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Caritas: nel 2020 aiutate 2 milioni di persone. L'ombra della povertà sulle perle del turismo

16 ottobre 2021, 08:57

Caritas: nel 2020 aiutate 2 milioni di persone. L'ombra della povertà sulle perle del turismo

La crisi socio-sanitaria, legata alla pandemia del Covid 19, ha anche acuito le povertà preesistenti: cresce la quota di poveri cronici, in carico al circuito delle Caritas da 5 anni e più (anche in modo intermittente), che dal 2019 al 2020 passa dal 25,6% al 27,5%. L’età media delle persone incontrate è 46 anni, dato che si conferma immutato rispetto al pre-pandemia. Oltre la metà delle persone che hanno chiesto aiuto al circuito Caritas (il 57,1%) ha al massimo la licenza di scuola media inferiore, percentuale che tra gli italiani sale al 65,3% e che nel Mezzogiorno arriva al 77,6%.  Il 64,9% degli assistiti dichiara di avere figli (percentuale che in valore assoluto corrisponde a oltre 91 mila persone); tra loro quasi un terzo vive con figli minori (pari a 29.903 persone).

Il 30 per cento dei nuovi poveri continua a "non farcela"
Quasi il 30 per cento dei "nuovi poveri", quelli legati alla pandemia che mai si erano rivolti alla Caritas prima del 2020, ha continuato ad avere bisogno di aiuto anche in questo 2021. E’ quanto emerge dal Rapporto Povertà di Caritas Italiana. «Dei nuovi poveri seguiti nel 2020, le cui richieste di aiuto possiamo immaginare fortemente correlate alla crisi socio-sanitaria legata alla pandemia, oltre i due terzi (esattamente il 70,3%) non ha fatto più ricorso ai servizi Caritas. E’ un dato, questo, che si presta a una lettura ambivalente. Da un lato può essere preso come un segnale di speranza e di ripartenza; al contempo però - sottolinea il dossier della Caritas "Oltre l’ostacolo" - non possiamo non occuparci e preoccuparci di quel 29,7% di persone che ancora oggi nel 2021 continuano a 'non farcelà e che rischiano di vedere in qualche modo 'ossificarsì la propria condizione di bisogno». Allargando, infine, lo sguardo agli assistiti complessivi del 2021 la fotografia che emerge dai primi otto mesi dell’anno (gennaio-agosto) è la seguente: cresce del 7,6% il numero di persone assistite rispetto al 2020; nel post pandemia torna a calare l’incidenza dei nuovi poveri che costituiscono il 37,0% del totale; il dato, se confermato, tornerebbe ad allinearsi a quello degli anni del pre-Covid-19. Sale la quota di chi vive forme di povertà croniche (27,7%); più di una persona su quattro è accompagnata da lungo tempo e con regolarità dal circuito delle Caritas diocesane e parrocchiali. «Preoccupa anche la situazione dei poveri "intermittenti" (19,2%), che oscillano tra il "dentro- fuori" la condizione di bisogno, collocandosi a volte - sottolinea Caritas - appena al di sopra della soglia di povertà e che appaiono in qualche modo in balia degli eventi, economici/occupazionali (perdita del lavoro, precariato, lavoratori nell’economia informale) e/o familiari (separazioni, divorzi, isolamento relazionale, ecc.)».

Un povero su dieci vive nella casa di proprietà

Avere la casa di proprietà non esenta da una possibile condizione di disagio economico: un povero su dieci che si è rivolto nel 2020 alla Caritas è proprietario della sua abitazione. Rispetto alle condizioni abitative, infatti, oltre il sessanta per cento delle persone incontrate da Caritas (il 63%) vive in abitazioni in affitto, da privato (47,9%) o da ente pubblico (15,1%). Seguono le persone con casa di proprietà, comprese le situazioni di nuda proprietà (10,5%), i casi di chi è ospitato temporaneamente o stabilmente da amici (7,4%), di chi dichiara di essere privo di un’abitazione (5,8%) o ospitato in centri di accoglienza (2,7%). Percentuali queste ultime che si legano chiaramente alla condizione degli «homeless». Le persone senza dimora incontrate dalle Caritas sono state 22.527 (pari al 16,3% del totale), per lo più di genere maschile (69,4%), stranieri (64,3%), celibi (42,4%), con un’età media di 44 anni e incontrati soprattutto nelle strutture del Nord. 

Il 20% degli assistiti percepisce il Reddito di cittadinanza
Una persona su cinque (19,9%), di quelle accompagnate nel 2020 dalla Caritas, dichiara di percepire il Reddito di Cittadinanza. Tra gli italiani l'incidenza dei percettori sale al 30,1%, scende invece al 9,1% tra gli assistiti stranieri. Nelle regioni del Mezzogiorno - si legge nel dossier 'Oltre l'ostacolò, il Rapporto 2021 su povertà e esclusione sociale - l'incidenza di chi percepisce la misura è molto più elevata (pari al 48,3%), rispetto alle regioni del Nord (23,4%) e del Centro (8,5%). 

L'ombra della povertà sulle perle del turismo, da Ischia a Venezia

La pandemia ha aggravato la povertà nel Paese che ha allungato la sua ombra anche su zone un tempo impensabili, come le "perle" del turismo.

Il Rapporto Caritas sulla povertà contiene uno studio sugli effetti della pandemia su 4 aree di interesse turistico. Assisi (Perugia), Ischia (Napoli), Riva del Garda (Trento) e Venezia. Assisi contribuisce con il 25% al Pil di tutta la regione Umbria. Si stima che il 78% del consumo in Assisi alta sia dovuto alla presenza di gruppi di pellegrini/turisti che arrivano in pullman. Il calo del fatturato si è avvertito in tutti i settori economici. La Chiesa locale ha messo a disposizione da giugno 2020 a inizio 2021 circa 7200 ore di volontariato nella sola dimensione dei servizi assistenziali, degli empori e della distribuzione. Ad Ischia il 70% degli operatori del turismo non lavora. Nel 2019 la Caritas sfamava 500 famiglie, oggi sono 2500 famiglie e sono in aumento perchè su circa 15000 lavoratori stagionali almeno il 50% non ha ricevuto nessun tipo di supporto economico. A Riva del Garda la crisi del turismo ha prodotto una fuga della manodopera, in gran parte straniera, ripartita verso i paesi di origine e mai più ritornata. Viene confermato un trend di crescita delle persone incontrate e aiutate da Caritas, con 302 nuclei familiari seguiti e un migliaio di persone coinvolte nel 2020, su una comunità di riferimento di circa 20.000 abitanti. A Venezia lo scoppio dell’emergenza ha prodotto un crollo dei flussi turistici. Per sostenere le famiglie, la diocesi ha istituito il Fondo San Nicolò, distribuendo circa 250.000 euro.

 

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