questo il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia è chiaro: «servono linee guida chiare e urgenti» per i test sierologici «perchè è illusorio pensare ad un mondo senza òpositivi tra un mese». Una richiesta che fa anche la Regione Lazio che infatti chiede «una strategia nazionale unica». Le Regioni intanto si muovono. Nel Veneto sono stati avviati test con i dipendenti della sanità e delle case di riposo. L’esame - che ha ricevuto la validazione delle Università di Padova e Verona - consiste in un prelievo del sangue per andare a cercare nei soggetti la presenza delle immunoglobuline, che possono indicare se c'è stata o meno l'immunizzazione. 
Nell’ultima frontiera, per battere il virus in tempi più rapidi, si è lanciata anche l’Emilia Romagna. Da Piacenza a Rimini, lo screening per il Covid-19 verrà effettuato su tutto il personale della sanità e dei servizi socioassistenziali. La Regione sta pensando al 'dopò pandemia: si farà un’indagine su un campione di popolazione per capire che percentuale di cittadini ha avuto l’infezione e non se n'è accorta. Anche la sanità ligure ha iniziato i test sierologici sul personale sanitario e gli ospiti delle Rsa. E nei prossimi giorni saranno coinvolti anche i donatori di sangue. E sempre per gli ospiti delle Rsa il Piemonte ha iniziato uno screening a tappeto col test sierologico. Una serie di monitoraggi sono in corso anche nelle Marche mentre in Puglia si è partiti dagli ospedali. «Siamo nella fase della validazione dei test, stiamo sperimentando diverse tipologie», spiega Pierluigi Lopalco, coordinatore scientifico della task force pugliese per l'emergenza. Ma c'è chi frena come la Lombardia. «Ci atterremo alla scienza», dice il governatore Attilio Fontana. Anche se a Pavia alcuni malati sono già stati curati con il sangue dei guariti, per l’assessore lombardo alla Sanità Gallera non è ancora il momento della mappatura sulla presenza degli anticorpi nelle persone, che avverrà solo a pandemia finita. Anche perchè «i kit che oggi sono a disposizione non danno risposte certe».  In generale la fase della somministrazione alla popolazione al momento sembra ancora lontana, in particolare al Sud, dove il numero di persone entrate in contatto con il virus al momento per fortuna è molto più basso. Favorevoli ai test, pronti a metterli a disposizione per i propri dipendenti, ci sono anche alcune grandi aziende italiane come la Ducati, che puntano a ripartire al più presto con la produzione in sicurezza all’interno delle proprie fabbriche. Una mano tesa alla sperimentazione arriva anche da alcune grandi aziende del Paese, come quelle emiliane. Nel consiglio di presidenza di Confindustria Emilia, dalla Voilàp del presidente Valter Caiumi alla Bonfiglioli Riduttori, e poi Ima, Datalogic, Euroricambi si sono detti disponibili a supportare questa e ogni iniziativa per superare anche l'emergenza. «E' urgente riavviare la produzione il prima possibile al massimo della sicurezza», spiega in un’intervista alla stampa locale l’ad di Ducati, Claudio Domenicali, spiegando come quella di sottoporre gli operai al test al momento dell’apertura sia «un’idea già condivisa, ma ovviamente aspettiamo il protocollo sanitario».

Il numero dei morti per Coronavirus nel mondo ha superato la soglia di 50.000, secondo il conteggio della Johns Hopkins University.

 In Francia, il totale dei morti negli ospedali a causa del Coronavirus è salito di 471 unità nelle ultime 24 ore, arrivando a 4.503: lo ha annunciato il direttore generale della Sanità, Jerome Salomon.  Il totale dei ricoverati è di 26.246 persone, di cui 6.399 in rianimazione, con un aumento di 382 pazienti rispetto a ieri.  Per la prima volta, come promesso nei giorni scorsi, Salomon ha comunicato le prime cifre raccolte dall’inizio dell’epidemia nelle case di riposo: si tratta di un conto «parziale» di 14.638 casi, con 884 decessi. 

