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CORONAVIRUS

Parmitano: "L'isolamento è come una missione nello spazio: un contributo all'umanità"


 

di Katia Salvini -

13 aprile 2020, 10:22

Parmitano: "L'isolamento è come una missione nello spazio: un contributo all'umanità"

 Il 6 febbraio Parmitano è tornato sulla terra dopo sette mesi in orbita.  Ora  si trova a Houston, dove vive da anni,  e ci ha svelato  al telefono  le strategie degli astronauti per affrontare la vita in «clausura»

 

In questo periodo di isolamento, secondo lei, non stiamo vivendo proprio come su una navicella spaziale?
In un certo senso sì, sono d’accordo. Ma c’è una  grandissima differenza come punto di partenza: quando un astronauta si prepara ad andare in orbita lo fa con la consapevolezza delle restrizioni che lo aspettano. E quindi limita  le aspettative di libertà di movimento: è un approccio mentale molto diverso perché è qualcosa di desiderato e quello è il prezzo da pagare. Poi di fatto le restrizioni di movimento e di libertà sono le stesse, quindi se il punto di partenza è diverso, il punto di arrivo è esattamente lo stesso.

Quindi, quello che ci è mancato è la preparazione. Fisica e psicologica. C'è qualcosa che possiamo fare, anche se siamo già in mezzo al guado?
 Come dicevo, è assolutamente necessario  cambiare le proprie aspettative per limitare le delusioni e le conseguenze delle delusioni. In questo momento stiamo tutti cercando di capire quanto durerà  questo periodo di isolamento forzato. Invece dobbiamo concentrarci non sul quando ma sul perché.  La permanenza a bordo è il modo in cui un astronauta contribuisce all’evoluzione  del progresso della scienza sulla terra. La nostra reclusione forzata invece è il nostro modo di contribuire alla circoscrizione di questo contagio terribile. La nostra motivazione deve essere la consapevolezza che stiamo contribuendo a limitare i danni, stiamo chiudendo la porta a questo virus per poterla riaprire alla vita e alla bellezza quando sarà il momento.
Quali sono le strategie che aiutano a gestire la vita in spazi ridotti come su un'astronave?
Bisogna progettare la giornata. Perché questo è quello che ci spinge ad alzarci la mattina con energia, con la voglia di muoversi, di fare. Forse io l'isolamento lo vivo da privilegiato perché qui a Houston, dove abito,  le case sono molto grandi, anche le cosiddette quattro mura non danno un senso di costrizione.  Ma ognuno può riuscire ad avere  progetti quotidiani, dei piccoli progetti  realizzabili che ci possono dare la soddisfazione di mettere quel marchio: ok questo l’ho fatto. Una strategia insomma che aiuta a non subire passivamente questa specie di prigionia in casa  
Anche riscoprire passioni dimenticate, o nuovi interessi...
Esatto.  Capisco benissimo  tutti quei miei connazionali che in questi giorni hanno riscoperto la passione per la cucina. O altri interessi per rimettersi in gioco su aspetti culturali che appartengono tutti alla nostra storia. La soddisfazione che si può avere dal cucinare un piatto gustoso benfatto è assolutamente simile a quella che si può provare creando un opera d’arte. Sarà la  motivazione per continuare ad alzarsi presto la mattina e per mantenere un ritmo circadiano corretto che fa bene alla salute. 

