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CORONAVIRUS

Conte al Senato: 'Facciamo ripartire il Paese con un programma strutturato'

"Le riaperture progressive saranno omogenee su base nazionale"

21 aprile 2020, 15:13

Conte al Senato: 'Facciamo ripartire il Paese con un programma strutturato'

Al via nell’aula del Senato l'informativa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte sull'emergenza coronavirus. L’Aula è piena di senatori, tanto nell’Emiciclo quanto nelle tribune, anche quelle normalmente destinate alla stampa.  «Questo passaggio viene compiuto nella chiara della consapevolezza della necessità di coinvolgere il Parlamento tanto più in una fase in cui l’azione di governo rileva direttamente su beni primari della persona». Lo dice il premier Giuseppe Conte nell’informativa al Senato.

Distanze e mascherine finché non ci sarà un  vaccino
«Sulla risposta sanitaria il governo ha elaborato una strategia in cinque punti. Il primo è mantenere e far rispettare distanziamento sociale, promuovere utilizzo diffuso di dispositivi di protezione individuale fino a quando non disponibili terapia e vaccino». Lo dice il premier Giuseppe Conte nell’informativa al Senato in vista del Consiglio europeo.  Il governo punta a «intensificare in tutto il territorio la presenza di Covid hospital per la gestione ospedaliera di pazienti, in modo da ridurre notevolmente il rischio di contagio per operatori sanitari e pazienti».

Le app saranno su base volontaria 

Il governo punta al «rafforzamento della strategia di mappatura dei contatti esistenti e di teleassistenza con l’utilizzo delle nuove tecnologie». Lo dice il premier Giuseppe Conte nell’informativa al Senato. «L'applicazione sarà offerta su base volontaria, non obbligatoria, faremo in modo che chi non vorrà scaricarla non subirà limitazioni o pregiudizi», aggiunge. Sulla app Immuni «i capigruppo di maggioranza e minoranza saranno costantemente informati e io stesso mi riservo di riferire alle Camere».

Riavviamo il Paese con un programma strutturato

«Si prospetta una fase molto complessa: dobbiamo procedere a un allentamento del regime attuale delle restrizioni e fare il possibile per preservare l'integrità del nostro tessuto produttivo. Il motore del Paese deve avviarsi ma sulla base di un programma ben strutturato». «Anche per le misure di distanziamento sociale ci saranno alcune modifiche, non ci sfugge» la difficoltà dei cittadini «nel continuare a rispettare» le regole anti contagio e «l'aspirazione al ritorno alla normalità».

Le riaperture progressive saranno omogenee su base nazionale

«Stiamo elaborando un programma di progressive riaperture che sia omogeneo su base nazionale e che ci consenta di riaprire buona parte delle attività produttive e anche commerciali tenendo sotto controllo la curva del contagio».  E la soglia del contagio di riferimento «vogliamo che sia commisurata alla recettività delle strutture ospedaliere delle aeree di riferimento», aggiunge. Quello della fase 2 è «uno dei passaggi più sensibili e complessi. Lo ripeto, un’avventatezza in questa fase può compromettere tutti i sacrifici che i cittadini con responsabilità e disciplina hanno affrontato fin qui». 

Per il nuovo decreto non meno di 50 miliardi

«Le recenti previsioni del Fmi stimano una caduta del 9,1% del Pil. Di fronte a questo quadro dobbiamo potenziare ulteriormente la risposta di politica economica, perciò il governo invierà brevissimo al Parlamento un’ulteriore relazione con una richiesta di scostamento pari a una cifra ben superiore a quella stanziata a marzo. Sarà una cifra non inferiore a 50 miliardi di euro, con intervento complessivo che, sommando i precedenti 25 miliardi, sarà non inferiore a 75 miliardi».  «Questa emergenza incide sulle fasce più fragili, rischia di creare nuove povertà e lacerare un tessuto sociale già provato. Abbiamo già compiuto alcuni passi. Il governo però è consapevole che questi interventi non sono sufficienti: occorre un sostegno alle famiglie e alle imprese prolungato nel tempo ancora più incisivo».

«In un momento così difficile desidero confermare la piena disponibilità al dialogo, mio e dell’intero governo, con le forze di opposizione. Il contributo di una opposizione responsabile troverà sempre apertura e considerazione». 

L'Ue non può ripetere gli errori del 2008

«L'Ue e l’Eurozona non possono permettersi di ripetere gli errori commessi nella crisi finanziaria del 2008, quando non si riuscì a dare una risposta comune. E’ un rischio che non ci possiamo permettere di correre perchè il fallimento nel produrre una risposta adeguata e coraggiosa provocherebbe un grave danno allo stesso progetto europeo».

Sul Mes deciderà il Parlamento

In merito al Mes, «chi esprime dubbi su questa linea di credito contribuisce a un dibattito democratico e costruttivo. Ritengo che questa discussione debba avvenire in modo pubblico, trasparente, in Parlamento, al quale spetterà l’ultima parola».