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L'INTERVISTA

Stefano Bonaccini: «Ti-Bre, opera strategica: confermo il nostro impegno. Al lavoro per l'Alta velocità»

10 maggio 2020, 19:08

Stefano Bonaccini: «Ti-Bre, opera strategica: confermo il nostro impegno. Al lavoro per l'Alta velocità»

CLAUDIO RINALDI

Presidente Bonaccini, il piano che ha definito «un bazooka da 14 miliardi di euro» ha lo scopo di fare ripartire l’Emilia-Romagna dopo la drammatica crisi provocata dalla pandemia. Quali sono i criteri che hanno guidato le sue scelte?
«L’Emilia-Romagna vuole ripartire e per farlo la leva degli investimenti pubblici sarà fondamentale, visto che per un certo periodo i mercati internazionali saranno meno fluidi, i consumi saranno bassi e la gente tenderà a spostarsi più difficilmente per turismo. I nostri conti sono in ordine, l’attività di programmazione di questi anni e l’utilizzo pieno di tutti i fondi disponibili, ci permettono investimenti pari al 10% del Pil regionale. A quelle risorse, inoltre, si aggiungeranno i fondi della nuova programmazione europea 2021-2028, per la quale abbiamo già chiesto al Governo di negoziare un anticipo con la Ue, visto che noi siamo veloci a impiegarli. Si tratta di interventi in gran parte già progettati e finanziati. Parliamo di infrastrutture, nuovi ospedali, edilizia scolastica, bonifiche, interventi contro il dissesto idrogeologico. Solo per il 2020 ci sono cantieri pronti per partire dal valore di 6 miliardi».

Parma è toccata solo marginalmente. E, da subito, non sono mancate le critiche: dal sindaco Pizzarotti che si è detto insoddisfatto alla Lega, che ha parlato di «pistolina a salve».
«I fatti dicono altro. Faccio solo alcuni esempi in tema di mobilità. Raddoppio della linea ferroviaria Pontremolese: 350 milioni di euro, di cui circa 100 già disponibili per il nodo di Parma, mentre stiamo lavorando con Rfi per chiudere l’accordo sugli altri 250 milioni per il tratto Parma-Fornovo. 10 milioni di euro per la sostituzione di circa 80-100 autobus con altrettanti mezzi di ultima generazione, più confortevoli e a basso impatto ambientale. Oltre 27 milioni per la messa in sicurezza dei ponti sul Po e sul Taro, 43 milioni per l’elettrificazione della linea ferroviaria Parma-Suzzara, 95 milioni per interventi contro il dissesto idro-geologico, oltre 13 milioni per l’Autocisa, più di 20 per potenziare l’aeroporto Giuseppe Verdi. Ancora: 13 milioni per la variante di Noceto, con un progetto esecutivo già approvato dal ministero dei Trasporti. Sono solo alcuni esempi. Qui non sono però contabilizzati interventi che vogliamo negoziare direttamente col territorio: penso al miglioramento dei collegamenti con le fiere, dai caselli di Parma centro e Parma Ovest, al completamento della pedemontana tra Felino e Collecchio, e poi verso ovest Collecchio-Medesano-Salsomaggiore; o al completamento della tangenziale di Parma. Ma non voglio appunto definire io le priorità di questo territorio, voglio concordarle con i suoi amministratori e con le rappresentanze sociali».

Chi avete sentito, sul territorio, prima di fare le scelte? Pizzarotti ha detto – durante la puntata di “Parma Europa” in cui anche lei era ospite – che nessuno gli ha chiesto niente. 
«Io dal sindaco Pizzarotti ho sentito parole positive e costruttive. In particolare, sullo sblocco degli investimenti e sul sostegno alle imprese e alle famiglie. Con Federico, così come con tutti i sindaci, la collaborazione è massima: sono abituato a lavorare per le nostre comunità, a prescindere dal colore politico. E in ogni provincia, confermo, già nelle prossime settimane riuniremo tavoli con sindaci e amministratori locali, proprio per spingere al massimo su ogni intervento possibile e progettare insieme la ricostruzione. I nostri criteri di priorità saranno la mobilità sostenibile, la lotta al dissesto idrogeologico, l’infrastrutturazione digitale, la riqualificazione energetica degli edifici: a quel punto metteremo le risorse sui progetti più avanzatati e più rapidamente cantierabili. Perché gli investimenti vanno fatti adesso, non programmati. Aggiungo che per il vostro territorio - che insieme a Piacenza e Rimini è stato uno dei più colpiti - ho in programma di fare una ricognizione per un piano di investimenti straordinario: nelle prossime settimane metteremo a sedere tutti i sindaci e il presidente della Provincia». 

