Sei in Italiamondo

ARCHEOLOGIA

Lunigiana, libro aperto sulla storia: ritrovata un'altra stele

di Lorenzo Sartorio -

12 aprile 2021, 09:55

Lunigiana, libro aperto sulla storia: ritrovata un'altra stele

Una testa di stele di eccezionale bellezza e stato di conservazione, rinvenuta nei giorni scorsi, sarà, come tante altre scovate sotto terra nella «Valle della Luna», gelosamente custodita nel Museo delle statue stele lunigianesi che ha sede a Pontremoli nella prestigiosa cornice del castello del Piagnaro. Il museo pontremolese, di notevole importanza a livello internazionale, è diretto da Angelo Ghiretti, «pramzàn dal sas», insigne archeologo, persona di grande cultura molto sensibile alle tradizioni popolari. Il prezioso reperto, al ritrovamento del quale anche quotidiani nazionali hanno dato ampio risalto, è stato rivenuto da Paolo Pigorini di Carrara, ma di origini pontremolesi. Un cognome che sembra battezzato dal destino in quanto un altro Pigorini (Luigi), illustrissimo archeologo nato a Fontanellato nel 1842 e morto a Padova nel 1925, fu il fondatore degli studi scientifici di preistoria in Italia. A lui è intitolato il Museo Preistorico di Roma all'Eur. 

La testa della stele è stata rinvenuta in località Monte Galletto mentre Pigorini ed il padre Walter stavano salendo l'antica percorrenza acciottolata che, staccandosi dalla Francigena all'altezza della confluenza Magra-Verde (Pontremoli-San Lazzaro), sale al monte Galletto, il colle che sovrasta il complesso conventuale della SS. Annunziata. Un contadino, arando il campo a lato, aveva raccolto le pietre più grandi per accumularle nella sottostante mulattiera, in totale abbandono. Qui Pigorini ha notato un sasso strano a forma di fungo, pulendolo dal terriccio in cui era avvolto, insospettitosi del valore storico che poteva avere quel «sasso», lo ha mostrato al prof. Angelo Ghiretti che lo ha riconosciuto come opera autentica dell' Età del Rame, avvisando immediatamente il funzionario di zona della Soprintendenza Marta Colombo ed il sindaco di Pontremoli Lucia Baracchini. 

« Sono rimasto molto colpito - ha precisato Ghiretti -  dalla raffinatezza del volto. Un volto femminile di quasi 5000 anni fa, con tanto di magnifici orecchini perfettamente conservati. Nel volto ad «U» si evidenziano gli occhi «a pastiglia», come nella celebre testa della Verrucola o in quella di Caprio superiore, recentemente inserita nelle collezioni del Museo grazie al sostegno del Rotary Club Lunigiana». 

«Quello che invece non stupisce - conclude Ghiretti - è il sito di ritrovamento, sul quale mi sono recato più volte alla ricerca di stele perchè, com'ebbe a suggerire Manfredo Giuliani in un suo illuminante studio del 1955 (Il Groppus de Tabernula sulla via di Montebardone e l’oratorio di S. Lazzaro di Pontremoli), all'imbocco della gola dell'Annunziata, si trova l'attraversamento forzato per eccellenza della testata di valle, rammentando come molte altre stele provengano da analoghe posizioni, poste nelle vicinanze di guadi in cui si doveva per forza transitare (Groppoli sul Geriòla, Talavorno sul Màngiola, Pontevecchio sul Bàrdine, Ponticello sul Càprio, Venelia sul Civìglia)». 

Quindi , proprio sulla sella di Monte Galletto, possiamo immaginare esistesse, quasi cinquemila anni fa, un allineamento di statue-stele di cui l’ultima rivenuta sarebbe un frammento caduto nel campo sottostante. A tutt’oggi è ancora aperta la controversa questione del significato delle statue stele della Lunigiana a proposito del quale molte ipotesi sono state formulate. Monumenti segnalatori di percorsi, di confini, di stanziamenti, culto degli antenati, idoli infranti, opere di civiltà aliene, oppure monumenti funerari? E poi ancora, perché il popolo di questi nostri antenati di pietra ha scelto soltanto la Val di Magra ed il suo bacino orografico per lasciare testimonianze della propria presenza, dal momento che nessuna statua stele è stata rinvenuta a Nord di Pontremoli o a Sud di Sarzana oppure, in territorio emiliano, al di là del passo della Cisa o del Lagastrello? 

Oltre le ipotesi avanzate da alcuni ufologi, interessanti, al proposito, sono le tesi illustrate da due studiosi lunigianesi, i professori Giuseppe Benelli e Germano Cavalli, molto legati alla nostra città e che, con il professor Ghiretti, rappresentano il top di studiosi su questo tipo di ritrovamenti. «La Lunigiana storica - ebbero a dire i due studiosi nel corso di un incontro organizzato da Arkeoparma - comprende l’antica diocesi di Luni che s’identifica con i territori posti al confine di Liguria e Toscana, accentrati attorno al bacino del fiume Magra e delimitati dal mare, dal gruppo delle Alpi Apuane, dalla dorsale appenninica e dalle montagne che formano la testata alla valle della Vara. In questa area le antiche popolazioni liguri hanno espresso un originale culto delle statue stele che, per singolari condizioni ambientali, si è mantenuto vivo attraverso i differenti influssi etnici e culturali. Si tratta di figure scolpite nell’arenaria locale e innalzate nel lungo spazio dei tre millenni che hanno preceduto l’arrivo degli antichi Romani. Queste stele sono formate da tre parti distinte: la testa, il busto e la parte inferiore. La testa è ellittica o circolare e la sua parte superiore, sempre rotondeggiante, è separata dal busto, secondo i casi, da una linea profonda, dal rilievo della fascia clavicolare o dal collo. Il busto è rettangolare, ha in alto la fascia clavicolare, ai lati le braccia rotondeggianti. Nelle statue femminili vi sono i seni, in quelle maschili generalmente vi sono figure di armi, l’ascia e il pugnale, nelle immagini più tarde si aggiunge anche una coppia di dardi. La parte inferiore sovente ha una forma appuntita e meno lavorata, talvolta è separata dal busto da una cintura, che può essere sopra, sotto o parallela al pugnale. Solo nelle stele più tarde si hanno raffigurazioni degli arti inferiori». 

La Lunigiana, dunque , anche di recente , con il ritrovamento di questa stele, si conferma un affascinante e misterioso libro aperto sulla storia del mondo le cui pagine sono custodite da uno studioso parmigiano a riprova degli antichissimi legami tra le due terre.