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CORONAVIRUS

L'Oms: 'Il virus non è sparito, ci saranno nuove ondate'. Brusaferro (Iss): 'In autunno il rischio aumenterà'

29 maggio 2020, 11:29

L'Oms: 'Il virus non è sparito, ci saranno nuove ondate'. Brusaferro (Iss): 'In autunno il rischio aumenterà'

La Grecia ha annunciato la lista dei 29 Stati i cui turisti potranno visitare il Paese dal 15 giugno, quando gli aeroporti riapriranno ai voli internazionali. Tra loro non c'è l’Italia. Questi i Paesi: Albania, Australia, Austria, Nord Macedonia, Bulgaria, Germania, Danimarca, Svizzera, Estonia, Giappone, Israele, Cina, Croazia, Cipro, Lettonia, Libano, Lituania, Malta, Montenegro, Nuova Zelanda, Norvegia, Corea del Sud, Ungheria, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca e Finlandia. La lista verrà aggiornata il primo luglio, ha detto il governo.

Il coronavirus «non è sparito» e con l'allentamento delle restrizioni dobbiamo prepararci all’arrivo «di nuove ondate che si diffonderanno molto velocemente». Lo ha detto al programma radiofonico della Bbc Today l’inviato speciale dell’Oms per il Covid-19 David Nabarro. Anche se le misure di lockdown saranno progressivamente eliminate in tanti Paesi del mondo le persone, è l’invito del rappresentante dell’agenzia dell’Onu, dovranno continuare a praticare il distanziamento sociale il più possibile e isolarsi immediatamente se si ammalano.

Meno ore al sole, più al chiuso più confusione con altri virus -  «Per gli scenari che immaginiamo, in autunno, una patologia come il Sars-cov-2, che è trasmessa da droplet, si può maggiormente diffondere e si può confondere con altre sintomatologie di tipo respiratorio» e «la famosa ipotesi della seconda ondata è collegata a questo, che, dal punto di vista tecnico scientifico è un dato obiettivo». Così il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro, in audizione in Commissione Bilancio. «In autunno, si diffondono le infezioni respiratorie, meno ore di sole e attività all’aperto e più la circolazione aumenta». 

 Ci potrebbe essere un’ondata di casi di diabete di tipo 1 (il diabete autoimmune anche detto giovanile) a seguito dell’infezione da coronavirus. Lo sostengono sulla rivista Diabetes Research and Clinical Practice i diabetologi della Azienda Ospedaliera Universitaria Luigi Vanvitelli di Napoli, coordinati da Katherine Esposito, Direttore dell’Unità di Programma di Diabetologia. 
Il diabete di tipo 1 è una malattia caratterizzata dall’attacco delle difese immunitarie alle cellule del pancreas che producono insulina. In conseguenza di questo attacco il paziente risulta incapace di produrre insulina e per regolare lo zucchero nel sangue avrà bisogno di assumere l’ormone per tutta la vita. E’ una malattia complessa che poggia sia su basi genetiche (alcuni geni predispongono alla malattia), sia ambientali; anche alcuni virus (e il SARS-CoV-2 potrebbe essere tra questi) possono favorire la malattia scatenando la reazione autoimmune. Individui che hanno già avuto delle reazioni autoimmuni a danno di altri organi, ad esempio la tiroide, potrebbero essere più a rischio di sviluppare una seconda malattia autoimmune, come appunto il diabete 1. 
Per questo motivo, spiega la Esposito che è anche membro della Società Italiana di Diabetologia, «riteniamo che i pazienti con pregresse patologie autoimmuni che hanno avuto il Covid dovrebbero essere monitorati periodicamente nel tempo con esame della glicemia e delle urine per vedere se sviluppano sbalzi glicemici». Il fatto è, spiega l’esperta, che il SARS-CoV-2 causa forte infiammazione che può danneggiare diversi organi, tra cui il pancreas e le persone con una patologia autoimmune alle spalle sono più esposte a questo tipo di danno. Per di più il SARS-CoV-2, conclude l’esperta, presenta 'antigenì (le molecole che attivano il sistema immunitario a reagire contro di lui) simili a molecole presenti sulle cellule del pancreas, quindi il virus potrebbe essere di per sè un fattore scatenante per il diabete autoimmune.