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Previdenza: come funziona l'assegno ordinario di invalidità

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Previdenza: come funziona l'assegno ordinario di invalidità

23 Marzo 2022,22:43

Risponde l'esperto Paolo Zani  www.tuttoprevidenza.it

Percepisco da 4 anni assegno ordinario di invalidità e ho 58 anni e 41 di contributi Inps (lavoratore precoce) ho fatto il rinnovo per altri 3 anni visto la "giovane" età chiedo: perché mi viene ancora prelevata una quota in busta paga? Non doveva cessare dopo 40 anni di contributi? Mi prelevano più di 350 euro mensili. Inps dice che la ricostituzione contributiva avviene solo dopo 5 anni di AOI e vero? Lettera firmata

L'assegno ordinario di invalidità (AOI) , che viene riconosciuto ai lavoratori in possesso di determinati requisiti contributivi e sanitari, è, in parte, incumulabile con redditi da lavoro dipendente e autonomo se l’assegno è stato liquidato con meno di 40 anni di contributi.

A dire il vero sull’assegno ordinario di invalidità operano due tipi di incumulabilità e quindi di trattenute.. Il primo si applica nel caso i redditi posseduti dal titolare , escluso l’assegno, siano superiori a quattro o cinque volte il trattamento minimo: per il 2022 questi limiti sono rispettivamente pari a 27.319,76 € (4 volte il minimo) ed in questo caso la quota incumulabile sarà del 25% dell’importo dell’assegno e a 34.149,70 € (5 volte il trattamento minimo) , ed qui la trattenuta sarà del 50% dell’importo di pensione. Una volta fatta questa, eventuale, trattenuta se l’importo rimanente è superiore al trattamento minimo (per il 2022, 524,35 € - dato provvisorio) in caso di lavoro dipendente viene effettuata una ulteriore trattenuta pari al 50% della parte eccedente il minimo.

La trattenuta è giornaliera, viene determinata in un ventiseiesimo della quota eccedente per ogni giornata lavorata. La trattenuta è effettuata direttamente dal datore di lavoro. Nel caso di reddito da lavoro autonomo la trattenuta sarà del 30%. Tutto questo, come già detto, se la pensione è liquidata con meno di 40 anni di contributi. In questo caso specifico, il nostro lettore, avendo continuato a lavorare, avrebbe già raggiunto i 40 anni di contributi e, giustamente, si chiede se sia ancora legittima la trattenuta “lavorativa”.

Purtroppo la risposta è positiva in quanto, per poter far valer i 40 anni di contributi, la contribuzione versata dopo la liquidazione della pensione deve aver dato origine ad un supplemento di pensione. E qui le cose, se possibile, si complicano ancora di più perché entriamo nella normativa che regola la concessione del supplemento di pensione. Innanzitutto cerchiamo di chiarire cosa sia un supplemento di pensione. Per supplemento di pensione si intende un ricalcolo della pensione originariamente liquidata per effetto di contribuzione versata successivamente alla data di decorrenza della pensione stessa. La regola generale stabilisce che il supplemento può essere , di norma, richiesto dopo cinque anni dalla liquidazione della pensione o dal precedente supplemento liquidato.

E’ prevista una sola eccezione: per una sola volta il supplemento può essere richiesto dopo soli due anni a condizione che si sia compiuta l’età pensionabile prevista per la pensione di vecchiaia, oggi, fissata a 67 anni. Quindi il nostro lettore dovrà attendere ancora un anno per poter presentare la domanda di supplemento e veder cessare così la trattenuta per ogni giornata lavorata.

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