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Covid, oggi 34.282 i nuovi casi e 753 i morti in Italia. Speranza: "Sacrifici duri ma necessari a piegare la curva"

18 novembre 2020, 17:55

Covid, oggi 34.282 i nuovi casi e 753 i morti in Italia. Speranza: "Sacrifici duri ma necessari a piegare la curva"

Sale il numero dei nuovi malati di Covid e delle vititme nelle ultime 24 ore: sono 34.282 (ieri erano 32.191) e 753 i morti che portano a 47.217 il totale delle vittime (ieri erano 731). 

Le terapie intensive crescono di 58 unità mentre i ricoveri nei reparti covid di 430. I guariti/dimessi sono 24.169 nelle ultime 24 ore, che porta il totale a 481.967.  La regione più colpita resta la Lombardia con 7.633 nuovi contagi, seguita dalla Campania con 3.657, e dal Piemonte con 3.281.

Speranza: "Sacrifici duri ma necessari a piegare la curva"

Quando si chiudono attività economiche e commerciali si chiedono dei sacrifici e noi siamo molto consapevoli dei sacrifici che stiamo chiedendo. Ma sono indispensabili perchè senza di questi la curva non è piegabile. Farli serve a salvare la vita delle persone e a rendere meno pesante il carico su medici, professionisti sanitari e strutture». Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza, intervenendo durante l’assemblea Anci, in merito alle ordinanze che hanno determinato le aree rosse o arancioni. 

Anestesisti: solo 8.000 terapie intensive sono realmente attive

«La difficoltà delle terapie intensive è ormai trasversale a molte regioni, ed è in generale maggiore nei centri urbani più grandi. Ma c'è anche un divario tra posti in rianimazione annunciati e quelli reali. Rispetto ai 5.000 pre Covid ne contiamo ora non più di 8.000, quindi lontani dai 10.000 annunciati dal Commissario Arcuri. Inoltre, i dati sono particolarmente sovrastimati in alcune regioni, come la Calabria, dove molti dei posti annunciati sono poco più di un cantiere e dove preoccupa la carenza di specialisti». A spiegarlo all’ANSA è Alessandro Vergallo, presidente nazionale dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani - Emergenza area critica (Aaroi-Emac). 
Gli anestesisti hanno iniziato a lanciare l’allarme saturazione delle terapie intensive ben prima dell’applicazione dei provvedimenti restrittivi. «Assistiamo oggi a quanto prevedevamo dai primi di ottobre, quando abbiamo iniziato a dire che la curva dei contagi iniziava crescere in modo esponenziale. Fino a prima delle misure assistevamo a un raddoppio dei casi circa ogni 10 giorni, oggi l’accelerazione della crescita è diminuita e assistiamo a un lieve rallentamento dell’aumento giornaliero. Gli effetti però sono ancora poco apprezzabili sulle terapie intensive, dato il ritardo di circa 20 giorni dei ricoveri rispetto ai contagi». 
In Italia ci sono, tra pubblico e privato, 18.000 anestesisti rianimatori, di questi circa 14.500 sono quelli che lavorano in ospedali pubblici. «Ma il virus non è nè morto nè si è indebolito e per combatterlo stiamo saltando riposi, facendo turni più lunghi, ottimizzando al massimo il tempo che dedichiamo ai nostri pazienti. Limitarsi a moltiplicare i posti in terapia intensiva - conclude - non è la soluzione alla seconda ondata, anche perchè siamo troppo pochi».

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