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Maxiblitz antimafia, 91 arresti in tutta Italia (Emilia compresa). Tra gli indagati anche ex concorrente del Grande Fratello

12 maggio 2020, 08:10

Maxiblitz antimafia, 91 arresti in tutta Italia (Emilia compresa). Tra gli indagati anche ex concorrente del Grande Fratello

 Duro colpo a Cosa nostra. Con l'operazione "Mani in pasta" il Nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza di Palermo - con il supporto del Comando provinciale e di altri Reparti sul territorio nazionale - ha effettuato 91 arresti e sequestrato beni per circa 15 milioni di euro. I provvedimenti sono stati emessi dal gip di Palermo su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia. Operazioni sono in corso in Sicilia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania. Impegnati 500 uomini delle Fiamme gialle, con l'appoggio di un mezzo aereo e di unita' cinofile addestrate per la ricerca di armi, stupefacenti e valuta. 

C'è anche la frode sportiva e il riciclaggio di denaro sporco realizzato attraverso l’acquisito di puledri di razza nell’inchiesta della Finanza che ha portato all’arresto di boss e gregari mafiosi dei clan dell’Arenella e dell’Acquasanta di Palermo. Cosa nostra investe nel settore dell’ippica e avrebbe truccato gare corse in ippodromi di Torino, Villanova d’Albenga, Siracusa, Milano e Modena. In particolare dall’inchiesta, che ha portato anche al sequestro di 12 cavalli, è emerso che l’uomo della cosca nel mondo dell’ippica era Mimmo Zanca, già arrestato in passato, e incaricato di gestire la combine all’interno degli ippodromi, corrompendo e minacciando chi si opponeva. 

C'è anche un ex concorrente del Grande Fratello tra gli indagati nell’inchiesta della dda di Palermo sui clan mafiosi dell’Arenella e dell’Acquasanta. E' Daniele Santoianni, che ha partecipato alla decima edizione del reality, e che ora è ai domiciliari con l’accusa di essere un prestanome del clan. 
Santoianni era stato nominato rappresentante legale della Mok Caffè S.r.l., ditta che commerciava in caffè, di fatto nella disponibilità della cosca. «Con ciò - scrive il gip - alimentando la cassa della famiglia dell’Acquasanta e agevolando l'attività dell’associazione mafiosa

I fratelli Fontana, esponenti dello storico clan mafioso palermitano dell’Acquasanta, arrestati oggi nel blitz della Dda di Palermo insieme alla madre e a una novantina di boss ed estortori, avevano messo su una redditizia attività imprenditoriale a Milano di commercio di orologi di lusso, attraverso società italiane ed estere gestite tramite prestanomi: denaro a fiumi e riciclaggio dei soldi sporchi della cosca anche grazie alla complicità di un commercialista milanese. In una intercettazione uno degli indagati consiglia al boss Giovanni Fontana di acquistare in Inghilterra una società con soli 150 euro, garantendosi così la possibilità di accendere a un numero enorme di conti correnti. Nella conversazione si parla di bonifici di decine di migliaia di euro provenienti da Londra. Il pentito Vito Galatolo ha raccontato ai pm: «mio cugino Angelo Fontana figlio di Stefano, suo fratello Gaetano e Giovanni sono la stessa cosa, nel senso hanno tutto in comune, lui a Milano gestisce tutto a livello… economicamente a livello sugli orologi, brillanti compra vende, manda suo fratello a Palermo, fanno affari con altri gioiellieri». 
«Ricordo che molti orologi venivano smerciati all’estero - ha aggiunto Galatolo - in particolare in Germania, dove venivano riciclati con appositi punzoni». E raccontando di un prestanome ha spiegato: «Gli hanno fatto aprire invece una gioielleria ma con i soldi dei Fontana, è uno smercio là... pure perchè loro lavorano pure... portano orologi, cose rubate, li portano in giro... a Francoforte, in Germania». Dichiarazioni involontariamente confermate dal boss Giovanni Fontana in una intercettazione: «Io lo sai perchè gli vendo gli orologi a lui?... ogni settimana mi porta trentamila.. fissi! Perchè lui lo sai che venerdì, viene martedì a portarmeli due volte! Quelli di prima e quelli dopo!». «La giornata è questa... guadagni duemila euro al giorno, mille io, mille Gaetano, sto guadagnando ventimila euro al mese, solo la mia parte. Angelo di più!... Angelo viaggia... centomila euro al mese fa!». 

 Cosa Nostra investe nel settore dei giochi e delle scommesse, vera e frontiera della economia della criminalità organizzata. E’ una conferma che viene dall’inchiesta della Dda di Palermo che ha disarticolato i clan dell’Arenella e dell’Acquasanta. 
I magistrati parlano di vera e propri corsa all’accaparramento di «punti gioco» e sale scommesse diffusi sul territorio e che operano la raccolta delle scommesse sportive o del gioco d’azzardo on line. Scommesse gestite illecitamente ed attraverso l'utilizzo esclusivo del denaro contante. I boss delle famiglie Fontana e Ferrante fanno cartello e annientano la concorrenza. 
«Il tutto - dice il giudice - secondo relazioni di tornaconto reciproco, giacchè Cosa Nostra può contare su 'professionistì seri ed obbedienti e costoro su una rete di protezione che li mette al riparo dai comuni rischi di impresa».