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IL CASO

"L'aborto peggio della pedofilia", bufera su un prete di Macerata

04 novembre 2020, 12:14

"L'aborto peggio della pedofilia", bufera su un prete di  Macerata

‌E’ più grave l’aborto o un atto di pedofilia? Don Andrea Leonesi, vicario del vescovo di Macerata, non ha dubbi: il primo è «il più grave degli scempi», la seconda «una cosa gravissima. Ma cosa è più grave?» ha detto nell’omelia durante la messa del 27 ottobre, celebrata nella chiesa dell’Immacolata a Macerata, davanti ad un uditorio composto anche dagli studenti cattolici della Fuci. Il religioso ha elogiato la Polonia, che ha varato «una legge per cui anche il feto malformato non si può abortire. Oggi una cosa simile provate a dirla in Italia». Ma è difficile da dire anche in Polonia, per la verità, dato che contro quella legge ci sono state tante proteste e manifestazioni di piazza da mettere in difficoltà il governo locale. Don Leonesi però forse non lo sapeva e ha citato l’ispirazione di Santa Faustina: «la rinascita della Chiesa sarebbe iniziata dalla Polonia».

 «Guardate, fratelli, possiamo dire tutto - ha osservato - ma l'aborto è il più grave degli scempi: mi verrebbe da dire una cosa ma poi scandalizzo mezzo mondo. E’ più grave un aborto o un atto di pedofilia? Scusate, il problema di fondo è che siamo così impastati in una determinata mentalità... Con questo non voglio dire che l’atto di pedofilia non sia niente, è una cosa gravissima. Ma cosa è più grave?», senza citare i tanti scandali che hanno coinvolto la Chiesa. E in chiusura ha ricordato il sacramento del matrimonio cristiano e la sottomissione della moglie al marito, con un auspicio: «Che il Signore ci conceda una nuova generazione di politici cristiani che invertano la tendenza!».

L’omelia ha provocato un terremoto. Sinistra Italiana ha chiesto «al mondo cattolico» di prendere la distanze dal «negazionismo, oscurantismo, maschilismo esasperato» delle parole di don Leonesi, «una visione della società arcaica e patriarcale di fronte alla quale il silenzio e l’indifferenza non sono ammessi». Parole infelici, quelle del religioso, o intimo convincimento, alla fine è dovuto intervenire anche il vescovo Nazzareno Marconi, per spiegare che «con il linguaggio provocatorio del pensiero e della riflessione, tipico di una omelia, don Andrea Leonesi ha messo in guardia da una mentalità oggi imperante che ci fa guardare giustamente al dramma della pedofilia come ad una battaglia che tutti ci deve vedere coinvolti, ma non ci mobilita allo stesso modo per garantire a ogni donna il diritto a non abortire.

L’aborto è l’unica scelta concretamente lasciata anche a una sola donna, perché tutta la società non ha fatto di tutto e di più per aiutarla». Un insegnamento rivolto in particolare ai giovani laici della Fuci. Mons. Marconi ha anche precisato il concetto di «sottomissione" nel matrimonio, «che con un bel paradosso letterario san Paolo nella lettera agli Efesini descrive come una perenne gara nella mutua sottomissione: 'siate sottomessi gli uni agli altrì». Infine rintuzza le critiche, anche da un punto di vista storico: «oggi nessun docente universitario competente userebbe più la metafora del Medioevo come 'epoca di oscurantismò tipica di certa letteratura polemica del '700. Non siamo più nel XVIII secolo». E forse allude all’epoca dell’Illuminismo.