Sei in Italiamondo

CORONAVIRUS

Un vaccino contro le fake news

di Antonio Rinaldi -

21 aprile 2020, 10:06

Un vaccino contro le fake news

In queste settimane difficili è esploso ancora più potente il problema della distorsione dell’informazione e della diffusione di bufale e fake-news.  Un bombardamento continuo: informazioni false, parziali, decontestualizzate; immagini modificate e citazioni sbagliate destinate a distorcere totalmente la realtà.  Un virus, quello delle fake-news, che l'Informazione e anche la Gazzetta vogliono combattere. Attraverso questa rubrica  smantelleremo una di quelle «bufale» che quotidianamente tutti noi riceviamo e nelle quali, una volta o l'altra, ingenuamente, siamo tutti caduti.
 

Iniziamo da quella che forse è stata la madre di tutte le catene di WhatsApp in questi ultimi giorni, i presunti consigli della Johns Hopkins University per ridurre i rischi di contagio da Corona virus: chi non l'ha ricevuta e chi per un attimo non ha creduto che potesse essere tutto vero? Come sempre accade in questo tipo di catena, la citazione di un ente, o di un personaggio altisonante genera cieca fiducia nel lettore, specie quello più ingenuo. Ma indagando appena un po’, il castello di carte vacilla già alla seconda frase, quando il virus viene definito come un «virus a DNA» (cosa che peraltro ha subito indotto anche il prof. Burioni a evidenziare la falsità dell’attribuzione all’Università); abbiamo imparato tutti infatti ormai che si tratta di un virus a RNA e la cosa non sarebbe certo potuta sfuggire a degli accademici. Anche la definizione e descrizione del virus che segue non è scientificamente accurata come lo sarebbe quello di una istituzione universitaria, proseguendo poi nel testo vengono snocciolate una serie di indicazioni, in buona parte vere o verosimili, che spesso però sono quelle che già sentiamo raccontare dall’inizio dell’emergenza: la necessità di lavarsi bene le mani, il fatto che non servano battericidi, la necessità di areare i locali; il tutto mescolato ad altre informazioni poco attendibili o mal tradotte (è evidente che si tratta infatti di un testo che è stato tradotto in italiano in maniera piuttosto frettolosa).

Come concludono anche i principali siti «smaschera bufale» dunque, complessivamente si tratta di «falsa-informazione» di nessun valore, che mischia qualche consiglio già noto, a informazioni non corrette, il tutto sotto il cappello di una falsa attribuzione a un istituto universitario. Ce n’è a sufficienza per non credere, non diffondere e rivolgersi piuttosto ai canali di informazione ufficiali.

SEMAFORO ROSSO