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385 vittime e 13.442 nuovi positivi in Italia

06 febbraio 2021, 17:30

385 vittime e 13.442 nuovi positivi in Italia

Nelle ultime 24 ore sono stati 13.442 - in lieve calo rispetto ai 14.218 di ieri - i test positivi al coronavirus registrati in Italia, secondo il monitoraggio quotidiano del ministero della Salute. Le vittime sono 385, sette in più di ieri.  Sono stati 282.407 i test (tamponi molecolari e antigenici) effettuati nelle ultime 24 ore in Italia (circa 12mila in più di ieri), con un tasso di positività del 4,7% (ieri era stato del 5,2%). Sono i dati del ministero della Salute.  

Sono 2.487.314 le dosi di vaccino somministrate alle 18.50 secondo i dati forniti dal sito del ministero della Salute. Il totale delle persone vaccinate anche con il richiamo è salito a 1.078.035. Il sito riporta il totale di 2.899.935 vaccini distribuiti (dato che non tiene conto dell’arrivo odierno di Astrazeneca): al momento sono stati utilizzati l’85,8% delle dosi date alle regioni. 

Tutta la provincia di Perugia e sei piccoli comuni del Ternano saranno da lunedì prossimo in zona rossa. Lo prevede un’ordinanza che la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, si appresta a firmare. La presidente ha illustrato il provvedimento a tutti i sindaci in una lunga riunione terminata in serata. Prevista anche la chiusura totale di nidi e materne. Le disposizioni avrenno validità per due settimane.

 Dieci casi di coronavirus sono emersi al Policlinico Sant'Orsola di Bologna, si tratta di «varianti» - fa sapere l’ospedale - su cui sono in corso analisi ad hoc. Il focolaio è stato rilevato in seguito dello screening sui pazienti ricoverati che viene eseguito tramite tampone ogni tre giorni. I casi emersi, tutti asintomatici, sono nel reparto di Gastroenterologia: si tratta di quattro operatori e sei pazienti. «Una seconda analisi ha poi evidenziato che si tratta di varianti del Coronavirus, ancora in fase di definizione il tipo di variante», si legge nel comunicato del Sant'Orsola. 
Immediate le misure di precauzione adottate per evitare la diffusione del contagio: in Gastroenterologia non sono stati più ricoverati altri pazienti e i casi positivi sono stati trasferiti nei reparti Covid dell’ospedale. Sono stati anche eseguiti nuovamente i tamponi ai pazienti e agli operatori, risultati tutti negativi. Il tampone verrà ripetuto anche nei prossimi due giorni. Potenziata la dotazione di dispositivi di protezione individuale fornendo a pazienti e operatori le maschere Ffp2 e limitate le possibilità di accesso ai parenti.

Folla al centro di Roma nel primo weekend 'giallo'. La polizia locale sta effettuando chiusure a soffietto su vari punti di via del Corso per far defluire le persone. Si tratta di chiusure temporanee 'stop and go' effettuate in vari punti della strada tra cui largo Goldoni. Chiusure anche in piazze principali a San Lorenzo e a piazza Bologna per sciogliere affollamenti. Nell’area del Tridente, oltre via del Corso anche via Sistina, Trinità de Monti e nelle aree intorno piazza Navona. Scene analoghe nel resto del Paese, A Napoli enormi serpentoni di cittadini nelle vie dello shopping, sul lungomare ed in fila per gli aperitivi, A Torino allarme per la movida selvaggia a Vanchiglia, luogo molto frequentato dai giovani, Clienti in attesa fuori da diversi negozi e tutti i posti disponibili occupati nei bar a Milano. A Venezia pieni all’inverosimile nel pomeriggio i consueti luoghi di ritrovo dei giovani a Rialto, in Campo degli Osmenisi e Campo Bella Viella ai piedi del Tribunale. A Palermo, nonostante la zona arancione e le ordinanze anti-assembramento, la temperatura di 26 gradi ha fatto scattare la corsa alla spiaggia di Mondello, 

