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Coronavirus, 19.886 nuovi casi e 308 decessi in 24 ore

25 febbraio 2021, 18:45

Coronavirus, 19.886 nuovi casi e 308 decessi in 24 ore

In soli quattro giorni l’indice di contagio Rt è salito a livello nazionale da a 0,91 a 1,02 ed è tornato ai livelli di ottobre; lo indicano i calcoli del fisico Roberto Battiston, dell’Università di Trento, che ritiene ormai urgenti misure di contenimento mirate a livello di province. Sono infatti queste ultime a trainare l’epidemia di Covid-19 in Italia. Intanto i dati del ministero della Salute indicano che il numero dei nuovi casi di infezione da SarsCoV2 è balzato a 19.886 in sole 24 ore: il 21% in più rispetto ai 16.424 del giorno precedente. 
Resta invece sostanzialmente stazionaria a livello nazionale la situazione dei ricoveri nelle unità di terapia intensiva, che con 2.168 segnano un aumento dell’+1% rispetto al giorno precedente; stabile anche il numero dei ricoverati con sintomi, pari a 18.257. Prosegue la decrescita del numero dei decessi: 308, ossia il 3% in meno rispetto ai 318 di 24 ore prima. Decisamente alto anche il numero dei test eseguiti che, con un totale di 353.704  fra molecolari e antigenici rapidi, segnano un aumento record di oltre centomila in 24 ore. Il tasso di positività al 5,6%  che emerge dal rapporto fra casi positivi e totale dei tamponi indica una riduzione dello 0,3% rispetto al 4,8 di 24 ore prima, ma secondo molti esperti questo calcolo è ormai privo di significato. Il rapporto fra i casi positivi e i soli tamponi molecolari indica invece un tasso di positività del 9.7%: il 26% rispetto al giorno precedente. 


Fra le regioni, il maggiore incremento dei casi si registra in Lombardia, con 4.243; seguono Campania (2.385), Emilia Romagna (2.090), Piemonte (1.454), Toscana (1.374), Veneto (1.374), Lazio (1.256) e Puglia (1.154). Secondo l’analisi dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) in una settimana sono aumentate da sei a otto le regioni che superano la soglia critica del 30% dei posti letto in terapia intensiva. Sono Umbria (57%), Abruzzo (37%), Friuli Venezia Giulia (33%), Lombardia (33%), Marche (36%), Molise (36%) e le province autonome di Bolzano e Trento, rispettivamente con il 35% e il 39%. 
In questo momento dell’epidemia l’attenzione degli esperti si concentra comunque soprattutto sulle province. Fra queste, dieci stanno trainando la crescita dell’indice di contagio Rt, secondo l'analisi di Battiston, basata sui dati della Protezione Civile e che ha risultati simili a quelli di Istituto Superiore di Sanità e Fondazione Bruno Kessler, basati su un flusso di dati più dettagliati ma non disponibili al pubblico. «Una crescita dell’indice Rt di 0.11 in quattro giorni è anomala», ha osservato Battiston, ed è stata trainata dalle province di Pescara, Chieti, Salerno, Imperia, Brescia, Ancona, Campobasso, Trento, Pistoia, Siena e Perugia. «E' una situazione molto critica e deve essere attentamente monitorata», ha aggiunto. I dati «ci fanno capire dove sono le situazioni in cui l’epidemia è in rapida crescita» e indicano che «è assolutamente necessario seguire tempestivamente una logica di interventi localizzati per lo più a livello di province». 


A rilevare un cambiamento, dopo settimane di stabilità, è anche la fondazione Gimbe, che osserva «un’inversione di tendenza con un incremento che a livello nazionale sfiora il 10%, segno della rapida diffusione di varianti più contagiose». Anche secondo questa analisi a trainare il cambiamento sono le province: nella settimana fra il 17 e il 23 febbraio ben 74 province su 107 (68,5%) hanno avuto un incremento dei nuovi casi rispetto alla settimana precedente, in 41 di queste con valori oltre il 20%. 


L’analisi del matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo 'Mauro Piconè del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac), indica infine che sono soprattutto le province dell’Italia settentrionale a riportare l'aumento più marcato di nuovi casi, mentre nel Sud la situazione è mediamente più tranquilla, a eccezione della Basilicata.

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