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CORONAVIRUS

Borrelli: 'A casa anche il 1° maggio? Credo di sì. Serviranno molte settimane'. Guerra (Oms): 'Il vaccino nel primo trimestre del 2021'

03 aprile 2020, 09:12

Borrelli: 'A casa anche il 1° maggio? Credo di sì. Serviranno molte settimane'. Guerra (Oms): 'Il vaccino nel primo trimestre del 2021'

 Dopo Pasqua e Pasquetta, anche il 1 maggio lo passeremo chiusi in casa? «credo proprio di sì, non credo che passerà questa situazione per quella data. Dovremo stare in casa per molte settimane». Lo ha detto il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli a 'Radio Anch’iò su Rai Radio 1 ribadendo la necessità di avere «comportamenti rigorosissimi». Il coronavirus, ha aggiunto, «cambierà il nostro approccio ai contatti umani e interpersonali, dovremo mantenere le distanze" per diverso tempo. 

In futuro dovremo abituarci a portare quotidianamente le mascherine? "E' uno scenario possibile, gli esperti della parte tecnico-scientifica ci diranno quali saranno le modalità operative della ripresa. Sicuramente le mascherine servono, ma servono soprattutto i comportamenti responsabili. Le mascherine sono ancora un problema, non per i sanitari perchè in queste settimane stanno arrivando carichi importanti dall’estero". Sul modello della cosiddetta fase 2 proposto da diversi accademici, basato sulla richiesta di tamponi a tappeto, indagini sierologiche e indagini demoscopiche sulla rete di contagi a cluster di popolazione, Borrelli spiega che "può essere un modello, ma la decisione va presa dagli esperti che stanno coordinando dall’inizio dell’emergenza la parte tecnico-scientifica. Il comitato tecnico istituito a supporto del ministero della Salute sta lavorando proprio su questo. Ieri in conferenza stampa mi è stata posta questa domanda, ho risposto che era prematuro pronunciarmi, sono gli esperti a dettarci la linea". La data del 16 maggio può essere quella giusta per iniziare la fase 2? "Se l’andamento non cambia, potrebbe essere, come potrebbe essere prima o dopo. Dipende dai dati. La situazione ora è stazionaria, dobbiamo vedere quando questa situazione inizia a decrescere. Non vorrei dare delle date, però da qui al 16 maggio potremo aver dati ulteriormente positivi che consigliano di riprendere le attività e cominciare quindi la fase 2". 

"La situazione attuale ci permette di respirare, soprattutto per quanto riguarda le strutture sanitarie e le terapie intensive, che si stanno alleggerendo di un carico di lavoro che ogni giorno era molto più forte e comportava sacrifici straordinari per trovare nuovi posti di ricovero e cura. Si tratta di una situazione che ci permette di gestire l’emergenza con minore affanno. Questo perchè sono stati posti in essere comportamenti che assolutamente devono permanere". Ai microfoni di Circo Massimo Radio Capital il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli commenta il trend degli ultimi giorni sull'emergenza coronavirus. "Bisogna andare avanti con il massimo rigore - aggiunge Borrelli - anche la circolare del Viminale di fatto non sposta i termini dei comportamenti. Dobbiamo fare attenzione per evitare che la catena dei contagi ci sfugga di mano. L’ora d’aria per i bambini non è autorizzata, è una misura non ancora operativa, bisogna rispettare le regole di prudenza e stare in casa". 
Su alcune polemiche tra Esecutivo nazionale e Regioni, Borrelli osserva a Radio Capital che "il governo centrale ha garantito le risorse per l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale necessari per superare l’emergenza. Sarebbe stato un guaio se il governo nazionale e il dipartimento della Protezione Civile avessero attratto a sè ogni competenza in materia di acquisizione di dispositivi di protezione individuale. Nell’ordinario queste attività sono garantite dalle regioni, perchè la sanità è regionale. Nel momento dell’emergenza, è intervenuto il Dipartimento della Protezione Civile ma sono stati anche incaricati i presidenti delle regioni di poter acquisire direttamente con risorse a carico dell’emergenza tutto quello che era necessario. E’ evidente che ci vuole soprattutto nella gestione dell’emergenza una regia unitaria, forte, condivisa e coesa, ci sarà da ripensare al modello organizzativo, ma questo attiene alle scelte politiche, io sono un tecnico".
Riguardo la difficoltà di reperire le mascherine, Borrelli aggiunge che "abbiamo avuto un’esplosione della domanda di mascherine, soprattutto ad uso chirurgico. Credo che la domanda sia cresciuta di 20-30 volte, siamo arrivati a 100 milioni di mascherine al mese come fabbisogno del sistema sanitario. Tutto questo con una realtà nazionale che non aveva la capacità produttiva, non si producevano in Italia, non c'era abbastanza mercato. Si tratta di far parte una produzione nazionale. A questo sta lavorando il commissario Arcuri, continuando nella ricerca dell’importazione di mascherine dall’estero, soprattutto sulla base di on accordi bilaterali realizzati con la Cina". Infine sul rischio di un’ondata di ritorno, "siccome c'è questa possibilità, soprattutto per quelli che non sono stati colpiti, bisogna usare misure precauzionali forti - conclude Borrelli - per questo non voglio sbilanciarmi su aperture e modalità". 

