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tragedia

Il jazzista Adriano Urso morto mentre faceva il rider

Appello del fratello: "Noi dimenticati, cambi qualcosa"

di Cecilia Ferrara -

02 febbraio 2021, 17:53

Il jazzista Adriano Urso morto mentre faceva il rider

«Noi eravamo una vera e propria industria musicale, abbiamo iniziato nel '94 a fare i primi concerti quando eravamo molto giovani, a scrivere musica e organizzare gruppi. Ognuno aveva le sue mansioni: io mi occupavo di orchestrare, di sistemare la parte musicale e lui scriveva l'arrangiamento, abbiamo sempre lavorato insieme». Emanuele Urso, 37 anni, clarinettista e leader della band «Eu The King of Swing», assieme a suo fratello Adriano pianista, è uno dei protagonisti della scena jazz romana. La loro passione viene dal padre, contrabbassista e liutaio, che in passato ha accompagnato i più grandi jazzisti americani che passavano da Roma, da Chet Baker a Dexter Gordon.

Adriano, 41 anni, è morto lo scorso 10 gennaio per un infarto che ha avuto mentre stava effettuando una consegna per la multinazionale del cibo a domicilio Just Eat. L’auto si era fermata e Adriano aveva provato a farla ripartire a spinta, lo sforzo sembrerebbe aver provocato l’attacco di cuore. 

La sua morte è diventata il simbolo di come il Paese si sia scordato, nell’emergenza Covid, degli artisti e dei musicisti.

«Noi siamo stati fermi dal 9 marzo a metà luglio. 

All’inizio l'abbiamo presa bene perchè una pausa dopo tanti anni di un lavoro non esistono domeniche nè vacanze ci poteva stare, - racconta Emanuele -. Poi c'è stata una parentesi estiva in cui abbiamo lavorato tantissimo, facevamo tre concerti a settimana. Eravamo molto felici, non ci aspettavamo che in ottobre sarebbe successo di nuovo>. La Eu The King of Swing aveva già 30 concerti fissati fino a gennaio, tutti saltati per le restrizioni anticovid. «Questa chiusura nuova è stata il colpo di grazia per Adriano - continua il fratello -, ci aveva sperato, già non suonare quattro mesi erano molti per un musicista>. Adriano ha provato ad usare la sua laurea in Farmacia per essere di aiuto, ma non ha trovato nulla e allora ha iniziato a fare le consegne per Just Eat.

«Da una parte voleva rendersi utile - spiega Emanuele -, aveva alcuni amici che avevano preso a fare consegne, perchè diversi musicisti si sono ritrovati a rimettersi in gioco in questo periodo». 

Aveva iniziato da meno di un mese, negli ultimi giorni aveva un dolore al petto, ma era convinto che fossero dolori reumatici, l’11 gennaio avrebbe dovuto avere una visita, ma il 10 notte è morto. 

«Se non fosse andato a lavorare quella sera forse non sarebbe successo, chi lo sa», sospira il fratello. «Una cosa è certa però - dice Emanuele - Adriano era arrabbiato per come erano state gestite le cose: il lockdown, poi di nuovo i concerti e poi di nuovo tutti a casa, in particolare loro, i musicisti. Questa categoria non è stata minimamente considerata - continua -. Mi ricordo che durante il lockdown sentivamo i discorsi del presidente del Consiglio, non si parlava mai di artisti o di musicisti e questo ci faceva molto male».

Non solo, i sussidi per i lavoratori dello spettacolo sono stati pensati per arrivare ad una minima parte dei lavoratori dello spettacolo. <Gli artisti 'vivonò molto di rispetto, sarebbe bastata una parola in più, far capire che anche noi siamo importanti per questa società». Adriano è diventato il simbolo di questo abbandono: «Non pensavo che saremmo dovuti arrivare a questo - dice Emanuele -, ci si poteva svegliare prima. 

Nonostante questo dolore spero che quello che è successo a mio fratello possa davvero cambiare le cose>. Intanto, la famiglia Urso e gli amici di Adriano stanno già pensando ad un’associazione culturale a suo nome che possa iniziare a fare questo cambiamento e soprattutto possa portare avanti la sua musica. 

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