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Il Virus è più debole e noi più forti?

di Antonio Rinaldi -

20 maggio 2020, 14:06

Il Virus è più debole e noi più forti?

L’indebolimento del virus, un motivo ricorrente negli ultimi giorni, cavalcato in maniera anche insistente da chi voleva accelerare ad ogni costo le ormai necessarie ripartenze. Ma c’è un fondamento di verità, è un’ipotesi credibile? L’argomento è spinoso e dibattuto, con pareri discordanti anche da parte dei tanti virologi (non una novità); cerchiamo di mettere in fila gli elementi certi che citano i vari scienziati, per farci un’idea. Per spiegare l’indebolimento virale sono state invocate delle mutazioni «benigne» del virus. Un virus si replica miliardi di volte, spesso con piccole mutazioni, dunque non possiede mai un genoma unico e sempre uguale al 100% a sé stesso, ma è sempre un «fascio di genomi» (come è per ogni altro vivente). Le mutazioni (o i complessi di mutazioni) che però riescono a incidere sulla patogenicità del virus (ovvero sulle modalità in cui ci fa ammalare) sono rare e, al momento, nessuno scienziato ha dimostrato che ne sia intervenuta qualcuna. Sono però effettivamente cambiati i rapporti osservati tra i pazienti in terapia intensiva, quelli ricoverati e quelli in isolamento domiciliare, e allora come spiegare questo? Il fatto potrebbe esser legato a una diversa registrazione dei casi: se due mesi fa venivano considerati solo i sintomatici gravi, oggi si riescono a censire anche gli asintomatici. Nella prima fase inoltre il virus, dilagando liberamente, ha causato forme più gravi attaccando anche le fasce più deboli della popolazione (ora più protette); ora inoltre i malati sono intercettati e curati più precocemente, e si riesce a tenere più bassa la carica virale. Queste le principali chiavi di lettura fornite dai virologi; dunque l’indebolimento del virus è solo un’ipotesi (che ci sarebbe gradita, ma ad oggi non è dimostrata) di una mutata situazione che ha tante altre possibili spiegazioni.
SEMAFORO ARANCIONE