Anche il ritmo sonno-veglia infatti può essere compromesso da una vita sedentaria e al chiuso... 
È sicuramente diverso dormire in orbita rispetto alla terra, però quello che ci aiuta e  seguire degli orari. Se noi conteniamo ad alzarci presto la mattina, dopo 16-18 ore di lavoro  il nostro corpo sarà stanco sia fisicamente che mentalmente e sarà in grado di addormentarsi. È vero che ci sono comunque delle ansie, dei pensieri in più che probabilmente circolano nella mente, però ci sono dei piccoli accorgimenti che possiamo mettere in pratica. Tutti abbiamo delle finestre, dei balconi dove dedicarci un momento di sole, di luce. È quello che abbiamo a disposizione, ma aiuta.  
E poi ci sono altri pericoli dietro l'angolo: i disordini alimentari, l'aumento di peso... 
Anche in questi tempi di costrizione è possibile fare attività fisica: basta un asciugamano per terra per fare tanti esercizi a corpo libero che permettono non solo di bruciare calorie,  ma anche rilascio di endorfine che ci fanno sentire meglio. E poi approfittare per dedicare del tempo all’introspezione leggendo un libro, ascoltando della musica, pensando, stimolandosi in tutti modi possibili. Cercando di non farsi ubriacare dal flusso continuo di informazioni, avere l’intelligenza per quanto possibile di filtrare, di guardare un sito, una notizia con criticità. 
Anche una dieta sana può aiutare... a proposito, una domanda "partigiana" gliela devo fare: nonostante le sue origini sicule, il parmigiano rientra nella sua dieta di astronauta?
Sì, certo! È un alimento  apprezzatissimo in famiglia, ma anche dai miei colleghi.  Nel 2013 fu portato a bordo da Mike Hopkins  e gustato da tutto l'equipaggio.
È più difficile la gestione del tempo o quella dello spazio? Noi stiamo perdendo la primavera...
Io ho passato tutta l’estate del 2013 al 2019 in orbita guardando la terra consapevole del passaggio della bella stagione. Da siciliano, da amante del mare, sentivo molto la mancanza di quelle sensazioni fisiche come la brezza, i profumi, il sale sulla pelle, tutte cose che mi danno gioia e  consapevolezza di me stesso. Tutto questo mi costringeva a pensare a quello che non avevo. Ma nello stesso tempo mi portava a considerare quello che avevo e che avevo scelto. 
Intende il bicchiere mezzo pieno...
Non solo. Ci sono due cose che vanno considerate: la prima è che la privazione non vuol dire assenza. La notte non vuol dire che non esiste più la luce del giorno, significa semplicemente che si deve aspettare. E la speranza è proprio quello, vuol dire avere la consapevolezza che c’è qualcosa davanti. Oggi  possiamo sperare che questa reclusione dovrà finire, e finirà. Finirà in tempo per la primavera? Non lo sappiamo. La primavera comunque è  là fuori, non è scomparsa, resta lì.
E la seconda?
 La seconda è  che per essere consapevoli della gioia è necessario interiorizzare in qualche modo anche la tristezza, quindi utilizzarla come uno strumento di crescita.  Come nella poesia "Il sabato del villaggio" l'attesa amplifica la gioia di quello che sarà il ritorno alla vita. Come  il pescatore in apnea che prende un grandissimo respiro dopo essere ritornato in superficie. Dopo la notte ci sarà ancora un’alba e un’altra alba dopo quel giorno, che sarà poi seguita da una notte.

Altro capitolo che voi astronauti conoscete molto bene: convivenza forzata. Come uscirne "vivi"?
L’unico suggerimento che posso dare è che  bisogna preservare degli spazi privati, ovvero concedersi e ricercare dei momenti privati assolutamente dedicati a se stessi, anche di isolamento virtuale, ad esempio ascoltando della musica o leggendo, ma che sia un vero isolamento voluto in uno spazio privato. Noi a bordo nella stazione internazionale siamo tutti assolutamente consapevoli del fatto che le nostre cuccette, che sono piccolissime, quasi  un box doccia, sono uno spazio sacro, impenetrabile. Tutti noi ne abbiamo bisogno perché tutti  abbiamo un momento di difficoltà,  un momento di tristezza, anche d’intolleranza ed è importante rifugiarsi in quei piccoli spazi per proteggere se stessi e che ci sta intorno. Nessuno è perfetto o forse siamo tutti perfetti nelle nostre imperfezioni: comprendere le curve gli spigoli della nostra personalità ed esserne consapevoli è importante per la convivenza. 
Vuol dire prendere un appuntamento con se stessi?
Sì. prendersi una pausa dovrebbe far parte di quell’organizzazione giornaliera di cui parlavo. Un piccolo premio.  È un concetto molto basico, al quale forse non siamo più abituati. Siamo talmente abituati ad avere un appagamento continuo e totale che  ci manca la capacità di pregustare le piccole gioie, come una lettura di un libro.
In questi giorni di grandi limitazioni anche ai riti e ai gesti propri del linguaggio dell'amicizia e dell'amore, siamo tutti astronauti chiusi  dentro lo scafandro...
Io credo che il contatto fisico sia bellissimo, sia un’espressione meravigliosa dell’affetto e dell’amore.  Ma forse la ma la magia più bella e più grande  che rende l’amore e l’amicizia così unici fra tutti i sentimenti che l'uomo può provare è la capacità  di attraversare spazio e tempo. Io vivo all’estero da diversi anni, lontano dalla mia famiglia d’origine e  dagli amici, ma nessuno può dirmi che quando scrivo un messaggio o faccio una telefonata o una v video chiamata, che quell’amore non attraverso le migliaia di chilometri che ci separano. 
Alla fine la distanza è soltanto spazio e me lo spazio non fa paura.