«E' uno strazio. Questa malattia è una delle cose più brutte che possa succedere ad un familiare: spariscono e non li vedi più, non li puoi accompagnare per l'ultimo viaggio, non li puoi vedere quando mancano e non gli puoi fare un funerale. Non puoi tenere la mano a tua madre e non puoi fare niente». Fiordaliso ha raccontato così, alla Vita in diretta, il dolore per la morte della madre a causa del coronavirus, che aveva annunciato in mattinata in un tweet. 
«La cosa lacerante - ha aggiunto l’artista piacentina, collegata al telefono con il programma di Rai1 - è che mio padre non lo sapeva, glielo abbiamo detto stamattina, quando è rientrato dall’ospedale. La mamma è mancata il 19 di marzo, io non ho detto niente a nessuno. Papà ha 91 anni, ha il telefonino e gira su internet ed ero terrorizzata che qualcuno lo sapesse. Gli dicevo 'la mamma è stazionarià, perchè era anche lui da un’altra parte con la mascherina dell’ossigeno». Parlando del decorso della malattia, che ha colpito anche lei e sua sorella, dopo che la madre ha contratto il Covid-19, Fiordaliso ha aggiunto: «Mamma si è ammalata i primi di marzo, l’ho accudita per 5 giorni, poi è stata ricoverata, e il 19 l’ho persa senza più vederla. La mamma aveva 85 anni e non aveva nessuna patologia, stava bene ma era molto debilitata. Io che ho avuto questa malattia vi posso garantire che è molto dura. Mi sono ammalata io e mia sorella, i miei fratelli per fortuna no, ma abbiamo tenuto le distanze e ci tengo a dirlo: non uscite di casa».«E' uno strazio. Questa malattia è una delle cose più brutte che possa succedere ad un familiare: spariscono e non li vedi più, non li puoi accompagnare per l'ultimo viaggio, non li puoi vedere quando mancano e non gli puoi fare un funerale. Non puoi tenere la mano a tua madre e non puoi fare niente». Fiordaliso ha raccontato così, alla Vita in diretta, il dolore per la morte della madre a causa del coronavirus, che aveva annunciato in mattinata in un tweet.  
«La cosa lacerante - ha aggiunto l’artista piacentina, collegata al telefono con il programma di Rai1 - è che mio padre non lo sapeva, glielo abbiamo detto stamattina, quando è rientrato dall’ospedale. La mamma è mancata il 19 di marzo, io non ho detto niente a nessuno. Papà ha 91 anni, ha il telefonino e gira su internet ed ero terrorizzata che qualcuno lo sapesse. Gli dicevo 'la mamma è stazionarià, perchè era anche lui da un’altra parte con la mascherina dell’ossigeno». Parlando del decorso della malattia, che ha colpito anche lei e sua sorella, dopo che la madre ha contratto il Covid-19, Fiordaliso ha aggiunto: «Mamma si è ammalata i primi di marzo, l’ho accudita per 5 giorni, poi è stata ricoverata, e il 19 l’ho persa senza più vederla. La mamma aveva 85 anni e non aveva nessuna patologia, stava bene ma era molto debilitata. Io che ho avuto questa malattia vi posso garantire che è molto dura. Mi sono ammalata io e mia sorella, i miei fratelli per fortuna no, ma abbiamo tenuto le distanze e ci tengo a dirlo: non uscite di casa».

Ancora un balzo dei contagi a New York, con 92.381 casi accertati, ben 8.670 in più in 24 ore. I decessi sono almeno 2.373, 432 in più del giorno precedente. Sono gli ultimi dati del governatore dello stato Andrew Cuomo che ha parlato di 1.157 nuovi ricoveri nelle ultime 24 ore, per un totale di 13.383 persone ospedalizzate.

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