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LA PAROLA ALL'ESPERTO

La normativa sulla «prima casa»

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La normativa sulla «prima casa»

di Antonio Russo

11 Aprile 2022,20:22

Io e mio marito abitiamo in una unità immobiliare di mia esclusiva proprietà a Parma. Mio marito ha recentemente ereditato una casa di civile abitazione a Firenze. Poiché spesso, per lavoro, si trova a soggiornare in quella città, sarebbe sua intenzione di stabilirvi la residenza, considerando la casa come “abitazione principale” escludendola quindi dall’IMU. E’ un comportamento accettato dalla norma fiscale o corriamo il rischio di possibili contestazioni?
Lettera firmata


La normativa in vigore in materia di IMU (Imposta Municipale Propria) è contenuta nella Legge 27/12/2019 (legge di Bilancio 2020), n 160, art 1, commi da 738 a 783. Come ormai è noto, l’imposta non si applica alla unità immobiliare considerata “abitazione principale” (purché non classificata nelle categorie catastali A/1, A/8 o A/9) (Legge 160/2019, art 1, comma 740; ma l’esclusione era già stata disciplinata con il DL 201/2011, art 13 “istitutivo” dell’IMU). Ora, la definizione di “abitazione principale”, ai fini della non applicabilità dell’imposta, è contenuta nel comma 741, dell’art 1, Legge 160/2019: “per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e i componenti del suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente”. E’ bene sottolineare che, in forza della preposizione “e”, per la individuazione della “abitazione principale” devono coesistere entrambe le condizioni:
-dimora abituale (secondo la Cassazione: “il luogo dove la famiglia abita la maggior parte dell’anno”);
-residenza, cioè l’iscrizione presso i registri dell’anagrafe comunale.

Il secondo periodo del comma 741, così come modificato dal DL 21/10/2021, n 146, art 5-decies, in vigore dal 21 dicembre 2021, stabilisce che “nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale o in comuni diversi, le agevolazioni per l’abitazione principale ….. si applicano per un solo immobile, scelto dai componenti del nucleo familiare”.

La precedente formulazione della norma prevedeva la possibilità di diversi immobili situati solo nello stesso comune, con agevolazione concessa per una sola unità immobiliare.

A complicare le cose, a fronte di un testo normativo come al solito confuso, era apparsa la Circolare del MEF 18/05/2012, n 3/DF. Il Ministero aveva fornito una interpretazione estensiva (ma non si sa quanto precisa) della norma. In sostanza, se la legge poneva il limite di due unità immobiliari nello stesso comune, allora in presenza di due unità immobiliari in comuni differenti poteva ammettersi la individuazione di “due abitazioni principali” (es. un coniuge a Parma e l’altro a Firenze). Secondo il Ministero, l’ipotesi poteva essere giustificata da esigenze lavorative riguardanti uno dei due coniugi.

E in effetti, negli anni passati si è verificato spesso il “fenomeno” delle “separate residenze” dei coniugi al solo fine di sfruttare la non imponibilità Imu delle abitazioni principali. Tuttavia, è ben noto che le interpretazioni fornite dagli uffici (Agenzia Entrate e/o Ministero) non solo non hanno ovviamente forza di legge, ma nemmeno forza vincolante non solo per i contribuenti (bensì per la stessa amministrazione). In effetti, una copiosa giurisprudenza, di merito e di legittimità, ha negato la possibilità di “sdoppiamento” della nozione di “abitazione principale”. Si veda da ultimo Cassazione Civile, Sez VI, Ordinanza 17/01/2022, n 1199: “La nozione di abitazione principale postula, pertanto, l’unicità dell’immobile e richiede la stabile dimora del possessore e del suo nucleo familiare, sicché non possono coesistere due abitazioni principali riferite a ciascun coniuge, sia nello stesso Comune che in Comuni diversi”.

Inviate i vostri quesiti su fisco, previdenza, lavoro, casa a esperto@gazzettadiparma.it

In definitiva, sembra che la nuova formulazione del comma 741, in vigore dal 21 dicembre 2021, possa contribuire a chiarire il concetto della impossibilità della esistenza di “due abitazioni principali”, anche se relative ad immobili situati in comuni diversi. Restano ancora dei dubbi, legati a quella preposizione “e”: “il possessore e i componenti del suo nucleo familiare”…. “dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente”: la coesistenza di tali condizioni può essere compatibile con l’individuazione di una abitazione principale utilizzata da un solo componente del nucleo familiare? Infine, la “scelta” accennata dalla nuova norma, circa l’elezione della unità immobiliare ad abitazione principale è totalmente libera (scelgo l’immobile con rendita catastale più alta per rendere massimo il risparmio fiscale) o condizionata da altri eventuali requisiti?

Antonio Russo
Consulente tributario Confedilizia

© Riproduzione riservata

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