Parliamo dell’ospedale: zero finanziamenti nel 2020, 10 milioni nel prossimo triennio, su 895 milioni complessivi.
«Quei 10 milioni riguardano la realizzazione del nuovo laboratorio unico centralizzato, una infrastruttura strategica. E in totale le Aziende sanitarie della provincia di Parma hanno in programmazione, progettazione o in corso di realizzazione interventi per quasi 100 milioni di euro. L’azienda Ospedaliero-Universitaria ha in programma nuove strutture per circa 34 milioni di euro, tra cui il Day-hospital oncoematologico e il Centro prelievi. E Parma farà parte del nuovo Hub Covid hospital nazionale con 14 nuovi posti letto di terapia intensiva e la centrale operativa per il Numero unico europeo (Nue). Ricordo però che qui abbiamo già attivato sette nuove case della salute, sei ospedali di comunità, 30 elisuperfici attrezzate per il pronto soccorso, l’ampliamento del nuovo ospedale di Vaio, un intervento da oltre 14 milioni di euro, e molti altri investimenti ancora. In questi anni abbiamo fatto tanto e stiamo parlando di strutture di eccellenza, che hanno anche risposto all’emergenza che stiamo attraversando. Aggiungo: se il governo stanzierà col prossimo decreto le ulteriori risorse che il ministro Speranza ha indicato, Parma sarà ancora una volta al centro della nostra programmazione regionale, per il peso che ha portato in questi mesi e per la valenza strategica che ha in Emilia-Romagna». 

Negli interventi previsti c’è un’altra “assenza”: la Ti-Bre. Il discorso è noto, da decenni: visto che le altre Regioni coinvolte (Lombardia e Veneto) sono d’accordo alla realizzazione del collegamento, manca solo un tratto di 5 chilometri da Trecasali al Po. E lei, pochi giorni prima del voto, ha promesso più e più volte di inserire questo cantiere tra le priorità.
«Confermo quell’impegno. È nelle previsioni nostre e della Lombardia. È un’opera strategica non solo per Parma o l’Emilia-Romagna, ma per tutta la mobilità del Nord Italia. Così come manca al vostro appello il collegamento tra Parma e la Cispadana, un altro asse per noi strategico e che è parte integrante del progetto per come lo stiamo concependo. Mi permetto di dire, in conclusione, che si è fatto molto rumore per nulla: noi abbiamo bisogno che si massimizzi il livello degli investimenti sul territorio e sono certo che quando incontreremo i sindaci, entro maggio, ci capiremo al volo come sempre. Il problema non sarà avere risorse adeguate per Parma, ma avere subito disponibili progetti cantierabili. Perché noi vogliamo fare presto».

Sull’aeroporto la Regione ha dimostrato a più riprese grande attenzione: recentemente, ha finanziato l’allungamento della pista. Qual è la sua idea sulle prospettive del “Verdi”?
«La mia idea è spiegata dai fatti e i fatti dicono che saranno passi avanti decisivi. Abbiamo individuato tre investimenti prioritari: l’adeguamento della pista, che sarà allungata a quasi tremila metri e permetterà l’atterraggio di velivoli più grandi grazie a un investimento di 15 milioni, il nuovo polo cargo da 4,7 milioni e il nuovo hangar di aviazione generale da 1,1 milioni. C’è già la convezione con il ministero delle Infrastrutture, l’Enac e il soggetto attuatore per la loro realizzazione. Sono provvedimenti che dimostrano quanto riteniamo l’aeroporto uno scalo strategico per tutta la Regione».

Altro tema molto sentito dal territorio: una fermata dell’Alta velocità in zona Fiera. 
«Tema più che presente nella nostra agenda. Con Rfi e gli operatori dell’Alta velocità, stiamo valutandone le potenzialità, a servizio del tessuto produttivo e dei cittadini di Parma e della provincia. Dopodiché ne parleremo con il territorio, come siamo sempre abituati a fare».

Sono invece previsti 55 milioni per la cassa di espansione del Baganza. È convinto che sia la strada giusta da perseguire? Come mai la Regione non ha preso in considerazione la proposta di una diga a Armorano, per risolvere i problemi più a monte e mettere in sicurezza un territorio più ampio di quanto non potrebbe la cassa?
«La Cassa di espansione del Baganza è un'opera importantissima per la sicurezza idraulica della città e del nodo idraulico Parma-Colorno. Tutti ricordiamo le immagini dell’alluvione del 2014 e non possiamo permetterci che un dramma di quelle dimensioni si ripeta. Nell'ambito della strategia regionale per la gestione del territorio, rappresenta l'intervento di sicurezza idraulica più rilevante finanziato dalla Regione e un investimento prezioso anche per la crescita del tessuto economico e imprenditoriale, a maggior ragione nella prospettiva della fase post-Covid. La cassa avrà una capacità di raccolta fino a 4,7 milioni di metri cubi di acqua, laminando piene con tempo di ritorno di 200 anni. È l'unico intervento in grado di raccogliere tutte le acque a valle, verso la città, e non solo quelle a monte, in Appennino, come nell'ipotesi della Diga di Armorano. Si è svolta una valutazione di impatto ambientale, attenta, rigorosa e approfondita, e il progetto ha già ottenuto il via libera dal Consiglio superiore dei lavori pubblici e dalla Direzione dighe. Al più presto apriremo il cantiere».

