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Rifiuti domestici e pandemia

di Antonio Rinaldi -

22 maggio 2020, 09:03

Rifiuti domestici e pandemia

Un’altra buona sfilza di dicerie e false credenze ha riguardato in queste settimane la gestione dei rifiuti nel tempo della pandemia, fra le altre: «È meglio non differenziare più l’umido perché poi col compostaggio il virus prospera; fare la differenziata significa produrre più sacchetti e questo aumenta la possibilità di infettare i vicini e gli operatori». 
Di vero come sempre c’è poco, vengono in aiuto le prescrizioni diramate da tempo da Iren che dicono semplicemente che tutti devono continuare a fare la raccolta differenziata perché non comporta ovviamente nessun tipo di rischio, né per chi la fa, né per chi la raccoglie (che è adeguatamente attrezzato e protetto) né per il ciclo dei rifiuti che ne consegue. L’eccezione c’è, ma solo per chi è positivo al Coronavirus o per chi è in quarantena obbligatoria, in tal caso effettivamente Iren dà indicazione di raccogliere tutti i rifiuti in un unico sacchetto da conferire nell’indifferenziato, con tutte le precauzioni dovute per contaminare il meno possibile la parte esterna del sacchetto ovviamente.
 Tutte le altre informazioni che si possono trovare in circolazione relativamente alla gestione dei rifiuti domestici, almeno qui nel Parmense, è (proprio il caso di dirlo) spazzatura. Vale però la pena spendere due parole in chiusura anche per quei piccoli rifiuti che questa nuova era ci ha portato a produrre durante il nostro vivere quotidiano, fuori casa (mascherine, guanti e fazzoletti di carta monouso). Vediamo questi oggetti abbandonati in terra ovunque passino persone, ma possono anche questi esser gestiti in un modo molto semplice: mantenendo l’educazione e il rispetto per gli altri e depositandoli (come ci hanno insegnato a fare da bambini) in un cestino, e se il cestino, e capita, è pieno pazientando fino a quello successivo o a un cassonetto.
SEMAFORO ROSSO