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Coronavirus, 118 vaccini in fase di studio nel mondo

20 maggio 2020, 17:02

Coronavirus, 118 vaccini in fase di studio nel mondo

In questo momento ci sono 118 prototipi di vaccino in fase di studio per contrastare il nuovo Coronavirus Sars-Cov-2. I tentativi per arrivare a una cura stanno coinvolgendo gli scienziati di tutto il mondo, in una convergenza di sforzi che non ha precedenti. Mediamente ci vogliono dai 5 agli 8 anni per arrivare alle fasi avanzate di sperimentazione di un vaccino. Dopo che l’epidemia di Coronavirus è stata "ufficializzata" dall’Oms a dicembre, in soli sei mesi sono stati fatti passi in avanti notevoli. Dal documento esplorativo dell’Oms sui 118 vaccini attualmente in via di svilluppo si legge che 8 di questi hanno già raggiunto la fase di valutazione clinica, cioè quella in cui vengono testati sugli esseri umani. E i risultati sono incoraggianti, come nel caso del vaccino a cui sta lavorando l’azienda farmaceutica statunitense "Moderna". L’approccio seguito è il più innovativo, quello dell’iniezione di Rna derivato dal virus per sviluppare la riposta immunitaria. Nella fase 1 dei test sugli esseri umani, sembra che il vaccino sia proprio riuscito a farlo. Su 45 persone testate, Moderna ha fornito indicazioni su 8 di loro, evidenziando la buona risposta alla somministrazione (sono state notate soltanto delle lievi irritazioni cutanee localizzate alla zona di iniezione), oltre alla produzione di anticorpi.
Viene iniettato il virus dopo averlo inattivato, per impedirgli di riprodursi e di causare sintomi della malattia per poi stimolare l’organismo ospite a una risposta immunitaria. Nel caso del Sars-Cov-2 la ricerca sta procedendo spedita anche perchè alcune piattaforme sperimentali erano state avviate già ai tempi della SARS, provocata da un altro Coronavirus. (ITALPRESS).
Tuttavia, il campione analizzato è ancora troppo piccolo e per giungere a conclusioni sull'effettiva validità bisognerà proseguire con i test e le indagini cliniche. All’Istituto Jenner dell’Università di Oxford in partnership con l'azienda italiana Advent-Irbm di Pomezia, invece, stanno seguendo un approccio differente, utilizzando i "vettori virali". Si tratta di adenovirus, virus che normalmente provocano malattie simili al raffreddore e modificati per impedirne la replicazione nell’uomo, che una volta iniettati si comportano come vettori passivi di una proteina del Coronavirus (la proteina Spike, quella che permette al virus di "agganciare" le cellule umane per riprodursi) e stimolare così la produzione di anticorpi specifici da parte del vaccinato. Al momento si sta per concludere la sperimentazione clinica condotta su 510 volontari. In caso di esito positivo delle fasi di test, il governo britannico ha già prenotato 30 milioni di dosi finanziando il lavoro con circa 70 milioni di euro. Degli otto vaccini in fase di sperimentazione, quattro sono cinesi, il Paese da cui è partita l’epidemia. Uno di questi è l’Institute of Biological di Wuhan, il capoluogo della provincia di Hubei in cui si è registrato il primo focoloaio del nuovo Coronavirus. I ricercatori cinesi sono al lavoro seguendo la tecnica più "vecchia" in ambito di vaccini, quella del virus inattivato.