La Regione sta investendo molto sulle infrastrutture e sostenendo progetti innovativi. La diga di Armorano, oltre a mettere in sicurezza il territorio in caso di alluvioni, produrrebbe energia idroelettrica, agirebbe come riserva d’acqua per agricoltura nei periodi di siccità e potrebbe essere utilizzata per immettere acqua di montagna nel sistema dell’acqua pubblica.
«Attivare un percorso di studio e approfondimento sulle reali esigenze in termini di approvvigionamento idrico della Val Parma è opportuno. A patto che si valutino progetti concreti, fattibili e sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico. Abbiamo un punto di riferimento: l'esperienza della Val d'Enza. Lì si è svolto un lavoro intenso che ha messo attorno allo stesso tavolo tutte le competenze, le conoscenze e i vari portatori di interesse, alla ricerca di una soluzione condivisa per la gestione sostenibile della risorsa idrica. Con il coordinamento dell'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po si è avviato uno studio di fattibilità integrato di natura tecnica, ambientale ed economica, per individuare le soluzioni possibili e l'efficacia attesa per soddisfare i fabbisogni d'acqua. Lo stesso metodo con cui affrontare le richieste della Val Parma, improntato al dialogo, allo studio e all'approfondimento per trovare soluzioni concrete e condivise».

Anche il comparto del turismo parmense sembra dimenticato. Non solo la riviera romagnola attira visitatori…
«Non scherziamo. In cinque anni, grazie alle politiche regionali e all’azione congiunta che ha visto insieme istituzioni e operatori privati siamo passati da 45 a 60 milioni di presenze in Emilia-Romagna, con una diversificazione che ha visto proprio il boom delle città d’arte, Parma compresa, e degli itinerari al di fuori di quelli tradizionali. Con la quota di Pil regionale da turismo cresciuta dall’8 a oltre il 13%. E per noi è una priorità conservare questa ricchezza in termini di professionalità, creatività e offerta culturale. Questo doveva essere l’anno di Parma Capitale della cultura 2020, ma sappiamo cos’è successo e proprio grazie a un grande lavoro di squadra tra istituzioni e Governo, abbiamo ottenuto ciò che ci spetta e cioè che nel 2021 Parma sarà nuovamente Capitale Italiana della cultura. L’attenzione e il sostegno della Regione sono massimi. Parma se lo merita per l’organizzazione incredibile che aveva messo in piedi e che è stata riconosciuta anche dagli altri capoluoghi candidati, quando si è trattato di accettare all’unanimità il rinvio di un anno di questo appuntamento. E tutte le misure a cui stiamo lavorando per la ripartenza del turismo valgono per l’intero comparto, non solo per la Costa, a partire dal voucher da spendere per le vacanze, che abbiamo chiesto al Governo di introdurre».

Come pensa che si risolleverà l’Emilia Romagna da questa drammatica crisi?
«Io ho molta fiducia negli emiliano-romagnoli. La nostra gente non conosce la parola “arrendersi”. Si è rialzata dopo la guerra, quando eravamo una delle zone più povere d’Italia e siamo diventati una delle aree d’Europa con la qualità della vita fra le più alte. E lo ha fatto dopo il terremoto del 2012, che ha causato 14 miliardi di danni: poteva essere uno stop drammatico, eppure negli ultimi cinque anni siamo stati la locomotiva del Paese. Sono certo che ce la faremo, rimboccandoci le maniche e lavorando insieme, uscendone anche più forti di prima». 

Quanto era importante passare alla fase 2, per cominciare gradualmente a tornare alla normalità?
«Dobbiamo essere onesti: ai cittadini sono stati richiesti sacrifici pesanti, e devo dire che la stragrande maggioranza li ha osservati con un senso di responsabilità straordinario. Senza quei sacrifici, però, non avremmo invertito la tendenza dei contagi e non saremmo oggi nelle condizioni di aver riaperto i settori manifatturiero e delle costruzioni, oltre a pensare di poter anticipare quella di esercizi commerciali e tante altre attività. La battaglia è lunga e serve ancora molta cautela. Non possiamo permetterci rimbalzi dell’epidemia, ma sono convinto sapremo convivere con il virus, come dimostrano questi primi giorni di fase 2. Le persone, dai cittadini alle imprese, da chi studia a chi lavora, ha bisogno di avere una prospettiva davanti, per progettare e programmare: dovevamo uscire dalla fase dell’isolamento, per tornare a rialzare lo sguardo e guardare il futuro. Lo ripeto, insieme ce la faremo».