Sei in Emilia

CORONAVIRUS

Bonaccini: "Sulla riapertura qualche rischio va preso"

01 giugno 2020, 09:35

Bonaccini: "Sulla riapertura qualche rischio va preso"

«Qualche quota di rischio va presa altrimenti non riapriremmo mai». Lo ha detto Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, ospite di Omnibus su La7. «Mi pare che dopo il 4 di maggio quando tornarono al lavoro 5 milioni di persone la curva ha continuato a scendere, dopo la riapertura del 18 maggio proprio in questi giorni si può fare una valutazione e si prova a ripartire». "Il passaporto sanitario è ingestibile e impraticabile. Il nostro è un paese diverso, fatto di tante componenti con regioni così differenti, sia per diffusione del virus che per colore politico, ma mi sembra che la pandemia sia stata gestita bene nonostante la situazione drammatica". Ha detto  in relazione alla proposta del presidente della regione Sardegna Solinas, che prevede l’accesso ai turisti soltanto in seguito a test sierologici che certifichino la non positività al coronavirus.

Avifavir, primo farmaco antivirale ufficialmente approvato in Russia per curare COVID-19, è stato inviato all’agenzia di controllo Roszdravnadzor per ottenere il nulla osta alla distribuzione negli ospedali russi, a partire dall’11 di giugno. Lo ha fatto sapere il Russian Direct Investment Fund (RDIF), che ha sviluppato il medicinale - derivato dal giapponese Avigan - in collaborazione con ChemRar. Secondo RDIF, Avifavir «dimezza il periodo di malattia e rende negativi i pazienti già al quinto giorno di terapia». 

A poco più di due settimane dal via, mancano circa 1.200 presidenti di Commissione - il 9.9% del totale, che è di quasi 12.900 - per lo svolgimento dell’esame di maturità che si terrà a partire dal prossimo 17 giugno e coinvolgerà 480 mila studenti. Soprattutto al nord, in particolare in Lombardia, le defezioni sono numerose a causa dei timori causati dal Covid e del possibile, mancato rientro di molti docenti originari del sud che nel frattempo hanno lasciato la regione. Il ministero dell’Istruzione proprio per questo sta mettendo a punto una ordinanza ministeriale che fornirà ai Direttori degli Uffici scolastici regionali lo strumento normativo per provvedere alle nomine d’ufficio, anche derogando all’ordinario requisito, per i docenti, di dieci anni di anzianità di ruolo. Come ultima possibilità, potranno essere assegnate più commissioni allo stesso presidente. 
L’ANP, l’Associazione nazionale presidi, ha richiesto che non si ricorra a questa evenienza, in quanto si aggraverebbe eccessivamente la funzione dei presidenti. Stamane, nel corso di una riunione informativa con il Ministero dell’Istruzione sulla imminente emanazione dell’ordinanza, l’Associazione nazionale presidi ha richiesto che non si ricorra all’evenienza di assegnare più commissioni agli stessi presidenti, in quanto li si aggraverebbe eccessivamente e non si consentirebbe loro di presenziare a tutti i colloqui. 
Il ministero dell’Istruzione ha anche fatto sapere che i dati sulla partecipazione dei dirigenti scolastici del primo e del secondo ciclo sono del tutto in linea con quelli dello scorso anno. «Questo conferma, ancora una volta, quanto l’ANP sostiene da sempre: i colleghi si distinguono - soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà - per l’altissimo senso di responsabilità e, quando devono garantire il servizio, sono pronti a farlo», commenta il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, che aggiunge: «La maturità non è a rischio ma è necessario intervenire con urgenza». 
Mancano commissari -anche se in misura molto minore rispetto alla Lombardia-, anche in altre Regioni come l’Emilia-Romagna, il Veneto e la Toscana. Intanto nei giorni scorsi è arrivata la nota del Ministero dell’Istruzione a dare un chiarimento per i commissari interni degli esami di Stato: specifica che il commissario interno che dovesse avere una patologia che lo espone a rischio contagio potrebbe fare - presentando certificazione medica - gli esami in videoconferenza o in altra modalità telematica sincrona, qualora risulti, da apposita certificazione medica, il rischio di contagio. Anche i candidati degenti in luoghi di cura od ospedali, detenuti o comunque impossibilitati a lasciare il proprio domicilio nel periodo dell’esame, inoltrano al dirigente scolastico prima dell’insediamento della commissione o, successivamente, al presidente della commissione d’esame, richiesta di effettuare il colloquio fuori dalla sede scolastica, corredandola con la necessaria documentazione. Il dirigente scolastico - o il presidente della commissione - dispone la modalità d’esame in videoconferenza o in altra modalitàtelematica. Le disposizioni sulla Maturità consentono inoltre la possibilità agli uffici regionali di decidere anche all’ultimo minuto di trasformare la maturità in classe, in esame a distanza se i rischi sanitari dovessero aumentare, anche se al momento i dati non sembrano tali da giustificare il cambio delle modalità.  Ed è sempre di queste ore l’allarme dei dirigenti scolastici e dei sindacati della scuola sulla riapertura delle scuole a settembre. I presidi denunciano «l'impossibilità di gestire in sicurezza la riapertura delle scuole senza che siano prima attuati degli adeguati interventi di sistema». Così anche i maggiori sindacati della scuola - Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda - che proprio per la mancanza di risorse in termini di assunzioni e di finanziamenti hanno proclamato uno sciopero generale della scuola per il prossimo 8 giugno. Il Governo ha messo in campo 331 milioni di euro per il 2020 (ed altri 39 per la maturità in arrivo) con l’obiettivo di sostenere la ripresa dell’attività didattica per il nuovo anno scolastico, consentendo alle scuole di acquistare mascherine, materiale igienico-sanitario, termo scanner, pannelli in plexiglass, kit pronto soccorso, macchinari per pulizie e banchi modulari componibili, piattaforme e strumenti digitali di supporto al recupero delle difficoltà di apprendimento, biglietti per visite guidate virtuali. Troppo pochi 38 mila euro in media a istituto, secondo chi lavora nelle scuole.