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Biglietti di minacce (e spari) a chi non paga il pizzo: "Ti farò dei danni, cambierai i vetri...". Tre arresti a Reggio

In manette i figli di Francesco Amato, che si barricò in un ufficio postale a Pieve. Il procuratore: "A Reggio il pizzo non c'è e non inizierà questa settimana"

11 febbraio 2019, 15:12

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Minacce esplicite e richieste scritte in modo sgrammaticato, a macchina, su carta a righe. Sono i "pizzini" che carabinieri e polizia di Reggio Emilia hanno ritrovato nei quattro ristoranti di città e provincia finiti nel mirino di estorsori che, con modalità inquietanti, nelle scorse settimane hanno chiesto ai titolari dei locali mille euro per continuare la loro attività.
In due casi erano stati esplosi colpi di pistola contro le vetrine durante la notte. Per questi episodi, i carabinieri e la polizia, hanno fermato sabato mattina tre persone: Mario, Cosimo e Michele Amato, figli di Francesco Amato, condannato nel processo Aemilia a 19 anni e un mese di carcere e protagonista il 5 novembre del sequestro alla poste di Pieve Modolena. Le forze dell’ordine hanno identificato i tre grazie ad appostamenti fuori dai locali, con i militari dell’arma di Cadelbosco Sopra che li hanno riconosciuti a bordo dei mezzi che utilizzavano per effettuare sopralluoghi intorno alle pizzerie.
All’interno dell’abitazione degli Amato a Cavazzoli, frazione di Reggio Emilia, durante una perquisizione i carabinieri hanno trovato una macchina da scrivere, che potrebbe essere quella utilizzata per scrivere i bigliettini. Ritrovate anche l’auto e le moto usate in occasione degli atti intimidatori effettuati con le esplosioni di armi da fuoco, alcuni vestiti e un giubbotto antiproiettile, che ha destato preoccupazione negli inquirenti. Ma le indagini proseguono per ritrovare l’arma.
 I tre, portati in carcere con l’accusa di tentate estorsioni aggravate e continuate, secondo gli inquirenti avevano scelto una "strategia familiare" per mettere in piedi un sistema di estorsioni alle pizzerie reggiane.
Ecco alcuni dei "pizzini" ritrovati dagli investigatori. «Al sottoscritto La Perla: vi chiediamo di essere gentile e di capire il problema. Vi chiediamo mille euro per lei non sono niente in confronto a quanto guadagnate», si legge in uno dei fogli lasciati nella pizzeria La Perla di Cadelbosco Sopra, contro cui sono stati sparati sei colpi di pistola nella notte tra il 31 gennaio e il 1° febbraio. A scatenare la furia degli indagati sarebbe stato il rifiuto da parte del titolare di assecondare le richieste.
L’avvertimento era stato anticipato da un altro messaggio di minacce: «Essendo che le nostre richieste sono cadute nel vuoto io stasera ti farò dei danni perchè hai sottovalutato il problema. Questa sera, anzi domani, cambierai i vetri».

IL PROCURATORE CAPO: "A REGGIO EMILIA IL PIZZO NON C'E' E INIZIERA' QUESTA SETTIMANA". «A Reggio il pizzo non esiste e non inizierà certo questa settimana. Per il futuro possiamo dire che noi ci siamo». Così il procuratore capo di Reggio Emilia Marco Mescolini ha commentato l’operazione che ha portato in carcere i tre figli di Francesco Amato, indiziati di aver tentato estorsioni alle pizzerie del reggiano in almeno quattro casi, nelle scorse settimane.
Per i tre giovani, Mario, Cosimo e Michele Amato di età comprese tra i 19 e i 28 anni, al momento non è stata contestata dal pm di Reggio Emilia Isabella Chiesi l’aggravante dell’aver agito con il metodo mafioso.