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Coronavirus, in italia 108.257 positivi, 23.660 morti e 47.055 guariti

19 aprile 2020, 18:08

Coronavirus, in italia 108.257 positivi, 23.660 morti e 47.055 guariti

 Mentre prosegue la sospensione dei funerali per l’emegenza covid, la diocesi di Genova si organizza garantendo una presenza costante di preti all’ingresso del cimitero monumentale di Staglieno per benedire a tutte le ore le salme, quando richiesto. «Volevo informare la città - ha spiegato il sindaco di Genova Marco Bucci, nel punto stampa quotidiano -, mi ha chiamato l’arcivescovo», il cardinale Angelo Bagnasco. «Da domani mattina - ha annunciato il primo cittadino di Genova - ci saranno disponibili all’ingresso di Staglieno tre preti a tutte le ore della giornata per tutta la settimana e per le settimane che verranno, per dare la benedizione alle salme qualora venisse richiesto». Bucci ha ricordato che resta la possibilità per chi lo chieda di avere una benedizione delle salme passando all’ingresso della chiesta di residenza. «Se qualche altra confessione volesse contattare il sindaco o le nostre strutture - ha anche sottolineato Bucci -, siamo a disponibili ad agevolare le disposizioni».

A due mesi dal primo caso di Covid-19 l'Italia comincia finalmente a vedere dei dati positivi, con il calo dei decessi sotto le 500 unità per il secondo giorno consecutivo e 98 ricoveri in meno in terapia intensiva. «Complessivamente è stata giornata positiva, che conferma il trend al ribasso sotto tutti i punti di vista, anche se non c'è ancora una fase discendente per quanto riguarda i nuovi casi positivi», osserva il fisico Giorgio Sestili, fondatore e curatore della pagina Facebook «Coronavirus -Dati e analisi scientifiche». 

 Complessivamente 178.972 persone in Italia sono risultate positive al coronavirus finora, 3.047 in piu' rispetto al consuntivo di ieri. Attualmente sono 108.257 le persone positive, con un incremento di 486 rispetto a ieri quando l'aumento era stato di 809 unita'. Lo ha reso noto la Protezione Civile. Sono 47.055 le persone guarite, con un aumento di 2.128 unita' rispetto a ieri. I deceduti sono 23.660, 433 in piu' rispetto al dato complessivo alla data di ieri, ma questo numero potra' essere confermato solo dopo che l'Istituto Superiore di Sanita' avra' stabilito la causa effettiva del decesso. I ricoverati con sintomi sono ora 25.033 (+26 rispetto a ieri), quelli in terapia intensiva 2.812 (-98 rispetto a ieri). In isolamento domiciliare 80.589 persone (+558). Finora sono stati eseguiti 1.356.541 tamponi (50.708 nelle ultime 24 ore).

 Non crede nella riapertura di alcune regioni prima delle altre, in particolare prima della Lombardia, il governatore Attilio Fontana, anche se su questo si rimette a quello che diranno i tecnici. «Le decisioni saranno prese tutti insieme sulla base delle valutazioni dei tecnici a tutela della salute ma - ha detto all’ANSA - non credo che si possa arrivare a quello perchè l’Italia potrebbe rimanere zoppa».

Sono 19.718 i morti in Francia per coronavirus dall’inizio dell’epidemia, tra ospedali, case di riposo e istituti per disabili. Secondo il direttore generale della Sanità, Jerome Salomon, i decessi nelle ultime 24 ore sono stati 395, un numero in forte ribasso rispetto agli ultimi giorni.  Continua il trend positivo ormai da oltre 10 giorni per i pazienti in rianimazione, che oggi sono 5.744. Diminuiti anche i ricoverati complessivi, 30.610 in totale.

Coronavirus: ecco cosa abbiamo imparato

Un virus mai visto, che ha colto impreparato tutto il mondo e costretto a nuove abitudini di vita, a procedure di emergenza e a una corsa per condividere le conoscenze attraverso mappe genetiche e per cercare, tra vecchi farmaci, qualcosa che funzionasse. Le avvisaglie c'erano state osservando quanto stava accadendo in Cina, ma il 20 febbraio scorso il paziente 1 dell’infezione da virus SarsCoV2 ha segnato in Italia l’inizio di qualcosa di radicalmente nuovo. In due mesi abbiamo imparato molto, ma c'è molto che non sappiamo ancora. 
«Abbiamo imparato che forse il nuovo coronavirus è arrivato da noi prima che lo sospettassimo», osserva il direttore dell’ Istituto Mario Negri, Giuseppe Remuzzi. «Eppure - aggiunge - è emerso che in Cina dal 17 novembre erano state segnalate polmoniti anomale e da allora il primo allarme è stato lanciato solo il 31 gennaio: da allora è passato molto tempo e in tanti dalla Cina hanno viaggiato verso il resto del mondo». Di conseguenza «abbiamo imparato che una comunicazione più tempestiva potrebbe evitare tantissimi guai». E’ emerso il dramma dei mercati orientali di animali selvatici, nei quali pipistrelli, pangolini e serpenti sono stipati accanto agli animali domestici e dove nuovi virus possono trasmettersi da una specie all’altra fino a mutare, diventando aggressivi per l'uomo. Tuttavia non è ancora chiaro in quale animale sia nato il nuovo coronavirus. 
Eppure il dilagare dell’epidemia ci ha sorpresi, non c'erano i piani pandemici e «abbiamo imparato - osserva Remuzzi - che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità non sempre riesce ad agire tempestivamente». Per esempio, «all’inizio aveva suggerito di fare i tamponi solo ai sintomatici, mentre nello stesso periodo Singapore e Corea del Sud riuscivano a individuare i contagiati facendo il tampone a tutti i loro contatti, anche se asintomatici». E’ arrivata tardi anche l'evidenza che asintomatici potevano trasmettere la malattia. «I ritardi dell’Oms sono stati comprensibili, ma in queste circostanze drammatiche abbiamo dovuto imparare a trovare le informazioni utili, così come - prosegue - abbiamo imparato che nella comunicazione è importante avere una regia centrale: non è pensabile che ogni regione vada per conto suo e che non è detto che troppi consulenti facciano bene: in Italia ne abbiamo circa 800 che ruotano intorno a ministeri e regioni». C'è stata incertezza anche in tema di mascherine, dalle chirurgiche che proteggono soprattutto chi ci è vicino alle Ffp1, Ffp2 e Ffp3 dotate di filtri. Va anche detto, osserva Remuzzi, che in questi mesi è emerso poi che i problemi che ha affrontato l’Italia sono gli stessi anche in altri Paesi. 
Così come il virus che la provoca, la Covid-19 è una malattia mai vista: all’inizio sembrava una polmonite grave, ma «adesso sappiamo che è una malattia sistemica, che oltre ai polmoni colpisce cuore, vasi sanguigni, fegato e reni e che - aggiunge - forse va rincorsa casa per casa perchè quando si aggrava diventa difficile da curare». Anche la scienza è stata sorpresa al virus, con una corsa mai vista a ottenere migliaia di mappe genetiche indispensabili per cercare farmaci e vaccini: «il virus ci ha messo di fronte a necessità di una collaborazione globale con regole diverse da quelle che avevamo». 
Non sappiamo infine se il nuovo coronavirus è sensibile alla temperatura e se sparirà in estate; nè se muterà al punto di convivere con noi, se gli anticorpi ci proteggono per sempre o se chi sì è ammalato può ammalarsi si nuovo. Quello che è certo, conclude Remuzzi, è che «ci troveremo a convivere a lungo con il virus e dovremo continuare ad avere precauzioni».

 

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