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Boccia: "Un covid-hotel in ogni provincia (meno pressione sugli ospedali)"

12 novembre 2020, 20:37

Boccia: "Un covid-hotel in ogni provincia (meno pressione sugli ospedali)"

La parola d’ordine per raffreddare la pressione sugli ospedali è curare i pazienti Covid a domicilio. Perlomeno chi non ha bisogno delle terapie che solo i reparti ospedalieri possono offrire. In serata il nuovo corso ha preso forma con l’incarico dato dal ministro Francesco Boccia al commissario Domenico Arcuri di «attivarsi, d’accordo con Regioni e Comuni, e mettere a disposizione il più alto numero possibile di Covid Hotel per ridurre la pressione sui reparti ospedalieri e curare i contagiati senza sintomi gravi che hanno difficoltà a restare in isolamento domiciliare». L’obiettivo è di avere un Covid hotel in ogni provincia del territorio nazionale, pari a 110 strutture dove fare confluire i contagiati con sintomi non gravi. Le linee guida per i medici che seguono i pazienti a domicilio, reclamate da mesi a gran voce dai camici bianchi, e annunciate ieri dal presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli, sembrano essere ora in dirittura d’arrivo. La bozza del documento, stando a quanto si è appreso, sarebbe già pronta. Vi sarebbero però delle perplessità da parte dei medici di famiglia in relazione al tema della sicurezza. A coordinare la Commissione nazionale, su nomina di Agenas, è il direttore della clinica di Malattie Infettive del San Martino, Matteo Bassetti. Un nome che oggi ha sollevato la protesta di 2.500 medici che hanno firmato una petizione indirizzata al ministro della Salute in cui sostengono che «Le dichiarazioni del professore, rese pubbliche sin dall’inizio della pandemia, si sono dimostrate fuorvianti, l’atteggiamento più corretto non poteva e non doveva essere quello delle affermazioni perentorie e delle previsioni incaute. Non ci sentiamo rappresentati da una figura professionale come la sua». Intanto in attesa che il documento definitivo della Commissione sia pronto, le Regioni si stanno muovendo autonomamente con loro linee di indirizzo ed ordinanze. Per questa sera è previsto il documento del Piemonte, mentre ieri è arrivato sulla scrivania dei medici di famiglia del Lazio l’ordinanza firmata dal presidente Nicola Zingaretti In Campania le direttive sono state fornite dalle singole Asl, mentre l’Emilia Romagna ha da tempo prodotto indicazioni precise. 
Tuttavia il problema dell’organizzazione delle cure domiciliari non è di facile approccio. «Serve un protocollo di utilizzo omogeneo, con compiti definiti e funzioni chiare», dice Il segretario regionale della Fimmg Piemonte, Roberto Venesia, «bisognerebbe mettere in campo più Usca (Unità speciali di assistenza territoriale) per i pazienti Covid a domicilio e lasciare noi medici di famiglia a curare tutti gli altri». 
Le Usca, previste dal Dl Cura Italia, in buona parte delle regioni restano un «mistero», commenta il segretario nazionale della Federazione dei medici di Medicina generale Silvestro Scotti: «Queste Unità in molte zone anzichè rapportarsi con noi, vengono utilizzati da Dipartimenti di prevenzione per impegni diversi». 
Insomma, decreti e linee di indirizzo sulla carta sembrano poter funzionare, ma alla prova dei fatti incontrano più di uno scoglio. «Qualcosa che non funziona sulla medicina territoriale c'è dall’inizio dell’epidemia, i medici lamentano una importante carenza della organizzazione, della disponibilità di presidi, della gestione complessiva» , ha commentato l'infettivologo dell’Ospedale Sacco di Milano Massimo Galli. «Un aspetto pesante da sopportare è la povertà di farmaci di cui disponiamo , vengono usati molti antibiotici che non servono a nulla, le possibilità terapeutiche a domicilio sono molto limitate». Eppure curare i pazienti a casa è il mantra per tutti gli esperti della pandemia: oggi il virologo statunitense Anthony Fauci ha lanciato dal sito della rivista Jama un appello invitando scienziati, aziende farmaceutiche a intensificare gli sforzi indicando nelle cure agli esordi (e quindi a domicilio) la via per evitare l'aggravamento dei pazienti e il collasso dei sistemi sanitari.