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Trucazzano

Femminicidio nel Milanese: spara alla compagna che lo ospitava in casa per l'isolamento coronavirus e si costituisce

19 aprile 2020, 15:26

Femminicidio nel Milanese: spara alla compagna che lo ospitava in casa per l'isolamento coronavirus e si costituisce

 Lei voleva lasciarlo dopo circa 9 anni di relazione e il compagno, una guardia venatoria di 47 anni, ha deciso di ucciderla. E’ questo il movente alla base dell’omicidio, avvenuto questa notte con un colpo di fucile intorno alle 2, di una 47enne residente a Truccazzano, nel milanese. I due, coetanei e originari dello stesso paese in Sicilia, si conoscevano da moltissimi anni. Si erano poi ritrovati a Milano e avevano iniziato una relazione sentimentale, che è andata avanti per diversi anni fino a quando, poco tempo fa, la donna ha deciso di interromperla. L’uomo lavorava a Bressanone, in provincia di Bolzano, ma la raggiungeva tutti i venerdì nel comune dell’hinterland milanese per passare insieme il week end. Le ha sparato in testa mentre dormiva, il 47enne si è poi costituito ai carabinieri. Lei voleva interrompere la relazione, ma aveva deciso comunque di ospitarlo a casa sua per via dell’isolamento imposto dell’emergenza coronavirus.
Da quanto si è appreso, negli ultimi tempi la 47enne era infastidita dall’insistenza dell’uomo che non accettava la fine della relazione. L’indagine è coordinata dal pm di turno Giovanni Tarzia, e dai procuratori aggiunti di Milano Laura Pedio e Letizia Mannella. Si chiama Antonio Vena, il 47enne che si è costituito dopo avere sparato, nel cuore della notte, alla sua compagna. La vittima si chiamava Alessandra Cità ed era coetanea del killer. L'uomo, che non aveva precedenti a Milano, questa mattina è stato sentito per circa 4 ore e mezza dal pm di turno Giovanni Tarzia. «Sconcertata, delusa e arrabbiata . Il femminicidio è qualcosa che riguarda tutti noi, uomini e donne , ogni tanto ci riguarda un pò più da vicino. Riposa in pace cara collega"; «Buon viaggio Alessandra, dai tuoi colleghi e dai tantissimi utenti che hai accompagnato in questi anni. Che la terra ti sia lieve. Sono profondamente scossa» : questi sono solo alcuni dei commenti dei colleghi dell’Atm di Alessandra Cità, la donna uccisa questa notte dal compagno a Truccazzano.

In passato Antonio Vena, era già stato denunciato due volte per violenza dalla donna con cui all’epoca era sposato. I fatti risalgono al 2009 e al 2012 a Chiusa, in Alto Adige, dove i due vivevano. Nel 2012, secondo la denuncia, Vena aveva inseguito la donna in macchina e l’aveva tamponata fino a farla uscire di strada. La coppia si era poi separata e l’uomo aveva intrapreso una nuova relazione. Vena lavora per un’azienda di Bressanone, ma, a causa dell’emergenza coronavirus, era in ferie forzate.

Col lockdown aumenta la violenza sulle donne,+74% di richieste

Costrette a stare in casa col proprio aguzzino paradossalmente per legge. Il lockdown causa coronavirus può significare anche questo per chi è vittima di violenza domestica. Un dramma subito sollevato dalle associazioni che si occupano di combattere questa piaga e che i dati raccontano in maniera indelebile: sono 2.867 le donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza della Rete D.i.Re dal 2 marzo al 5 aprile 2020, il 74,5 per cento in più, pari a 1224 donne, rispetto alla media mensile registrata due anni fa. Le maggiori richieste di aiuto sono arrivate dalla Lombardia e dalla Toscana. 
IL governo si è subito mosso promuovendo una chat antiviolenza, dunque puntando sull'Sos a distanza per chi è costretto in casa, e sbloccando i fondi per i centri antiviolenza. «Il Coronavirus e le misure restrittive potrebbero rappresentare per molte donne che subiscono violenza un’emergenza nell’emergenza. Stiamo promuovendo una app che si chiama 1522 che può essere scaricata sul telefono e ha un vantaggio: permette alla donna di chattare con l’operatrice e quindi comunicare silenziosamente, visto che adesso stare al telefono è più difficoltoso», ha sottolineato la ministra per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti presentando la chat. Bonetti insieme alla ministra degli Interni Luciana Lamorgese poi ha stanziato un milione di euro e attivato le prefetture per «trovare ulteriori alloggi che permettano la presa in carico di donne che escono dalla violenza domestica in una condizione di sicurezza sanitaria». Inoltre la ministra con un decreto ha consentito lo sblocco dei fondi destinati ai centri antiviolenza. 
I dati dei centri D.i.Re parlano di un’impennata delle richieste di aiuto del 74% dal 2 marzo al 5 aprile. Ottocentosei di questi casi (il 28%) sono nuovi, cioè sono donne alla prima richiesta di aiuto. Si tratta di «un’emergenza nell’emergenza che colpisce una significativa parte della popolazione costretta a trascorrere in casa con il maltrattante il periodo di quarantena in corso», segnala l"Associazione Luca Coscioni, che ha deciso di scendere in campo al fianco di D.i.Re creando CitBot, un sistema di intelligenza artificiale in grado di rispondere alle domande sul tema. E’ un servizio totalmente gratuito che fornisce informazioni in modo chiaro e preciso 24 ore su 24.(

 

 

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