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Appello per salvare le api: mettete delle piante sui balconi

di Alessandra Moneti -

08 novembre 2020, 19:05

Appello per salvare le api:  mettete delle piante sui balconi

In una Italia a mobilità frenata dall’emergenza sanitaria, anche chiusi in casa in lockdown si può essere concretamente amici delle api in una sorta di pronto soccorso da 'remotò. 
«Basta avere una pianta di rosmarino, di melissa o di lavanda in terrazza per dare una mano agli apicoltori. Così come vanno bene le fragole in balcone o la moda degli alveari sui tetti, tanto in voga a Parigi come a Kiev in Ucraina, sono un bel modo per sostenere l’apistica che è una delle attività agricole più fragili». 


A dirlo è l’esperto apistico marchigiano Pierluigi Pierantoni, presidente della Cooperativa Apicoltori montani di Matelica, nel sottolineare che «il 2020 è stato un anno No anche per le api e per chi ha fatto del miele, polline e derivati una professione». 
Soprattutto nella prima parte dell’anno faceva troppo freddo nelle terre più alte di notte e le fioriture hanno tardato. Non così disastroso come il 2018 ma comunque siamo ancora in difficoltà per l’assenza delle piogge. «Da qui - dice Pierantoni - l’appello a chi vive in città». 


Anche a Montalcino, sulle colline senesi, che è il primo produttore d’Italia di miele a livello comunale il quadro non è roseo. Un giovane apicoltore come Federico Ciacci pratica il nomadismo degli alveari per spostare le api laddove ci sono le fioriture delle piante melliffere. «La nostra - racconta - è un’azienda nata negli anni Settanta prima come hobby del nonno, poi come lavoro. Abbiamo 400 arnie e vendiamo in vendita diretta ma nell’anno del Covid l’azzeramento dei mercatini ci sta tagliando le gambe. Per la produzione spostiamo le arnie nel territorio della Val d’Orcia fino a sopra Pistoia: per fare i monovarietali, uno dei nostri dieci monoflora, bisogna spostare le arnie una settimana prima delle fioritura e lasciarle in loco fino al termine. Ma nonostante tanto impegno l’apicoltura soffre i cambiamenti climatici, le malattie delle api e in particolare la varroa che si è trasferita dall’indica selvatica all’ape nostrana. E ci costringe ai trattamenti, senza i quali morirebbero il 90% delle api». «A questo flagello si aggiungono inquinamento e pesticidi. L’annata è stata difficile per l'apicoltura, dobbiamo nutrire le api che non hanno fatto miele per la siccità con punte di calo produttivo del 60%» sottolinea l'apicoltore toscano che paventa il rischio di prezzi del miele alle stelle quest’anno perchè i costi di allevamento sono diventati altissimi e le rese produttive risultano in forte declino.