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BRESCIA

‌Uccisa dall'amante: 16 anni in appello. L'ira della sorella

27 novembre 2020, 22:34

‌Uccisa dall'amante: 16 anni in appello. L'ira della sorella

La Corte d’appello di Brescia ha confermato la condanna a 16 anni di carcere per Fabrizio Pasini, l’ex sindacalista che nell’estate del 2018 uccise la collega e amante Manuela Bailo, 35 anni, nascondendo il cadavere nelle campagne cremonesi prima di partire per due settimane in vacanza in Sardegna con moglie e figli. Una pena troppo mite, per la sorella della vittima: «E' inaccettabile», ha commentato Arianna Bailo. 


Pasini già in primo grado era stato condannato a 16 anni di carcere perché i giudici non avevano ritenuto che l’omicidio fosse stato premeditato. La procura generale oggi ha chiesto la condanna a 30 anni, contestando anche l’aggravante della premeditazione, ma la Corte d’appello non ha accolto la richiesta confermando la condanna di primo grado. 
Motivando quella decisione, il gup aveva sostenuto che Pasini «non aveva programmato il delitto». Altrimenti «non si comprende perché l’imputato abbia atteso le 4 di notte per commettere il delitto anzichè agire nell’ampio lasso di tempo in cui era fuori casa». 

La versione di Pasini, «l'ho spinta dalle scale, è caduta e ha picchiato la testa» non è mai stata ritenuta credibile. «Una tesi del tutto inattendibile», l’ha definita il gup: «la donna è stata colpita alla testa, stordita e poco dopo sgozzata con uno strumento da taglio mediante almeno un duplice passaggio di lama». 

Anche sul movente non ci sarebbero dubbi. Pasini, la sera del 28 luglio 2018, voleva tornare a casa dalla moglie con la quale tre giorni dopo sarebbe partito per una vacanza di due settimane in Sardegna. Manuela invece non sapeva nulla del viaggio già organizzato. «L'omicidio - si legge nella sentenza di primo grado - trova dunque plausibile spiegazione nell’incapacità di Pasini di risolvere la situazione in cui è venuto a trovarsi quella sera e non avendo la forza di affrontarla non ha trovato altra soluzione che uccidere la ragazza». L’imputato, «non riuscendo ad allontanarla con le solite bugie, anzichè ammettere la verita», ha ritenuto di poter risolvere la situazione togliendole la vita». 

La sentenza di secondo grado, che ha confermato quella del gup, è stata commentata con rabbia e delusione dalla sorella della vittima. «Due giorni fa - ha detto Arianna Bailo - è stata la giornata per l’eliminazione della violenza contro la donna e poi arrivano sentenze di condanne a 16 anni per omicidio. Come si fa a dire ad una donna di andare a denunciare? Mia sorella è stata uccisa, abbandonata in una vasca di liquami e poi lui è andato in vacanza in Sardegna con la famiglia. E’ inaccettabile una pena di 16 anni».