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CORONAVIRUS

Vaccino di Oxford: 400 milioni di dosi a settembre, 1 miliardo entro il 2021

21 maggio 2020, 10:34

Vaccino di  Oxford: 400 milioni di  dosi a settembre, 1 miliardo  entro il 2021

La multinazionale Astrazeneca ha concluso i primi accordi per la produzione di almeno 400 milioni di dosi del potenziale vaccino anti-Covid in sperimentazione a Oxford - con una capacità di produzione di 1 miliardo di dosi nel 2020 e 2021 - e avvierà le prime consegne a settembre. Dopo la prelazione di 30 milioni di dosi da parte del Governo inglese, la compagnia rende noto che sta lavorando ad accordi in parallelo, anche con altri governi europei, per assicurare una «ampia ed equa fornitura del vaccino nel mondo, con un modello no-profit, durante la pandemia».

Usa partecipa a vaccino Gb-Italia anti-Covid con 1 mld. Fase 3 sperimentazione su 30mila persone e test pediatrici  - Gli Usa entrano nella squadra per lo sviluppo del vaccino anti-Covid in sperimentazione a Oxford e al quale collabora anche l’azienda italiana Irbm di Pomezia. Un finanziamento di oltre 1 miliardo di dollari è arrivato infatti dall’Autorità Usa per la ricerca biomedica avanzata (Barda) alla multinazionale Astrazeneca per lo sviluppo, la produzione e la fornitura del vaccino a partire dall’autunno. Il programma di sviluppo include una fase 3 di sperimentazione clinica con 30mila partecipanti ed anche una sperimentazione pediatrica.

Arriva dagli esperti dei National Institutes of Health (Nih) degli Stati Uniti la conferma che l'incubazione del nuovo coronavirus dura fino a 14 giorni, vale a dire che è questo il periodo che in media trascorre dal momento in cui avviene l’infezione alla comparsa dei sintomi. Il risultato, pubblicato sul sito MedRxiv e in attesa di validazione da parte di una rivista scientifica internazionale, potrà aiutare a organizzare al meglio sia la sorveglianza in vista di eventuali nuove ondate epidemiche, sia la quarantena. 
Coordinati da Ayal Gussow, i ricercatori del Centro nazionale di informazione sulle biotecnologie dei Nih, hanno calcolato e confrontato i dati sui tempi di incubazione di 12 virus, riportati nella letteratura scientifica internazionale sulla base delle loro caratteristiche genetiche.

Il «connubio tra aria condizionata e Covid-19 non ha alcuna dimostrazione tecnica fondata». Così Filippo Busato, il nuovo presidente di Aicarr (Associazione italiana condizionamento dell’aria riscaldamento e refrigerazione), per il quale bisogna «formulare proposte corrette sul dopo coronavirus». Il legame tra virus e aria condizionata sono - afferma - «luoghi comuni» da smontare. 

C'è anche l’aumento della pressione arteriosa tra le conseguenze scatenate nel corpo umano dal virus SarsCoV2: l’infezione, caratterizzata principalmente da sintomi respiratori, può infatti evolvere in una malattia dei vasi sanguigni che determina una prognosi peggiore. Lo dimostra uno studio dell’Università Statale di Milano pubblicato sulla rivista European Respiratory Journal. 
Il lavoro, basato sull'osservazione di 40 pazienti Covid ricoverati al Policlinico di Milano, accende ancora una volta i riflettori sul ruolo del recettore Ace-2, la porta d’accesso che il virus utilizza per entrare nelle cellule umane. I dati raccolti fanno ipotizzare che la riduzione dell’attività di Ace-2, causata dal coronavirus, determini l’attivazione di una cascata di segnali (mediata dalle molecole renina, angiotensina e aldosterone) che regola la pressione. Questa alterazione non verrebbe compensata adeguatamente dall’organismo, per colpa dei danni prodotti dal virus sul tessuto che riveste il lume dei vasi sanguigni, e ciò porterebbe a un aumento progressivo della pressione arteriosa in tutto il corpo.  Da un punto di vista pratico, i risultati della ricerca suggeriscono che i pazienti affetti da Covid-19 potrebbero beneficiare di terapie comunemente usate per l’ipertensione, come gli antagonisti del recettore dei mineralcorticoidi, gli Ace-inibitori e i sartani.