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CORONAVIRUS

Moderna: il nostro vaccino efficace al 94,5%. Le borse si impennano

16 novembre 2020, 13:50

Moderna: il nostro vaccino efficace al 94,5%. Le borse si impennano

Dopo quello di AstraZeneca e Università di Oxford, l’Ema (Agenzia europea del farmaco) ha iniziato ad analizzare i dati del vaccino mRna-1273 anti-Covid sviluppato da Moderna Biotech Spain, società controllata dall’americana Moderna. Come precisa l’Ema sul suo sito, si è deciso di partire con la procedura del rolling review, primo passo dell’iter di approvazione, sulla base dei risultati preliminari degli studi non clinici e dei primi studi clinici fatti sugli adulti, che sembrano indicare che il vaccino stimoli la produzione di anticorpi e cellule immunitarie T contro il virus SarsCov2.  Moderna ha annunciato in un comunicato che il suo vaccino contro il Covid ha una efficacia del 94.5%.  

L’azienda Moderna ha annunciato una durata di conservazione più lunga per il suo candidato vaccino mRNA-1273 contro il COVID-19 a «temperature di refrigerazione». Si prevede infatti che il candidato vaccino rimanga stabile a temperature standard di refrigerazione tra 2 e 8 C per 30 giorni, rispetto alla precedente stima di 7 giorni. Inoltre si prevedono condizioni di trasporto e conservazione a lungo termine a temperature standard del congelatore di -20 C per 6 mesi. Lo rende noto l’azienda. 

L’azienda statunitense Moderna prevede di disporre di circa 20 milioni di dosi di vaccino anti Covid entro la fine del 2020 da destinare agli Usa. L’azienda rende inoltre noto di essere sulla buona strada per la produzione totale di 500 milioni-1 miliardo di dosi nel 2021. 

 Il vaccino mRNA-1273 è distribuibile, precisa Moderna, «utilizzando l’infrastruttura di somministrazione e stoccaggio del vaccino ampiamente disponibile e non è richiesta alcuna diluizione prima della vaccinazione». 
«Riteniamo che i nostri investimenti nella tecnologia di distribuzione dell’mRNA e nello sviluppo del processo di produzione ci permetteranno di conservare e spedire il nostro candidato vaccino contro il COVID-19 a temperature che si trovano comunemente nei congelatori e nei frigoriferi farmaceutici prontamente disponibili», ha dichiarato Juan Andres, Chief Technical Operations and Quality Officer di Moderna. 
«Siamo lieti di presentare queste condizioni di stabilità estesa per l’mRNA-1273 alle autorità per l’approvazione. La possibilità di conservare il nostro vaccino fino a 6 mesi a -20 C, inclusi fino a 30 giorni in condizioni normali di frigorifero dopo lo scongelamento, è uno sviluppo importante e consentirebbe una distribuzione più semplice e una maggiore flessibilità per facilitare una vaccinazione su più ampia scala negli Stati Uniti e in altre parti del mondo». 

L’azienda statunitense Moderna prevede di disporre di circa 20 milioni di dosi di vaccino anti Covid entro la fine del 2020 da destinare agli Usa. L’azienda rende inoltre noto di essere sulla buona strada per la produzione totale di 500 milioni-1 miliardo di dosi nel 2021.

Le Borse europee si sono messe a correre per la notizia che il vaccino sviluppato da Moderna si è dimostrato efficace al 94,5%. Madrid (+3%) guida la corsa seguita da Parigi e Milano (entrambre +2,2%). 

 Il risultato annunciato nella sperimentazione del vaccino americano anti-Covid dai laboratori Moderna, che rivendicano un’efficacia pari al 94,5% nei test (contro il 90% dichiarato dal prototipo quasi gemello della Pfizer e il 92% evocato dai russi del progetto Sputnik) è «straordinario». Se ne è detta convinta, in un commento a caldo raccolto dalla Bbc, la professoressa Trudie Lang, direttrice presso l’università britannica di Oxford della rete di cooperazione scientifica internazionale Global Health Network nella ricerca globale su infezioni come malaria, tubercolosi ed Ebola. 
«Mai visto nulla di simile», ha affermato Lang, sottolineando come gli annunci di Pfizer prima e di Moderna poi si richiamino a «dati di vaccini elaborati con la stessa tecnologia, ma in trial di sperimentazione completamente diversi, che mostrano entrambi esiti davvero esaltanti». La scienziata di Oxford - ateneo che è stato il primo ad arrivare alla fase 3 di un candidato vaccino (basato su una tecnica differente rispetto ai due prototipi Usa), ma che deve ancora annunciare la propria percentuale preliminare di successo - ha quindi negato che la corsa al rimedio contro il coronavirus vada interpretata come una gara, interpretandone semmai il potenziale successo come il frutto di «un’enorme collaborazione e focalizzazione globale" sviluppatasi in particolare in questo campo dal tempo dell’emergenza Ebola. 
Il governo britannico non ha finora potuto prenotare dosi del prototipo Moderna (monopolizzate in larga parte in vista d’una futura produzione di massa da Washington), mentre ne ha ordinate circa 50 milioni del vaccino Pfizer e circa 300 milioni totali includendo anche quelle del progetto Oxford/AstraZeneca e di altri 5 candidati in via di elaborazione nel Regno Unito o in altri Paesi.