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la polemica

Il caso Botteri, «Striscia» e quei modelli anacronistici

di Patrizia Ginepri -

04 maggio 2020, 09:36

Il caso Botteri, «Striscia» e quei modelli anacronistici

Una giornalista non deve rispondere a nessun cliché ma cercare notizie, saperle raccontare e fare una corretta informazione. È nato un vero e proprio caso su Giovanna Botteri, la corrispondente Rai da Pechino. A scatenarlo è stato il programma «Striscia la Notizia». Sia che volesse prendere di mira il modo di vestire e i capelli dell'inviata, come sostiene il popolo della rete e molti colleghi della giornalista,  sia che volesse difenderla come affermano gli autori del tg satirico  di Canale 5, la questione ha sollevato un polverone, perché ritenuto un attacco subdolo.  Ma al di là dello scontro il tema invita a riflettere su  un messaggio  diseducativo che riguarda le donne ancor prima del ruolo di una giornalista: ignorare i  contenuti a favore della solita, trita e ritrita immagine. Del resto, quante donne  abbiamo visto negli anni condurre  telegiornali, stazionare davanti alla casa dell'omicidio per le dirette pomeridiane, oppure intervistare personaggi in trasmissioni  di intrattenimento senza avere alcun titolo per farlo?  Da qui a offendere una professionista seria e preparata il passo è breve.  Ci siamo mai chiesti se Giorgino o Matano (che tra l'altro si è schierato senza mezzi termini con la Botteri) sono ben vestiti o ben pettinati? 
La lezione di stile arriva proprio dalla Botteri, che non ha voluto e non vuole farne un caso personale. Invita tutti a una sacrosanta battaglia culturale.  Cita la Bbc  sulla quale è sintonizzata a Pechino, che si avvale di giornaliste giovani e vecchie, bianche, gialle e nere. Belle e brutte, magre o ciccione. Con le rughe. E nessuno fiata, a casa ascoltano semplicemente ciò che dicono. Perché è l’unica cosa che conta e ci si aspetta da una giornalista. L'inviata Rai ha raccontato, negli anni, pezzi di storia. Dal Kosovo all’Iraq, prima giornalista al mondo a documentare le bombe su Baghdad, poi gli Usa fino alla Cina e alla pandemia. Occorre scardinare modelli stupidi, anacronistici e porre al centro la sostanza, la professionalità, l'autorevolezza. E a questo cambio di paradigma devono contribuire anche  le donne che hanno visibilità e che si dichiarano,  da sempre, dalla parte delle donne.