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Il 12% dei contagiati sono bambini e adolescenti: due terzi di loro hanno 10-19 anni

17 novembre 2020, 19:24

Il 12% dei contagiati sono bambini e adolescenti: due terzi di loro hanno 10-19 anni

Dall’inizio della pandemia sono stati 126.622 i bambini e gli adolescenti risultati positivi al Covid-19, pari a circa il 12% del totale dei contagiati. Di questi, 36.622, circa un terzo, hanno tra 0 e 9 anni e molti di più, circa 90.000, tra 10 e 19 anni. La maggior parte ha avuto forme lievi, «con un tasso di letalità bassissimo ma, se i contagi dovessero aumentare, soprattutto i fragili, potrebbero andare incontro a problemi importanti». A fornire il quadro più completo ed aggiornato è la Società Italiana di Pediatria, sulla base dei dati dell’Istituto Superiore di sanità (Iss), in vista del Congresso straordinario «La Pediatria italiana e la pandemia da Sars-CoV-2» che si terrà il 27 e 28 novembre. 


«Evento drammatico e inatteso, questa pandemia ha sconvolto l'intero pianeta al punto da rappresentare uno spartiacque epocale tra ciò che è stata la vita prima del Covid e cosa sarà dopo il Covid. Pertanto, - afferma Alberto Villani, presidente Sip - abbiamo deciso di dedicare a questo importante tema un evento virtuale nazionale di aggiornamento e formazione per pediatri». Il primo Congresso straordinario interamente digitale della Sip, raccoglierà i contributi delle 17 Società scientifiche affiliate, degli 11 Gruppi di studio Sip dedicati a specifiche tematiche e delle 19 Sezioni regionali. Uno degli aspetti di cui si discuterà sono i trattamenti farmacologici per i più piccoli. «Nella prima ondata dell’epidemia - spiega Luisa Galli, segretario del gruppo di studio di farmacologia pediatrica della Sip - l’azitromicina, è stato il farmaco più di frequente somministrato a casa ai bambini, ma recenti studi hanno sfatato l’utilità di questo antibiotico. Negli adolescenti è stata prescritta anche l’idrossiclorochina, un antimalarico che pure si è visto non avere grandi effetti». E’ bene ribadire, precisa l’esperta, come, «a meno che si non si tratti di bambini con asma grave, cardiopatici o altre patologie di base, i genitori non devono dare nulla oltre il paracetamolo e mantenere uno stretto contatto con il pediatra». Tuttavia, prosegue Galli, «un bambino Covid-positivo con febbre alta che non recede oppure con sintomi respiratori importanti, o con disidratazione causata da vomito e diarrea, va portato in ospedale per una valutazione».

Tra i più piccoli i ricoveri Covid sono stati pochi e non c'è un problema di sovraffollamento dei reparti pediatrici. «Qualche caso di polmonite grave in terapia intensiva c'è stato ma molto pochi rispetto agli adulti. I casi gravi hanno riguardato invece le sindromi infiammatorie sistemiche a genesi autoimmunitaria, a volte simili alla Kawasaki, altre volte simili allo shock settico e in tal caso colpiscono tutti gli organi inclusi reni e fegato». In questi casi si interviene con cortisonici e antivirali, come il remdesivir, ma anche con inibitori delle citochine. 
Tra i temi al centro del congresso, anche l’effetto dell’emergenza Covid-19 sui bambini con patologie oncologiche, allergie, diabete, disabilità e malattie rare, ma ampio spazio sarà dato all’impatto della pandemia sulla povertà e le diseguaglianze, sulle vaccinazioni, sull'attività dei pronto soccorso, sugli stili di vita e le conseguenze psicologiche delle restrizioni.