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Coronavirus, Landini "rifacciamo l'italia"

16 maggio 2020, 08:55

Coronavirus, Landini

 "Dobbiamo usare i prossimi mesi per riprogettare il Paese e l'Europa, indicare le priorita', scrivere una nuova prospettiva di sviluppo senza dimenticare il Mezzogiorno". Cosi', in un'intervista a la Repubblica, Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, che lancia il progetto per una "nuova Italia". "L'ultimo decreto del governo cerca di proteggere le persone che lavorano e le imprese - spiega -. Ma non e' sufficiente proteggersi, dobbiamo guardare oltre. E lo dobbiamo fare ora. Perche' il Paese pre-Covid non era affatto il mondo dei sogni. Non si tratta di tornare indietro ma di cambiare per andare avanti. Il virus ha fatto emergere tutte le fragilita' e le disuguaglianze che si sono accumulate negli anni. L'emergenza sanitaria si e' intrecciata con l'emergenza sociale e ambientale. E poi la rivoluzione digitale che ci ha travolto. E' a tutti evidente che la logica neo-liberista che ha governato il mondo negli ultimi decenni, con meno Stato sociale, meno diritti e piu' mercato, non ha piu' - se mai ne avesse - risposte da dare. Ma ci rendiamo conto che per tutelare la maggior parte dei lavoratori in difficolta' ci siamo dovuti inventare una serie di strumenti, dalle varie indennita' alla cassa integrazione, per la frantumazione violenta a cui e' stato sottoposto il mercato del lavoro? C'era bisogno del virus per capire quanto fosse negativo un mercato del lavoro fatto di precarieta', assenza di diritti e di tutele, di caporalat e di lavoro nero? La responsabilita' di tutta la classe dirigente italiana e' quella di ripensare e riscrivere un nuovo modello sociale e un altro modello di sviluppo. Dobbiamo farlo insieme perche' anche le nostre divisioni ci hanno danneggiato". "Dobbiamo fare sistema - sottolinea Landini -, rivolgendoci all'intelligenza collettiva come in altri Paesi europei". Per scrivere la "nuova Italia", sottolinea il leader della Cgil, dobbiamo partire "dalla Costituzione, dai principi fondamentali. Dobbiamo investire sul lavoro pubblico, sul servizio sanitario, sulla presenza nel territorio della sanita' pubblica e dell'assistenza socio-sanitaria. Riorganizzare le scuole non e' solo un fatto fisico: nell'era digitale serve una cultura flessibile capace di gestire complessita' e differenze. Va affermato un diritto alla formazione permanente perche' nessuno resti indietro nell'uso delle tecnologie. Il digital divide e' anche una questione democratica". La rivoluzione tecnologica, dice, "puo' creare nuovi posti di lavoro che oggi nemmeno consideriamo. Il nuovo oro sono i dati, l'uso dei dati. Che vogliono dire la vita delle persone. Anche questa e' una questione precipuamente democratica. Non possiamo lasciare la gestione dei dati in mano a poche multinazionali".