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Covid

Obbligo Green pass, bar e ristoranti uniti: «Pasticcio all'italiana»

Ma tutti convinti sull'apertura in totale sicurezza: «Sì ai controlli all'ingresso e regole valide per tutti»

di Giuseppe Milano -

25 luglio 2021, 10:19

Obbligo Green pass, bar e ristoranti uniti: «Pasticcio all'italiana»

«Chi controllerà il certificato? Come lo potremo verificare? E se qualcuno parlasse di un problema di privacy? Come fare per essere in regola con il personale di sala?» Più che risposte o pareri sono una lunga sequela di domande quelle che, in queste ore, arrivano da baristi e ristoratori sulla nuova norma che introduce il Green pass per accedere alle aree al chiuso dei pubblici esercizi.

«Rabbia? No, rassegnati»
Gli addetti del settore ne hanno già vissute tante di novità in questi mesi di pandemia che più che arrabbiati sembrano proprio rassegnati. Ma quello che li preoccupa di più, in questo momento, non è tanto il provvedimento in sé quanto la sua applicazione.

«Viviamo con tranquillità questo fine settimana, facendo stare bene la nostra clientela, e poi domani ci penseremo». La prende con filosofia Andrea Nizzi, presidente di Parma Quality Restaurant, che rivela come proprio domani «sia in programma un incontro per capire esattamente come stanno le cose. Perché solo quando tutto sarà davvero nero su bianco ci muoveremo. Troppe volte in questi mesi abbiamo fatto interventi nei nostri locali, speso quindi tanti soldi, e poi è cambiato tutto. Non vogliamo questa volta la solita confusione».

«Come verificare?»
Insomma evitiamo almeno questa volta di fare il «solito pasticcio all'italiana» con un decreto che, aggiunge Ugo Bertolotti, presidente della Fipe Parma, la Federazione dei pubblici esercizi, «rischia nel concreto di non permettere la sua applicabilità». Ed è per questo che, alla fine, si aspetto una semplificazione della norma «perché così crea solo grosse criticità». Bertolotti le elenca. «Al momento, ho testato la cosa in più modi, il qr code del Green pass non viene rilevato dai normali sistemi di scansione. Arriveranno in tempo i lettori o le app per verificare le certificazioni? L'obbligo del Green pass al personale crea poi grosse criticità perché per molti di loro, soprattutto i più giovani, non c'è stata ancora la possibilità di vaccinarsi». E in più il tema della privacy perché «chi è guarito o chi non riesce ad avere il Green pass sarà costretto a mostrare la documentazione sanitaria pur di non avere problemi lavorativi».

Niente pass al bancone
Nei ristoranti la nuova documentazione evidenzia due spazi ben chiari: all'aperto nessun documento, al chiuso la carta verde. Più complessa invece la situazione nei bar dove non sarà necessario alcun lasciapassare per la consumazione al bancone all'interno. «E pensare che sino a poco tempo fa servire un caffè in piedi era vietatissimo», ironizza Stefano Narlé, gestore del bar La fata e la strega, «ora invece è esattamente il contrario. Io capisco l'intenzione del governo di accelerare il più possibile il numero dei vaccinati, ma lo sta facendo sulle spalle di noi baristi. Insomma, ci usano». 

«Al chiuso solo in piedi»
E tanti colleghi di Stefano Narlé stanno correndo ai ripari pur di evitare di mettere un controllore alla porta dei locali. «Chi ha uno spazio all'aperto toglierà le sedie al chiuso servendo solo al bancone o su tavoli alti dove stare in piedi», spiega Ugo Bertolotti; come dire «al chiuso si entrerà solo per consumazione veloci, una bevanda, un caffè o un panino. Il resto solo all'aperto». Confidando ovviamente nella bella stagione perché, il discorso è sempre quello, «sarà molto difficile attuare questo provvedimento», ribadisce una dipendente del bar Dolce Vita di via Farini, «anzi lo ritengo un po' paradossale, ma se è l'unica possibilità per non fermare di nuovo il nostro settore ci tocca accettarlo». «Tutto dipende da come si potrà verificare la certificazione», gli fa eco Filippo, al lavoro dietro al bancone dello storico Pepèn, «tutto dipende da cosa dovremo fare all'ingresso con i clienti. Questo è alla fine l'unica cosa che conta». 

Regole uguali per tutti
«Se si decide per il Green pass allora deve essere valido per tutti, senza alcun distinzione» conclude da dietro il suo bancone il noto barman Vito Schiavo, «basta autogrill aperti giorno e notte senza controlli e noi chiusi ogni volta che si alzano i contagi. Ci sto a regolare gli ingressi, capiremo poi come, ma che le regole siano regole per tutti».