Sei in Italiamondo

MALTRATTAMENTI

Anziani nudi e legati, scoperta casa riposo degli orrori nel catanese

06 novembre 2020, 08:50

Anziani nudi e legati, scoperta casa riposo degli orrori nel catanese

 

Anziani completamente nudi, insultati, lasciati per terra insieme ai loro escrementi, incastrati tra le sbarre di protezione del proprio letto, con vistose ferite. Alcuni venivano legati o sottoposti a terapie con farmaci scaduti. E’ una vera e propria casa di riposo degli orrori quella scoperta ad Aci Sant’Antonio, nel Catanese, nell’ambito di un’inchiesta condotta dai carabinieri e coordinata dalla Procura etnea. Quattro gli indagati. Pietro Giovanni Marchese, 60 anni, amministratore unico della casa di riposo «San Camillo s.r.l.», e i dipendenti Giuseppina Giovanna Coco, 37 anni; Rosaria Marianna Vasta e Alessandra Di Mauro, entrambe di 41. Per Marchese è stato disposto il divieto di esercitare l’attività imprenditoriale per un anno; nei confronti delle tre dipendenti, invece, divieto di esercitare la professione all’interno di case di riposo e strutture di assistenza per anziani per 9 mesi.


Per gli inquirenti le dipendenti «non prestavano assistenza agli ospiti, anche a fronte delle loro ripetute richieste d’aiuto; in diverse occasioni li legavano ai tavoli o ai letti per non farli muovere; li lavavano con l’acqua fredda o, per punizione, non li cambiavano a seguito dell’espletamento dei loro bisogni fisiologici o li lasciavano nel letto con le lenzuola sporche; li lavavano con il sapone della lavatrice, deridendoli poi per il loro profumo di ‘aloe verà; cercavano di curare la scabbia, come da precise indicazioni del titolare, con semplici impacchi di olio di oliva in luogo della corretta terapia farmacologica; somministravano agli ospiti farmaci scaduti.» E inoltre «li denigravano, mortificavano ed insultavano abitualmente» con frasi come «’schifoso, sporco, più schifo di te non ce n’è, non mi rompere la...’» o «’che schifo di persona, che schifo, educazione zero, ora la lascio sulla sedia tutto sporco di pipì, come i porcì«, questo rivolto a una persona di 100 anni che poi ‘per punizionè era costretto a mettersi a letto da solo; e ancora: «è un ignorante, maleducato, facchino ed uno schifo di persona.» Minacciata un’anziana «di legarla, lasciarla piena di feci e di non lavarla.» . 


L’indagine trae origine dal sequestro di alcuni cellulari, avvenuto nel luglio del 2019. All’interno del telefono di Coco sono state individuate numerose foto, scattate all’interno della casa di riposo tra marzo e giugno 2019, che ritraevano maltrattamenti ai danni degli anziani degenti. Risalta in particolare la foto di una piaga da decubito in una paziente anziana, non adeguatamente curata e notevolmente peggiorata nel tempo. I successivi controlli, effettuati assieme al Nucleo Ispettorato del Lavoro di Catania, hanno accertato come all’interno di una delle camere da letto poste al primo piano, un ospite era letteralmente bloccato nel proprio letto, impossibilitato ad alzarsi e causa di alcune sedie e un divano posizionati ai lati del letto, che ne impedivano qualsiasi movimento. Appurata inoltre la presenza di 11 lavoratrici in nero, tra cui due delle indagate, e alcune di queste deferite in stato di libertà per aver percepito illecitamente il reddito di cittadinanza.


Secondo gli investigatori l’amministratore della struttura, titolare di una posizione di garanzia nei confronti degli ospiti affidati alla casa di riposo, «aveva omesso di vigilare sul personale dipendente così da non impedire loro di maltrattare gli anziani degenti della struttura e di creare un clima abituale di vessazioni, umiliazioni e mortificazioni in danno dei medesimi; disinteressandosi della cura, anche medica, e dell’assistenza degli anziani e delle precarie condizioni igienico-sanitarie della casa di riposo (laddove nella medesima sono stati avvistati dei topi e gli anziani hanno contratto la scabbia), così aggravando lo stato di sofferenza fisica e psichica degli ospitati». Appurato inoltre come «tale comportamento negligente da parte del titolare abbia consentito alla tre dipendenti, come persone cui erano affidati per ragioni di cura e assistenza gli anziani ricoverati, di maltrattarli.»