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62enne con la sindrome di Down sconfigge il covid dopo 3 mesi di ospedale

08 luglio 2021, 14:42

62enne con la sindrome di Down sconfigge il  covid dopo 3 mesi di ospedale

Fabrizia è stata una delle ultime pazienti a lasciare la degenza Covid dell’ospedale San Donato di Arezzo. Ha 62 anni e vive ad Arezzo con una sorella, Cinzia, che racconta la sua storia contro il virus perchè lei non può farlo: ha la sindrome di Down. Cammina, si fa capire e soprattutto, come sottolinea Cinzia, fa quello che le va di fare. Una vita non semplice che il Covid, per oltre 3 mesi, ha reso drammatica: tanto infatti ci ha messo Fabrizia per sconfiggere il virus. 
Fabrizia, spiega la Asl Toscana sud est, è stata ricoverata 93 giorni nei reparti Covid di malattie infettive, terapia intensiva e pneumologia. Poi il percorso di recupero e rieducazione funzionale. La sorella Cinzia racconta che all’inizio dell’emergenza Covid «ci siamo trasferiti, per maggior prudenza, in campagna». Tutto inutile: Fabrizia, insieme all’intera famiglia, viene contagiata dal Covid. Il 23 marzo, con la sorella, è ricoverata a malattie infettive: «La mia preoccupazione era immensa - ricorda Cinzia -. Era in un ambiente sconosciuto, in una sala molto grande, con persone coperte da mascherine e visiere. Io ero comunque vicino a lei ma le sue condizioni si sono aggravate e lei non accettava nè il casco, nè la posizione prona. L’equipe ha fatto tutto quello che era possibile e mi riferisco non solo alle cure, ma anche all’atteggiamento gentile e affettuoso». Fabrizia però peggiora, finisce in terapia intensiva, viene intubata e anche tracheotomizzata. Cinzia, che non poteva entrare, riceveva dal reparto telefonate ogni giorno, ha anche avuto il sostegno della psicologa appositamente attivata dall’Asl secondo il percorso previsto per i parenti. Fabrizia rimane in rianimazione fino al 27 aprile quando è trasferita a pneumologia. Poi il 31 maggio passa al reparto di recupero e rieducazione. Il 26 giugno il ritorno a casa. 
«Ringraziare ora tutti coloro, medici, infermieri, fisioterapisti, operatori sanitari che hanno avuto cura di mia sorella non è retorica - spiega Cinzia -. Sono consapevole che Fabrizia non è stata una ricoverata come le altre. Se un paziente ordinario va in ansia per un ricovero, proviamo a immaginare cosa accade a una disabile» che «viene sradicata dal suo ambiente sicuro e protetto, con ritmi di vita ormai consolidati e catapultata in un reparto Covid, dove è difficile vedere in faccia le persone, impossibile toccarle, complicato accettare le cure».