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Covid, Locatelli: "La curva rallenta". Brusaferro: "Presto per pensare alla quarta dose"

Covid, Locatelli: "La curva rallenta". Brusaferro: "Presto per pensare alla quarta dose"

16 Gennaio 2022,09:13

"Certamente siamo in una situazione delicata e con numeri ancora crescenti per quel che riguarda l'incidenza d'infezioni. Tuttavia, la crescita percentuale dell'ultima settimana è stata inferiore alla precedente e, negli ultimi giorni, vi sono evidenze di chiara decelerazione della curva epidemica in linea con quanto osservato in altri Paesi. Nel Regno Unito si sta assistendo alla riduzione dei ricoveri".

Lo afferma in un'intervista al Corriere della Sera Franco Locatelli, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico.

"La pressione sulle strutture sanitarie nelle ultime settimane è decisamente aumentata - prosegue -. Il rischio da scongiurare è di danneggiare i pazienti con patologie differenti dal Covid riducendo il numero di procedure mediche o chirurgiche".

"A questo rischio può contribuire anche un elevato numero di contagi tra gli operatori sanitari che è certamente non trascurabile. Non possiamo parlare però di ospedali vicini al collasso - spiega Locatelli -. Nelle passate ondate come quella dello scorso inverno abbiamo avuto, pur in assenza di varianti così contagiose, numeri doppi di ricoverati sia nelle aree mediche sia nelle rianimazioni. È il frutto del largo numero di vaccinazioni effettuate: quasi 120 milioni di dosi somministrate e 26 milioni di persone che hanno ricevuto la dose booster sono numeri straordinari e hanno consentito di proteggere largamente dal rischio di malattia grave o addirittura fatale gli italiani". 

 Siamo ancora in pandemia, «in una fase di crescita molto significativa dei contagi di cui non si prevede il picco e l’endemizzazione del virus è uno scenario possibile, ma non attuale». Lo dice in un’intervista a 'La Stampà Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità e membro del Cts. «Invece di discutere su cosa succederà bisogna guardare i dati e prepararsi a eventuali novità con coperture vaccinali, farmaci e monitoraggio» aggiunge.


La terza dose, intanto, «protegge molto bene dalla malattia grave, se ne sta studiando la durata ed è presto per parlare della quarta». Siamo «in una nuova fase caratterizzata dalla variante Omicron arrivata all’80 per cento dei contagi e da quasi il 90 per cento della popolazione vaccinata. Questa combinazione, nonostante la crescita dell’infezione molto significativa e l’impatto notevole sul servizio sanitario, rende il quadro meno grave di quanto sarebbe stato senza vaccini e misure in atto» precisa. C'è un rallentamento della crescita della curva «su cui essere cauti e da confermare, perchè molte Regioni hanno segnalato difficoltà a riportare i dati».

Le terapie intensive «sono piene al 17 per cento di pazienti Covid e i reparti ordinari al 27. Dati in crescita, che indicano la necessità di riorganizzare gli ospedali dilazionando altre prestazioni».

Per convivere più serenamente «col virus dobbiamo anche occuparci del resto del mondo, supportando i Paesi più fragili nella produzione e nella logistica dei vaccini». Dopo tre dosi non contagiarsi ha ancora un valore perchè «la protezione non è mai totale e si evita di trasmettere il virus soprattutto ai più fragili».

Nel contare i numeri della pandemia «si possono variare degli indicatori, ma la classificazione dei casi va mantenuta perchè ci aiuta a capire cosa succede e quali misure prendere». Le zone colorate hanno ancora senso «perchè si intensificano in base alla saturazione degli ospedali costituendo un’allerta per un territorio». 

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