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La curva decresce: meno persone con sintomi. Azzolina: 'Non si torna a scuola'. Il Nord vuole ripartire il 4 maggio, i sindacati frenano. Bonaccini: 'L'emergenza sanitaria resta difficile'

17 aprile 2020, 07:24

La curva decresce: meno persone con sintomi. Azzolina: 'Non si torna a scuola'. Il Nord vuole ripartire il 4 maggio, i sindacati frenano. Bonaccini: 'L'emergenza sanitaria resta difficile'

"Se dovessimo avere corse in avanti da parte di alcune regioni che presentino situazioni epidemiologiche preoccupanti, la Campania chiuderà i suoi confini a coloro che arrivino da queste regioni". Così il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, in diretta streaming su Facebook per fare il punto della situazione sull'emergenza Covid-19. "Per la fase 2 bisogna avere una grandissima attenzione. Le autorità scientifiche ci ricordano che in gran parte del territorio italiano siamo ancora nella fase 1. Ho ascoltato in questi giorni pareri di presidenti di Regione del Nord ma anche del Sud, che premono per riaprire tutto. In Lombardia ancora ieri abbiamo registrati 1000 nuovi contagi, in Veneto 400, in Piemonte, 800. Questa è la realtà. Il pericolo è che se in una regione che ha questa situazione epidemiologica non tranquillizzante e accelera in maniera non responsabile e coerente con i dati del contagio rischia di rovinare l’Italia in intera".

Si registrano altri due decessi tra i medici a causa dell’epidemia di Covid-19: sono Eugenio Inglese (ex primario di Medicina nucleare) e Vincenzo Frontera (medico di famiglia). Il totale, si apprende dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), sale così a 129. 

I casi di coronavirus negli Stati Uniti sono oltre 670.000, per l’esattezza 671.425. I morti sono 33.286. E’ quanto emerge dai dati della Johns Hopkins University.

Altri tre infermieri sono morti per l'infezione Covid-19. Lo si apprende dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi). Il totale degli infermieri deceduti dall’inizio dell’epidemia sale così a 34. Gli infermieri contagiati dal virus SarsCov2 sono ad oggi 8.800. 

Ci sono 160mila persone positive a tamponi e le persone con sintomi si stanno riducendo con la curva in fase decrescente a livello nazionale. Lo ha detto il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro durante la conferenza stampa all’Istituto sull'andamento epidemiologico dell’epidemia di Covid-19.

«Va presa in considerazione la possibilità che la mobilità della popolazione sia un fattore di rischio laddove ci siano grandi differenze nella circolazione virale nei territori». Lo ha detto Gianni Rezza (Iss), rispondendo in conferenza stampa alla domanda se i cittadini lombardi debbano muoversi per ultimi dal loro territorio. Comunque, ha detto, «conviene sempre fare dei provvedimenti a livello nazionale».

A scuola non si torna perché ci sono ancora troppi rischi. Questo il pensiero della ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina in un'intervista sul Corriere della sera in cui fa presente che si "allontana sempre di più la possibilità di riaprire a maggio" e che "il governo prenderà a giorni una decisione". La ministra sottolinea che che anche se ci sarà per tutti la promozione, le pagelle saranno "vere", con i 4 e i 5. E per le famiglie ci sarà un aiuto con "un'estensione del congedo parentale e del bonus baby-sitter". Per la Maturità "sarebbe auspicabile" l'esame a scuola.

Ripartire il 4 maggio. Alla Lombardia si allineano anche Veneto, Piemonte e Sicilia. Fontana ipotizza di 'scaglionare il lavoro su 7 giorni anzichè su 5, con orari di inizio diversi per evitare l’affollamento dei mezzi pubblici'. Zaia immagina di 'riaprire con tutto anche prima, se ci sono i presupposti di natura sanitaria dal mondo scientifico'. Cirio dice che 'aspettare a braccia conserte che il virus se ne vada è l’errore più grande che si possa farè. Preoccupati invece i sindacati, che chiedono un incontro al governo: 'E' fondamentale mantenere un forte presidio e una regia nazionale sulla sicurezza e tutela massima della salute per tutti i lavoratori e le lavoratric'i'.

«Nell’ipotesi in cui l’evoluzione del virus dovesse andare in senso positivo e ci fossero le condizioni, noi il 4 maggio dovremo essere pronti per la riapertura, purchè non prescinda mai dalla sicurezza dei nostri cittadini e lavoratori». Lo ha detto il governatore lombardo, Attilio Fontana, in collegamento con Mattino Cinque. «La condizione ineludibile per parlare di riapertura è che ci sia il via libera della scienza. Se la scienza ci dirà bisogna stare chiusi staremo chiusi, però allo stesso tempo non possiamo farci trovare impreparati», ha aggiunto Fontana.

 "E' il governo che ha l’ultima parola sulla ripartenza delle fabbriche. Le regioni possono solo fare proposte sulle filiere strategiche nel loro territorio". Così il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, in un’intervista a la Repubblica, sottolineando come "finora ho letto delle date ipotetiche, ma di piani definiti non ne vedo nemmeno all’estero. Bisogna continuare a gestire un’emergenza sanitaria che resta difficile, con delle vite da salvare. E la salute delle persone resta la priorità. Il Governo ha incaricato un gruppo di esperti guidato da un manager di valore come Colao: non ho intenzione di fare polemiche, voglio invece dare una mano per arrivare presto a un piano per il Paese. Di cui c'è bisogno". Bonaccini ribadisce che "serve unità. Nè mi permetto io di indicare quale sia la strada giusta per le altre regioni. Il governo ha giustamente l’ultima parola. Per parte nostra vogliamo dare una mano a definire un Piano Paese: costruire accordi territoriali per una ripartenza sicura. Così come avanzare proposte sui settori strategici per la competitività del Paese". 

"In Emilia Romagna ad esempio abbiamo deciso con le parti sociali che metteremo a punto un progetto per far ripartire gradualmente le filiere a valenza internazionale e i cantieri delle opere pubbliche". Per il governatore "se c'è confusione è perchè troppi parlano di tutto. Come ho già detto, decide il governo, poi i presidenti possono prendere decisioni specifiche se il loro territorio lo richiede". Sulla vicenda "prima di rinunciare a 36 miliardi per potenziare la sanità, peraltro senza particolari condizioni, ci penserei attentamente. Se qualcuno ha alternative concrete le proponga, altrimenti non si dicano no preconcetti", chiosa Bonaccini