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CORONAVIRUS

Coronavirus: 160.000 morti nel mondo

19 aprile 2020, 08:40

Coronavirus: 160.000 morti nel mondo

 Hanno superato quota 160.000 i morti provocati dal coronavirus a livello globale: è quanto emerge dall'ultimo bollettino della Johns Hopkins University, secondo cui nel mondo finora i decessi sono 160.917 a fronte di un totale di 2.330.259 di casi confermati. Le persone guarite sono 598.228. Negli Stati Uniti il numero dei morti è a quota 39.089 a fronte di 735.242 contagi, rispettivamente il 24,3% e il 31,5% del totale. 

Regling: Se un Paese accetta il Mes il prestito sarà senza condizioni

Se un Paese accetta il Mes, il prestito sarà «senza condizioni» e «non sarà un’altra Grecia». Così il direttore generale del Mes, il Fondo salva-Stati, Klaus Regling al Corriere della sera, mentre per il Recovery plan avverte che non può partire quest’anno, e che per i corona-bond serve tempo; per questo è meglio usare il bilancio Ue. «C'è un nuovo approccio che stiamo prendendo con il Mes - osserva - offriamo uno strumento, una linea di credito a tutti gli Stati dell’area euro». Oggi «ogni Paese è di fronte allo stesso choc e proprio per questo l’Eurogruppo ha reso chiaro che ci sarebbero termini standard per il prestito, non da negoziare Paese per Paese. La dichiarazione dell’Eurogruppo dice che la sola condizione è di coprire i costi diretti e indiretti di sanità, cura, prevenzione. Poi ci sono i costi indiretti dell’epidemia e vanno molto oltre il semplice acquisto dei materiali. Ciò che conta è che i Paesi che chiedono questa linea di credito possano essere rimborsati per somme pari al 2% del loro Pil per questi costi diretti e indiretti». 
A chi pensa che dopo saranno necessarie riduzioni del deficit, risponde: «Credo ci sia stato un malinteso. Qualunque preoccupazione possa esserci stata, va messa da parte». Il versamento può essere per «tranche ma di norma l’esborso avverrebbe in un anno». 
Ora «siamo nella prima fase della crisi, ma sappiamo che ci sarà una seconda fase molto importante, quella della ripresa - conclude - per allora avremo bisogno di quantità di denaro importanti, di nuovi strumenti e forse anche di nuove istituzioni, ma ci vuole un pò di tempo. Se si decide per esempio di emettere coronabond, in qualunque forma, non arriverà denaro prima del prossimo anno. Direi che per la seconda fase abbiamo bisogno di almeno altri 500 miliardi dalle istituzioni europee, ma potrebbe essere di più».