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"Violenza inaudita"

Arrestato l'omicida dei fidanzati di Lecce: è l'ex coinquilino di 21 anni. "Voleva torturarli"

29 settembre 2020, 08:10

Arrestato l'omicida  dei fidanzati di Lecce: è l'ex coinquilino di 21 anni. "Voleva torturarli"

 Dice di averli uccisi perchè «erano troppo felici», l’invidia per un sentimento che lui - schivo, taciturno e senza amici - evidentemente non provava da tempo e che gli ha fatto «montare la rabbia». Ma gli inquirenti che indagano sul duplice omicidio di Lecce non si accontentano di un movente che sembra stridere con un delitto così meticolosamente pianificato e con la personalità di un giovane che non ha mai manifestato problemi psichiatrici: il sospetto è che sia successo qualcosa, un 'fattò, che abbia spinto Antonio De Marco a porre fine in modo brutale alla vita di Daniele De Santis ed Eleonora Manta. 
Il comandate provinciale dei carabinieri di Lecce, Paolo Dembech, ha ammesso che il movente è tuttora poco chiaro e va cercato scavando nei rapporti che ci sono stati tra De Marco e i due fidanzati e nella loro convivenza, in «qualcosa che gli ha dato fastidio e che ha covato per 10-15 giorni e che poi è esploso con la volontà di colpire la coppia». 
Questo aspetto viene approfondito nel provvedimento di fermo. E' il 6 luglio 2020 quando De Marco chiede a De Santis via Whatsapp la disponibilità della stessa stanza dove aveva alloggiato per un mese l’anno precedente. Lo stesso 6 luglio, scrive il pm, «sulle utenze delle vittime rimaneva memorizzata una chat nel corso della quale, dopo che De Santis aveva preannunciato a Eleonora Manta la richiesta di locazione 'dell’infermierè, entrambi commentavano con una risata - scrivendo testualmente 'ahaha...' - il possibile ritorno del medesimo e la ragazza chiosava scrivendo 'torna tutto come prima XD’(rappresentando con le lettere XD l’espressione in chat di una ulteriore risata)». Secondo il pubblico ministero, «tale scambio di battute è da ricondurre verosimilmente alla volontà dei due di deridere il ragazzo in ragione di un possibile episodio accaduto durante la sua precedente permanenza in quella casa, dal 30 ottobre 2019 al 30 novembre 2019. Giova infatti rammentare che in tale pregresso frangente De Marco aveva occupato una stanza» dell’appartamento, condividendolo «per i restanti locali proprio con Eleonora Manta». E che non fosse stata una convivenza facile «è desumibile» dalla testimonianza di un’amica della ragazza uccisa, che ha dichiarato come «Eleonora...ultimamente non si trovava a suo agio...perchè l'appartamento era condiviso da altre persone...». 
Una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti è che De Marco, quando ha chiesto di rioccupare la camera avesse già in mente l'omicidio. E’ infatti del 3 luglio, quindi tre giorni prima del messaggio a De Santis nel quale chiedeva la disponibilità della stanza, che «l'infermiere» pubblica un post su Facebook, tratto dal blog «Universo psicologia», che ora viene letto come premonitore. Il titolo è: «Desiderio di vendetta». Un sentimento che è «un piatto da servire freddo... è vero che la vendetta non risolve il problema ma per pochi istanti ti senti soddisfatto», scrive. Un post accompagnato da due faccine sorridenti. 

I testimoni: "Una violenza inaudita"

