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DATI ISTAT

Sei alberghi e ristoranti su dieci a rischio chiusura

07 luglio 2020, 11:56

Sei alberghi e ristoranti su dieci a rischio chiusura

Accelera ancora ecommerce +41,7%,negozi -18,8%

Crescono solo le vendite sul web. Ambulanti in crisi 
La fine del lockdown non ferma la corsa dell’ecommerce, che a maggio registra una crescita del 41,7% rispetto all’anno precedente dopo il 28,2% di aprile, nei dati Istat sulle vendite al dettaglio. Gli acquisti sul web sono ancora gli unici a crescere, mentre i piccoli negozi continuano a soffrire (-18,8%) e la grande distribuzione riduce le perdite (-4,4%). La crisi peggiore è per il commercio ambulante e le altre vendite al di fuori dei negozi (-23%). 

Niente ripresa dello shopping, vestiti -38,1%

Acquisti in crescita solo per computer e tlc, +12,4% 
L’alleggerimento delle misure anti-Coronavirus non è coinciso con una ripresa dello shopping, anzi. Le vendite di vestiti registrano a maggio, nei dati Istat, un calo del 38,1% rispetto all’anno precedente e quelli di scarpe e borse del 34,8%. Gli unici acquisti in crescita, tra i beni non alimentari, sono per due categorie di prodotti protagonisti del lockdown: le dotazioni per l’informatica, le telecomunicazioni e telefonia (+12,4%) per lo smart work, la didattica a distanza e l’intrattenimento e utensileria per la casa e ferramenta (+5,6%), per risistemare gli spazi.

Record storico per l'ecommerce

Dall’inizio delle serie Istat nel 2015 
A maggio la crescita tendenziale dell’ecommerce è la più alta mai realizzata dall’Istat, con un aumento del +41,7%. Le serie storiche per l’indice delle vendite on line sono iniziate a gennaio 2015 e hanno visto, a partire da gennaio 2019, una sequenza di aumenti a due cifre quasi ininterrotta, con la sola eccezione dello scorso novembre (quando l’incremento è stato del 3,7%). 

Primi segni ripresa,effetto politiche sui redditi

A maggio recuperano i ritmi produttivi 
L’Istat vede a maggio «i primi segni di ripresa dei ritmi produttivi dopo le marcate contrazioni registrate a marzo e aprile» nella nota mensile sull'andamento dell’economia. «I dati su redditi, consumi e mercato del lavoro - si legge poi nel testo - sembrano riflettere gli effetti delle politiche di contrasto alla crisi segnando, nel primo trimestre, un calo del reddito disponibile delle famiglie nettamente meno ampio rispetto a quello del Pil nominale e un deciso aumento della propensione al risparmio». 
A maggio, rispetto ad aprile, l’Istat sottolinea che sono aumentate le esportazioni extra-Ue mentre «a giugno il miglioramento della fiducia appare generalizzato tra i settori economici». 
Inoltre l’istituto sottolinea la «significativa crescita congiunturale delle vendite al dettaglio, con un parziale recupero degli acquisti di prodotti non alimentari». «Prosegue invece - continua il testo - la progressiva erosione dell’occupazione, seppure a ritmi moderati, mentre aumentano congiunturalmente le ore lavorate e il numero di persone in cerca di lavoro». 
Per i prezzi al consumo - aggiunge l’Istat - si è confermata la fase deflativa iniziata a maggio. In direzione opposta si sono mossi i prezzi nell’eurozona, ampliando la distanza che separa l’inflazione italiana da quella dei principali partner europei».

Oltre un'azienda su 3 rischia chiusura per Covid

In pericolo il 40,6% delle micro imprese e il 18,8% delle grandi 
«L'impatto della crisi sulle imprese è stato di intensità e rapidità straordinarie, determinando seri rischi per la sopravvivenza: il 38,8% delle imprese italiane (pari al 28,8% dell’occupazione, circa 3,6 milioni di addetti) ha denunciato l’esistenza di fattori economici e organizzativi che ne mettono a rischio la sopravvivenza nel corso dell’anno». Lo comunica l’Istat in un’indagine sulle imprese sopra i 3 addetti. Il pericolo di chiudere è più altro tra le micro imprese (40,6%) e la piccole (33,5%) ma è «significativo» anche tra le medie (22,4%) e le grandi (18,8%).

Oltre 6 alberghi e ristoranti su 10 in pericolo

800mila posti a rischio, settore più colpito con sport e cultura 
Oltre sei alberghi e ristoranti su dieci rischiano la chiusura entro un anno a seguito dell’emergenza Coronavirus mettendo in pericolo oltre 800 mila posti di lavoro. Un’indagine dell’Istat indica che denunciano l'esistenza di fattori economici e organizzativi che ne mettono a rischio la sopravvivenza il 65,2% delle imprese di alloggio e ristorazione (19,6 miliardi di euro di valore aggiunto). A queste si aggiungono il 61,5% delle aziende dello sport, cultura e intrattenimento (con 3,4 miliardi di euro di valore aggiunto e circa 700 mila addetti).