Pienone nei ristoranti nel primo weekend dell’Italia in giallo. Complice il sole e il clima mite, tanti italiani sono andati a mangiare fuori tra trattorie, pizzerie e agriturismi. Un rito atteso dai quasi 7 persone su 10 che, secondo Coldiretti, andavano a pranzo fuori almeno un sabato o una domenica al mese prima dell’emergenza Covid. Nella Capitale e nel suo hinterland, con la giornata quasi primaverile, i ristoratori hanno calcolato ben 5 milioni di incassi in un solo giorno. Assalto anche ai parchi e alle spiagge tra sport all’aperto e passeggiate. 
Il sole e le temperature sui venti gradi hanno fatto esplodere la voglia di libertà dei campani: a Napoli bar e ristoranti pieni con lunghe file. Secondo la Coldiretti la ripartenza con servizio al tavolo o al bancone ha interessato 293mila fra ristoranti, pizzerie, bar ed agriturismi sopravvissuti alle chiusure. Con l’eccezione dei pubblici esercizi in Umbria, Puglia, Sardegna, Sicilia e la Provincia di Bolzano che restano ancora zone arancioni. 
«Le riaperture rappresentano - sottolinea Coldiretti - un’opportunità per 47,8 milioni di italiani residenti nelle regioni gialle che sono stati costretti a rinunciare al pranzo fuori casa nel fine settimana, ma è anche un’importante boccata di ossigeno per le attività di ristorazione che si classificano tra quelle più duramente colpite dalle misure restrittive per la pandemia: quasi dimezzato il fatturato (-48%) per una perdita complessiva di quasi 41 miliardi di euro, secondo le stime». L'apertura serale dei ristoranti nelle regioni gialle «non può più attendere», secondo il presidente nazionale della Fapi (Federazione autonoma piccole imprese) Gino Sciotto."La ristorazione - aggiunge - è in crisi in tutto il Paese, anche per questo auspichiamo che il Governo Draghi, appena sarà nel pieno delle proprie funzioni, possa procedere con le aperture serali di tutti i locali adibiti alla somministrazione di cibi e bevande».  Intanto si va all’incasso dei buoni risultati di oggi. Il numero uno della Fiepet-Confesercenti del Lazio Claudio Pica segnala «dati impressionanti, dal centro di Roma fino al mare, la gente con il clima mite ha avvertito l’esigenza di uscire. Stimiamo per la provincia un fatturato di 5 milioni solo in un giorno». L’appello a tutti, però, è «a mantenere le distanze ed evitare assembramenti. Non dobbiamo abbassare la guardia, in primis per la salute a poi anche per l’economia - afferma Pica -: meglio una lenta ripresa ma duratura che gli stop and go». 
Venerdì pomeriggio, i vigili hanno dovuto chiudere una piazza della movida di Roma, a San Lorenzo, a causa della folla. Maggior afflusso di gente anche nel centro storico. Più controlli delle forze dell’ordine a Fiumicino, dove i ristoranti fronte mare sono stati in piena attività. Alternativa alla cucina sono le passeggiate lungo i moli dei porti, sul pontile e sul lungomare. 

Folla e assembramenti nel centro di Pescara, nel giorno in cui il sindaco, a causa dell’aumento dei contagi, dispone la chiusura di tutte le scuole e mentre il territorio provinciale registra il record assoluto di nuovi casi accertati in 24 ore. Tante le persone a passeggio lungo le vie dello shopping. Presi d’assalto i locali della zona di piazza Muzii, distretto food and beverage più grande d’Abruzzo. In quella zona c'è stata anche una rissa, poi sedata dalle forze dell’ordine: tre giovani saranno denunciati, uno è rimasto ferito. Sanzione e chiusura per un locale che ha consentito l'accesso a più clienti di quelli consentiti.  Da metà pomeriggio hanno preso il via gli aperitivi, andati avanti fino a poco dopo le 18, quando le forze dell’ordine hanno chiesto ai clienti di lasciare i tavoli. Tanti i gruppi di ragazzi, spesso con mascherina abbassata, ancora in piazza dopo l'orario di chiusura delle attività. In Abruzzo, oltre al divieto di assembramenti, da oggi vige il più restrittivo divieto di aggregazione, per effetto di un’ordinanza firmata ieri dal presidente della Regione, Marco Marsilio.  «Fa impressione vedere queste immagini brutte» commenta il referente regionale per le emergenze, Alberto Albani, a capo della task force per il coronavirus, a proposito della folla in centro. L’esperto, vista la situazione critica nel Pescarese, rilancia l’appello alla prudenza e al rispetto delle regole e delle misure preventive.  «Forse la gente non si rende conto che siamo in piena emergenza sanitaria. Io devo difendere la categoria, ma devo anche dire a tutti di fare attenzione - interviene il presidente di Confcommercio Pescara, Riccardo Padovano - Il mio è un appello ai miei colleghi: stiamo combattendo un virus, sì alle riaperture, ma disciplinate, tutti facciano rispettare i protocolli, per il bene di tutta la comunità. Comprendo la tragedia economica, ma bisogna anche capire che dobbiamo darci una mano a vicenda».