«Sto sentendo delle grida... si sentono delle grida allucinanti, proprio con una violenza inaudita». E’ il racconto dei testimoni dell’omicidio di Daniele De Santis e Eleonora Manta a confermare quella che il pm definisce la «spietatezza» di Antonio De Marco, l’assassino 21enne che ha confessato l’omicidio. Nel giro di dodici minuti, dalle 20.45 alle 20.57 del 21 settembre, arrivano alle forze dell’ordine 10 telefonate che descrivono quello che sta accadendo nel palazzo di via Montello a Lecce. 
Uno dei testimoni chiave è Luixhi Hasanaj, un uomo di origini albanesi che ha visto De Marco fuggire dal palazzo subito dopo l’omicidio e che lo ha riconosciuto in un video registrato da una sistema di videosorveglianza. Hasanai era a passeggio con il cane vicino alla palazzina dove vivevano i due. «Ho udito delle urla di una donna e di rumori di vetri infranti...le urla erano di una donna ed erano disperate di aiuto...sentivo la donna che diceva 'Basta Andreà». Mentre il testimone richiama i carabinieri, l’assassino esce dal palazzo. «Era alto circa 1,80 - racconta Hasanaj - corporatura normale, carnagione chiara, indossava una felpa scura con cappuccio, jeans blue scuso e zaino. Durante la fuga il soggetto aveva un grosso coltello di grosse dimensioni». 
Le urla di Eleonora sono state sentite anche da 5 ragazzi che vivono nella casa dello studente, vicino alla palazzina dove è avvenuto l’omicidio. I cinque «udivano le urla disperate di una donna» scrive il pm che poi aggiunge: «tutti e cinque sostenevano di aver udito delle frasi di un uomo del tipo 'ti prego Andrea basta! Fermati, basta». 
Un’altra testimonianza fondamentale è quella di Andrea Laudisa, un inquilino che abita nel palazzo dove vivevano Eleonora e Daniele. «Attorno alle 20.45 - racconta - sentivo delle urla provenire dall’abitazione sopra la mia...in particolare sentivo dei forti rumori di mobili che cadevano e delle urla di una donna e di un uomo....sentivo che pronunciavano delle frasi tipo 'aiuto, che stai facendò Ahi!' Le urla erano tali che capivo subito che non si trattava di una semplice lite». Laudisa senta la voce di Eleonora implorare l'assassino. «Che stai facendo? Ci stai ammazzando». Poco dopo l'uomo vede l’omicida inseguire per le scale l’arbitro Daniele De Santis. «Notavo una persona che si trascinava per le scale» e un’altra «che si avvicinava e lo colpiva più volte e sentivo la persona per terra che implorava il soggetto che lo stava colpendo dicendogli più volte 'basta, basta, bastà». Subito dopo, conclude, «ho notato questa figura che, con passo normale e apparentemente tranquillo, scendeva le scale». Laudisa e la sua fidanzata fanno complessivamente 3 telefonate alle forze di polizia. «C'è qualcuno che sta accoltellando qualcun altro sulla scala, dovete arrivare velocemente, non si apre il portone dovete sfondarlo, perchè io non posso scendere ad aprilo, c'è un pazzo sulle scale che sta accoltellando qualcuno». 
L’ultimo a sentire Eleonora viva è Daniel De Luca, un ragazzo residente anche lui alla casa dello Studente. Il giovane chiama il 112 e mette il telefono in vivavoce per far sentire le urla della donna. «Al termine della telefonata - aggiunge - ricordo di aver fatto caso che le urla di aiuto della donna andavano ad affievolirsi sempre più fino a non udirle più».

L'arresto

C'è un presunto omicida che ha progettato a lungo e tutto nei dettagli, ma ancora non c'è un movente per il duplice omicidio del giovane arbitro Daniele De Santis ed Eleonora Manta , i due fidanzati uccisi barbaramente con decine di coltellate nella casa dove si erano appena trasferiti, il 21 settembre scorso a Lecce. L’assassino sarebbe Antonio De Marco, uno studente di 21 anni di scienze infermieristiche. E’ di Casarano, paese della provincia, ma fino allo scorso agosto «era stato un coinquilino» perché aveva abitato in affitto in una stanza nella casa che poi Daniele De Santis aveva deciso di ristrutturare per andarci a vivere con Eleonora. 
L’omicidio, ha spiegato il procuratore di Lecce, Leonardo Leone De Castris, sarebbe stato a lungo premeditato e definito nei minimi dettagli. In alcuni bigliettini che l’assassino ha perso nella fuga, è stata trovata non solo la mappa che indicava come evitare le telecamere di sicurezza della zona, ma anche i dettagli «delle attività prodromiche» che avrebbero dovuto procedere l’omicidio. «Nelle intenzioni dell’assassino - ha detto De Castris - l’omicidio doveva essere una rappresentazione anche per la collettività». Voleva immobilizzare , torturare e uccidere, per poi ripulire tutto con detergenti e lasciare una scritta sul muro con un messaggio per la città. Era questa l'azione dimostrativa che il 21enne aveva programmato . 
Il giovane è stato interrogato la scorsa notte dal procuratore Leonardo Leone De Castris nella caserma dei carabinieri e quando è uscito in macchina per essere portato in prigione, una piccola folla di amici e conoscenti della due vittime ha inveito contro di lui. 
«La città di Lecce esce da un incubo - ha detto ieri sera - l'accaduto è una rarità nella criminologia penale». L’assenza di un movente - ha spiegato ancora il procuratore, che ha anche auspicato una confessione dell’indagato - ha rappresentato una grossa difficoltà iniziale nelle indagini perchè senza un movente è difficile capire qual è la pista da seguire e questo mi ha ha spinto a seguire la vicenda con quattro magistrati, oltre ad un sostituto anche i due aggiunti e il lavoro di polizia giudiziaria del carabinieri è stato eccellente». 
Alla identificazione del presunto omicida si è giunti attraverso le immagini delle telecamere di videosorveglianza, intercettazioni e una perizia grafica sui bigliettini sporchi di sangue che erano stati persi dall’assassino nella fuga. 
Nei giorni scorsi erano stati acquisiti anche i contratti di affitto della casa del giovane arbitro, dai quali verosimilmente si è risaliti all’identita di De Marco. 

 

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