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CORONAVIRUS

Crisanti: "Il sistema si è sbriciolato va ricostruito. Presto 15mila contagi al giorno: serve un reset per 3 settimane"

17 ottobre 2020, 08:49

Crisanti: "Il sistema si è sbriciolato va ricostruito. Presto 15mila contagi al giorno: serve un reset per 3 settimane"

E’ «semplice», il sistema di contenimento dell’epidemia «si sta sbriciolando sotto il peso dei numeri ed è finito fuori controllo». Così l’esperto Andrea Crisanti, microbiologo, su 'Il Corriere della sera" dove aggiunge che «con 9-10mila casi al giorno, la sorveglianza non puoi più farla perchè non hai la capacità di testare tutti i soggetti a rischio». Poi avverte: «Presto arriveremo a 15mila contagi al giorno», il coprifuoco «va bene» e dopo aver abbassato la diffusione dei contagi servirebbe un «reset», sostanzialmente un altro nome del lockdown, per tre settimane. 
«Per affrontare un carico del genere - prosegue - servirebbero risorse gigantesche per tamponi, reagenti e struttura. Bisognava contenere il contagio sotto quota duemila. Ci siamo riusciti per un pò, dopodichè la prima linea di difesa è saltata e il sistema è crollato». Ora «dobbiamo cercare di riportare il contagio a un livello sostenibile. Prima applicherei con gradualità misure di restrizione accettabili dal punto di vista economico. E poi farei un reset della situazione per due-tre settimane, una sorta di pausa di sospensione, non chiamiamolo lockdown che spaventa. E, una volta portata la curva a un punto di sopportazione, ripartirei con la sorveglianza attiva. Bisognerebbe intervenire quando i casi non sono troppi - osserva - un conto è partire da 10mila contagi al giorno e altra cosa sono 50mila, che sarebbe disastroso. Io avevo ipotizzato il periodo di Natale, anche perchè in quei giorni le scuole sono chiuse e la vaporiera industriale rallenta». E il coprifuoco «prima del reset ci può stare». 
«Io credo che supereremo presto quota 15mila - continua - tra una decina di giorni vedremo quale sarà l’effetto delle misure prese dal governo e si capirà». Ci troviamo a questo punto perchè «diciamo che non abbiamo imparato la lezione della prima ondata, quando eravamo riusciti a riportare i contagi a zero. Non sono stati fatti i necessari investimenti in sorveglianza e prevenzione. Quando abbiamo riaperto scuole e attività non c'è stato un parallelo aumento della capacità di fare test, l’unica cosa che ci avrebbe difeso. In ogni caso, non è giusto dare la colpa al solo comportamento degli italiani, che sono vittime di quello che sta accadendo».