Salgono a 71 i medici deceduti

Continua ad allungarsi la lista dei medici deceduti per l’epidemia di Covid-19. Il totale, si apprende dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici, sale oggi a 71 con altri tre decessi. I medici deceduti sono Gennaro Annarumma, Francesco Consigliere (medico legale) e Alberto Paolini. 

L'opinione dell'esperto dell'Oms sul vaccino

- «Credo che il lieto fine arriverà quando avremo un vaccino. La mia speranza è che arrivi nel primo trimestre dell’anno prossimo» e «per darlo a tutti si percorrerà la strada della licenza su brevetto, come avviene per tutti i farmaci risolutivi». Lo afferma Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto Oms e componente del Comitato tecnico scientifico sull'emergenza coronavirus, in un’intervista pubblicata su Mattino e Messaggero. 
In Italia «la situazione è ancora complicata. Il messaggio è sempre lo stesso, tenere duro con le misure di distanziamento sociale finchè non c'è un abbassamento ben più significativo della curva dei contagi. Non c'è altro modo», evidenzia Guerra. «A nord piano piano i numeri iniziano a calare, ma è troppo presto per dirci fuori dall’emergenza. Anzi sarebbe grave pensarlo. Al sud c'è stato più tempo per prepararsi e mi pare che la situazione stia tenendo». 
Per avviare una nuova fase, «bisognerà contare quelli che effettivamente hanno avuto contatto col virus e sono in condizione di sieropositività, che in questo caso è una situazione favorevole, perchè vuol dire che hanno sviluppato una condizione di immunità», spiega Guerra. «Al momento l’immunità post virus sembra reggere. Chi ha avuto un contatto, anche se asintomatico, ha sviluppato una risposta degli anticorpi può tranquillamente tornare al lavoro. Ma bisogna fare test e la tecnologia che abbiamo in questo momento non è meravigliosa». 
Guardando all’estero, «le misure da prendere sono quelle che ha preso l’Italia, si cerca di raffinarle in una situazione internazionale dove purtroppo continua a esserci più competizione che solidarietà», rileva Guerra. «Il problema è che di materiali e tecnologie non ce ne sono abbastanza per tutti. Abbiamo visto la piaga infinita degli acquisti internazionali delle mascherine. Per i tamponi lo stesso, mancano i reagenti. Per quanto riguarda i test, anche lì tra poco si scatenerà una guerra mondiale per accaparrarseli. E’ una situazione veramente bizzarra in cui l’Europa si sta frantumando».