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Resistenza, è morto il comandante 'Diavolo'. Fu ingiustamente incarcerato 

Il ricordo di Albertina Soliani e dell'Istituto Alcide Cervi

25 ottobre 2020, 10:00

Resistenza, è morto il comandante 'Diavolo'. Fu ingiustamente incarcerato 

E’ morto ieri sera a Correggio (Reggio Emilia) Germano Nicolini, comandante partigiano, uno dei protagonisti della Resistenza in Emilia, noto con il nome di battaglia di 'Diavolo'. Avrebbe compiuto 101 anni il prossimo novembre. 
Dopo la guerra fu accusato dell’omicidio di don Umberto Pessina e solo negli anni Novanta fu completamente scagionato dalla riapertura del processo.

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Il ricordo di Albertina Soliani, Presidente dell'Istituto Alcide Cervi:

«Carissimo Fausto, siamo vicini a te e alla tua famiglia con grande affetto. Tutta la vita di tuo padre Germano è una lezione morale, civile e democratica per tutti noi e per le generazioni a venire. Il suo legame profondo con la verità, la libertà della coscienza, la responsabilità verso gli altri, verso le istituzioni e verso la Repubblica sono un patrimonio che vogliamo custodire per sempre. Addio, Germano. Grazie per quello che sei stato e quello che continuerai ad essere. Un grande abbraccio»

Il ricordo di Mirco Zanoni, Istituto Alcide Cervi:

«Germano Nicolini si è spento ieri, dopo un secolo esatto di vita dedicata per intero alla verità, alla giustizia, alla sua coscienza civile e morale che non si è mai piegata. Cento anni di libertà, combattuta, negata, conquistata, praticata, raccontata con una testimonianza infaticabile, propria di chi ha vissuto una vita unica, condensato di storia e di senso, di lotta e di riscatto. Molti lo ricorderanno come il Comandante Diavolo, ed è necessario ripartire da lì, dalla sua esperienza di primissimo piano nella Resistenza reggiana, per comprendere luomo, il grande Italiano che è stato. Quasi tutti correranno con la memoria al caso giudiziario clamoroso che lo ha visto protagonista, lingiusta carcerazione per lomicidio di Don Pessina. La sua battaglia per la giustizia, e prima ancora per la verità resta una delle più alte testimonianze della nostra storia repubblicana.

Tutti, ma proprio tutti, avrebbero dovuto incontrarlo almeno una volta, nella sua inesauribile vita di testimone. Memoria vivente di resistenza praticata giorno dopo giorno, e non rievocata. Esistenza consacrata alla lucidità e allintransigenza, che viveva fortissima nelle sue parole, sempre generose, sempre dirette e ineludibili, come i suoi occhi che non lasciavano scampo. Germano Nicolini è stato e sarà sempre questo. Chi lo ha conosciuto, chi è stato toccato dalla sua energia e dal suo racconto, perpetua e inesauribile autobiografia di un protagonista del nostro secolo, sa che non potrà lasciarci mai. Semplicemente, lui non ce lo consente. Le generazioni che non lo hanno conosciuto dovranno trovare la sua storia e la sua lezione nelle azioni di chi oggi raccoglie la sua immensa eredità etica. E questo il nostro compito. Lo dobbiamo a tutti gli altri, ma in particolare a Germano Nicolini. Addio Germano. Viva la tua storia, in noi»