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LA PAROLA ALL'ESPERTO

Guida alla possibilità di anticipare la pensione di vecchiaia

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Guida alla possibilità di anticipare  la pensione di vecchiaia

di Paolo Zani

04 Marzo 2022,09:20

Sono un lavoratore del settore privato, ho 62 anni e 33 anni di contributi (nel mio percorso c'è stato un buco contributivo). Ci sono delle possibilità per anticipare il conseguimento della pensione di vecchiaia? Quali prospettive di legge? Ci sono eventuali eccezioni per ragioni di salute?
Lettera firmata

Nelle condizioni descritte, in via ordinaria, l’unica possibilità di accesso parrebbe essere quella della pensione di vecchiaia che si consegue, oggi, al compimento del 67° anno di età con almeno 20 anni di contributi. Il requisito dell’età fissato a 67 anni sarà valido a tutto il 2024; dal 1° gennaio 2025 potrebbe subire un incremento per effetto dell’aumento (si spera) dell’aspettativa di vita: questo è affermato in una recentissima circolare dell’INPS del febbraio 2022 sui requisiti di acceso ai trattamenti pensionistici.

Ma vediamo se ci sono delle possibili eccezioni per poter anticipare il pensionamento. La prima, e meno conosciuta, è quella prevista dalla legge 503 del 1992 che ha previsto un’importante eccezione sull’età per l’accesso al pensionamento di vecchiaia. In particolare, questa legge stabilisce che chi matura i requisiti alla pension

e di vecchiaia utilizzando esclusivamente contribuzione da lavoro dipendente può accedere al pensionamento all’età di 56 anni se donna e di 61 anni se uomo, a condizione che sia riconosciuto dall’INPS, e sottolineo dall’INPS, invalido in misura pari o superiore all’80%. Non è sufficiente l’eventuale riconoscimento di tale grado da parte delle commissioni per l’accertamento dell’invalidità civile. Per utilizzare questa opportunità si deve inoltrare domanda all’INPS corredata da certificato medico; l’INPS sottoporrà il richiedente a vista di accertamento per stabilire la percentuale di invalidità. Nel caso l’INPS riconosca questo grado di invalidità la pensione decorrerà dopo dodici mesi dalla domanda per effetto della cosiddetta “finestra”.

Altra possibilità è quella dell’ Ape social: si tratta di una sorta di anticipazione del trattamento pensionistico, anche se, in realtà, non si tratta di una vera e propria pensione, al compimento dell’età di 63 anni. Servono però dei requisiti sia contributivi che soggettivi. Si devono avere almeno 30 anni di contributi e ci si deve trovare o nella condizione di disoccupato che ha già fruito del trattamento di disoccupazione, o di invalido civile con grado riconosciuto almeno al 74%, o di “caregiver” vale a dire persona che assiste da almeno sei mesi un parente, portatore di handicap grave, entro il secondo grado. Servono invece 36 anni di contributi nel caso si sia lavoratore dipendente che ha svolto lavori usuranti o gravosi: i lavori gravosi o usuranti sono più di una ventina ed elencati nel provvedimento legislativo. Un’ulteriore possibilità è quella della pensione di invalidità “previdenziale” . E’, questa, una prestazione erogata dall’INPS se al lavoratore viene riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo, in attività confacenti. Per attività confacenti si intendono le attività che il lavoratore ha sempre svolto. A mo’ di esempio si pensi ad un lavoratore affetto da ernia discale; se l’attività svolta è di tipo sedentario probabilmente la discopatia, pur con limitazioni, permette lo svolgimento di una regolare attività; si pensi, al contrario, ad un addetto alla movimentazione di merci o ad un camionista per il quale la stessa patologia potrebbe compromettere la normale attività lavorativa. Nel primo caso la pensione non verrebbe riconosciuta nel secondo sì! Anche in questo caso la domanda di riconoscimento della pensione di invalidità va inoltrata all’INPS corredata da certificazione medica.

Paolo Zani
www.tuttoprevidenza.it

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